Articolopandemia - violenza

La pandemia non ha
fermato la violenza

Foto: Unsplash/ Luke Southern

La pandemia ha frenato l'economia ma non ha fermato la violenza sulle donne, un fenomeno che purtroppo da anni i dati indicano avvenire soprattutto nelle case e all'interno delle relazioni familiari e affettive. Cosa è cambiato con i lockdown, un commento ai dati del 2020

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Nel corso del 2020, secondo le notizie circolate sulla stampa[1], sono stati commessi 84 femminicidi. Uno ogni quattro giorni circa. Ci sono state giornate tremende per le donne, quest’anno: certo, a causa del lockdown, che ha chiuso in casa col proprio maltrattante le donne che sono in una relazione violenta. Ma non sono solo le giornate del lockdown a essere state tremende. Nel solo mese di gennaio sono state uccise ben 15 donne, con una concentrazione mai vista in alcune giornate: 3 casi il 19 gennaio, altri 3 tra il 23 e il 25 gennaio, di nuovo 3 casi nella sola giornata del 30 gennaio e 2 casi il 31 gennaio. Un bollettino di guerra.

Paradossalmente, con il lockdown questo ritmo infernale ha rallentato: in marzo e in aprile sono state uccise rispettivamente 9 e 6 donne, mentre la media degli otto anni precedenti era di 11 donne in ciascuno dei due mesi. Se invece consideriamo il periodo da marzo a giugno, contiamo 32 femminicidi, mentre nel 2019 erano poco meno, 38, e nel 2018 erano 41. Il rallentamento dei casi è proseguito anche nei mesi successivi, da luglio a novembre, con 32 femminicidi, tanti quanti da marzo a giugno (Figura 1).

La ragione dietro il rallentamento, rispetto all’inizio del 2020 e al 2019, potrebbe essere semplice, e non segnala un fatto positivo per le donne. Non è infatti difficile pensare che nel 2020, in una situazione sociale, oltre che sanitaria, completamente sconvolta rispetto all’ordinario, le donne abbiano scelto di rimandare ogni decisione di separazione, o comunque ogni decisione mirata a un percorso di maggiore autonomia[2].

Il momento più rischioso (e spesso fatale) per una donna che vive una relazione violenta è infatti quello in cui decide di lasciare il maltrattante, e – se prestiamo fede a quanto la stampa afferma, raccogliendo il racconto di parenti e amici della donna e dell’uccisore – è proprio questo il motivo per cui molte donne vengono uccise. Basta osservare i dati, che esistono e parlano chiaro: la stragrande maggioranza dei femminicidi viene compiuta da mariti, compagni, fidanzati o ex.

Considerando gli anni dal 2012 al 2019, nei mesi da gennaio a novembre, ben il 62% dei casi viene ricondotto al compagno della donna uccisa; in un quarto di questi casi la stampa riporta come motivazione che lui “non accettava la separazione”. Nel 2020, invece, solo per 9 delle 61 donne uccise dal partner la motivazione riportata è stata la separazione: 15% contro 25%, una decisa sproporzione rispetto agli anni precedenti. Meno separazioni, meno femminicidi, ma non meno violenza.

Figura 1. Femminicidi per periodo, 2019 e 2020 (valori assoluti)

L’esperienza del servizio Soccorso Violenza Sessuale e Domestica (SVSeD) presso il Policlinico di Milano durante i mesi del lockdown ha infatti rinforzato nelle operatrici la convinzione che l’impatto negativo delle misure di isolamento e distanziamento sociale sulle donne in una relazione violenta sia purtroppo superiore a quanto ipotizzato. Se consideriamo l’esperienza di SVSeD (che ha un bacino di utenza che si estende oltre la città metropolitana di Milano, e che è centro regionale di riferimento per le violenze sessuali), dall’inizio della messa in atto delle misure di isolamento sociale vi è stata una netta riduzione degli accessi in SVSeD di donne richiedenti aiuto a causa dei maltrattamenti subiti dal partner. Questo in contrasto con l’aumento delle chiamate alla help-line nazionale del Dipartimento per le Pari Opportunità, che ha registrato un fortissimo incremento di contatti via telefono e chat da marzo a maggio di quest’anno, rispetto al 2019[3].

Nello specifico, dal 24 febbraio al 28 aprile 2020, SVSeD ha offerto supporto sanitario in emergenza e psico-sociale a 74 donne vittime di violenza (44 a causa di violenza domestica e 30 per violenza sessuale). Nello stesso periodo, nel 2019, SVSeD aveva offerto supporto a 141 donne (66 per violenza sessuale e 75 per violenza domestica). Il calo è stato praticamente del 50%.

Chiaramente questa riduzione nella richiesta di aiuto da parte delle donne vittime di violenza (confermata a livello nazionale da un’analoga riduzione delle denunce per maltrattamento e degli interventi delle Forze dell’ordine)[4] non deve essere interpretata come una riduzione della violenza stessa, anzi. È il pericoloso segnale dell’enorme limitazione delle donne nelle richieste di aiuto, completamente isolate in casa col maltrattante e impossibilitate a qualunque contatto con l’esterno. È il pericoloso segnale, inoltre, di una rinuncia, almeno temporanea, all’intraprendere quel delicato percorso di fuoriuscita da una relazione violenta.

Certamente, separarsi nel 2020 segnato dal coronavirus potrebbe essere più difficile per ragioni oggettive. Sono le donne ad aver perso più spesso il lavoro, e quindi il reddito, a causa dalla crisi economica innescata dalle misure anti-Covid. Inoltre ha certamente pesato l’assottigliarsi delle reti di supporto dovuta al confinamento nelle mura domestiche e al divieto di incontrare parenti e amici, e la difficoltà a contattare centri antiviolenza e altri soggetti delle reti di aiuto per la costante presenza in casa del maltrattante.

Ma torniamo ai dati sui femminicidi.

È interessante notare che i casi del 2020 sono distribuiti in maniera anomala non solo nel tempo – con una concentrazione a gennaio, e un rallentamento successivo – ma anche territorialmente. La maggior parte dei femminicidi infatti si concentra nell’area del Nord Ovest del paese, e non solo perché questa è tra le aree più popolose d’Italia. In particolare, è il Piemonte nel 2020 a far registrare circa un quarto dei casi totali, che corrispondono a 9,2 casi ogni milione di donne residenti, il tasso più alto del 2020, finora, mentre la media dal 2012 al 2019 è di 4 casi per milione di donne, cioè meno della metà. Le altre regioni mostrano invece tassi in linea o leggermente inferiori alla media degli anni precedenti.

Questo 2020 si caratterizza, da gennaio a novembre, anche per un aumento rispetto agli anni precedenti dei casi in cui è il marito, compagno o ex a compiere il femminicidio: degli 84 casi riportati dalla stampa, per ben 60 di questi (pari al 71,4%) l’autore del delitto è individuato dalla stampa nel partner. Negli anni precedenti invece tale quota, già elevata, si attestava intorno al 60%, con una punta del 68% solo nel 2014. I femminicidi il cui autore è presumibilmente il compagno/marito/fidanzato – e diciamo presumibilmente perché, nonostante in molti casi sia lo stesso uccisore ad avvisare le forze dell’ordine, l’iter processuale è ovviamente ancora in corso – sono distribuiti più o meno lungo tutto l’arco dei mesi del 2020, e tuttavia notiamo di nuovo una concentrazione anomala in gennaio, che conta 12 donne uccise per mano del compagno di vita, sulle 15 uccise in quel mese.

In conclusione, non possiamo sapere cosa sarebbe successo durante questo anno se non ci fosse stata l’emergenza coronavirus. È certo tuttavia che la situazione fuori dall’ordinario in cui viviamo dal febbraio scorso non ha fermato la mano di chi uccide le donne, e in particolare – come abbiamo visto – quella di mariti, compagni, e fidanzati. Nel protrarsi di tale situazione, è necessario un ripensamento degli attuali meccanismi di sostegno e intervento nei casi di violenza sulle donne, meccanismi che devono essere velocemente adeguati per consentire alle donne che lo desiderano di uscire in completa sicurezza da relazioni violente. 

Note

[1] Le fonti consultate sono il blog del Corriere della Sera, la 27ma ora, e il sito www.inquantodonna.it, oltre alle versioni online dei principali quotidiani nazionali.

[2] Si veda Barbara G., Facchin F., Micci L., Rendiniello M., Giulini P., Cattaneo C., Vercellini P., Kustermann A. COVID-19, Lockdown, and Intimate Partner Violence: Some Data from an Italian Service and Suggestions for Future Approaches. Journal of Women’s Health, 29(10):1239-1242. doi: 10.1089/jwh.2020.8590.

[4] Si veda il documento Misure per rispondere alle problematiche delle donne vittime di violenza, dei centri antiviolenza, delle case rifugio e degli sportelli antiviolenza e antitratta nella situazione di emergenza epidemiologica da Covid-19 della Commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio nonché su ogni forma di violenza di genere dello scorso 26 marzo 2020.