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Perché le donne sono così
arrabbiate con Trump

Foto: Flickr/Geoff Livingston

Gli insulti sessisti del nuovo presidente americano sono solo la punta di un iceberg che rischia di minare la vita stessa delle persone. E le donne lo sanno meglio di tutti

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Come Lisistrata che nella commedia di Aristofane organizza le donne ateniesi contro la guerra. Dopo l'elezione di Donald Trump sono state le donne a essersi mostrate inamovibili nell'evitare che gli Stati Uniti precipitino in un periodo di regressione rispetto a diritti faticosamente conquistati. 

Una prova di questa determinazione le donne l’hanno fornita il 21 gennaio 2017, il giorno dopo il discorso di insediamento di The Donald, con la Women’s march on Washington. 500 mila persone – non solo donne – hanno fatto sentire nella capitale la loro voce contro il new deal della politica americana che, se il buongiorno si vede dal mattino, difficilmente renderà l’America più forte e più grande, a dispetto di quanto va sostenendo Trump con il suo We’ll make America great again.

Quando in una manifestazione la maggioranza dei presenti è donna, la critica, anzi gli strali, e feroci, sono lì, dietro l’angolo.

E invece, tornando a Lisistrata, c'è solo da rendere merito all'iniziativa di Teresa Shook e Bob Bland, due donne che non si conoscevano e che, condividendo gli stessi punti di vista, valori e sentimenti, hanno dato il via a una manifestazione destinata a passare alla storia. Non si tratta di una lettura partigiana, anzi biased, del fenomeno: quella di Washington è stata solo la punta dell’iceberg delle manifestazioni anti Trump. Altri cortei si sono tenuti in 600 città del grande paese portando in strada, complessivamente, almeno 4,2 milioni di persone.

E si tratta solo di un assaggio, benché corposo: forti di questa esperienza e delle mobilitazioni avvenute in Argentina, Polonia, Korea, Islanda e Italia le donne si stanno preparando per il prossimo 8 marzo. E non per celebrare la consunta "festa della donna" da alcuni definita stantìa, ma per metteere in atto il primo sciopero femminista globale all’insegna del “se le nostre vite non valgono, allora ci fermiamo”. A proposito di Lisistrata.

Perché questa fiumana rosa, pur avendo messo in evidenza volti famosi e di richiamo come quelli di Madonna o di Scarlett Johansson, ha trovato ispirazione nelle parole di Marie Curie, Margaret Thatcher, Madre Teresa di Calcutta e nella partecipazione dal vivo di femministe storiche come Gloria Steinem, salita sul palco a 82 anni, a chiedere di non deflettere su diritti raggiunti faticosamente.

Le donne non sono in collera con Trump solo per le sue frasi volgarmente sessiste. Anche se espressioni come “you grab them (le donne, ndr) by the pussy”, i riferimenti al ciclo mestruale della giornalista ostile Megin Kelly o il soprannome di Miss Piggy ad Alicia Machado già giustificherebbero reazioni piccate e rumorose…

Ma le donne americane hanno alzato la guardia soprattutto per le minacce portate alla loro stessa vita dalla politica del gabinetto Trump, che guarda alle necessità del paese più dai piani alti delle Trump Tower che dagli scranni del Congresso. 

E va bene che gli Stati Uniti sono il paese dello spoil system per antonomasia ma Trump non ha fatto passare un attimo per distruggere - fin dove possibile, visto che gli Usa sono pur sempre uno stato di diritto - la riforma sanitaria realizzata da Obama e sferrare pesanti attacchi a norme che impattano sulla vita delle donne e delle famiglie, specie se monogenitoriali. 

Pochi giorni fa lo ha ricordato, con dovizia di particolari, Sarah Weddington, oggi settantunenne, paladina dei diritti delle donne negli Stati Uniti. Nel 1973 fu la più giovane avvocata a vincere una causa alla Corte Suprema. Un caso che, come pochi, divideva l'America: Roe vs Wade. In ballo c’era il diritto per le donne di scegliere di abortire, oppure no. La ventiseienne di Weddington, che difendeva l'aborto legale, allora vinse con 7 voti a favore su 9. Oggi invita le ragazze della nuova America a non dare niente per scontato, a non credere che quel che si è guadagnato negli anni sia per sempre e le mette in guardia dalla politica dei passi indietro, a cui c'è bisogno di opporsi, push back barriers for women. Perché l’attacco alla libertà di aborto è solo il più macroscopico degli interventi radicalmente conservatori di Trump: via ai sostegni alla riproduzione responsabile, alla erogazione di contraccettivi. Per non parlare della cancellazione dei finanziamenti del governo federale alle organizzazioni non governative internazionali che lavorano per garantire diritti sessuali e riproduttivi. 

Una politica fiscalmente più vantaggiosa per le corporation, riducendo presumibilmente il gettito, farà calare gli stanziamenti per il welfare e, di conseguenza, quelli per il sostegno ai meno abbienti, madri single in testa. Lo scenario si preannuncia tutto fuor che roseo. Erica Jong, protagonista degli anni 70 con il suo romanzo Paura di volare, auspica che le donne si facciano sentire, continuano con le loro proteste e pressioni per dar vita a un movimento di resistenza che mandi a casa Trump prima della fine del (primo) mandato, così come avvenne con Nixon.  

Nel voto popolare la sconfitta di Hillary ha preso tre milioni di voti in più in un paese dove il 53% dell’elettorato è femminile. Vorrà pur dire qualcosa… E allora è il caso che le donne americane ripartano da quei numeri. Magari in attesa che spunti fuori la versione social di Carl Bernstein e Bob Woodward con qualche scoop da impeachment per l’attuale inquilino della Casa Bianca.