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Pioniere. Hélène Boucher,
fidanzata dell'aria

foto: Flickr/kitchener.lord

Scomparsa giovanissima in un incidente, Hélène Boucher barattò la vita tranquilla che si addiceva a una ragazza nata all'inizio del novecento, con l'avventura dell'aviazione acrobatica

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Nel dicembre 1934 sulla rivista di aeronautica Flight troviamo un trafiletto intitolato: “Mlle Boucher Killed”. In termini asciutti, propri della rude confraternita della gente dell’aria, si dà conto dell’incidente mortale che ha visto Hélène Boucher - “una delle più note aviatrici francesi e detentrice di numerosi record” – schiantarsi il 30 novembre con il suo velivolo nei pressi di Versailles. La salma, viene riferito, è stata composta per l’estremo omaggio nella cappella di Saint Louis des Invalides e le poche righe terminano con questa osservazione: è “la prima volta nella storia degli Invalides che viene autorizzata l’esposizione di una donna nella camera ardente”.

Con il tributo del ministro dei Trasporti Generale Derain, l’assegnazione postuma della Legione d’Onore e i funerali di stato si conclude la breve folgorante parabola di Hélène Boucher, morta a ventisei anni dopo aver barattato una vita tranquilla di ragazza di buona famiglia con quella avventurosa di aviatrice collaudatrice e acrobatica e aver lasciato una traccia indelebile nell’immaginario collettivo – quello maschile soggiogato dalle prodezze della “fidanzata dell’aria”, quello femminile che si è identificato con la valorosa “jeune fille de France”.

Figura mitica dell’universo aeronautico della fine degli anni venti e degli inizi degli anni trenta” (Bauer) Hélène Boucher, figlia di un rinomato architetto parigino, nasce a Parigi il 25 maggio 1908, nel borghese 6ème arrondissement, trascorre una parte della sua infanzia nella proprietà di famiglia di Yermenonville, e frequenta in seguito i buoni istituti della capitale: lo storico lycée Montaigne, adiacente al Jardin du Luxembourg e l’altrettanto storico Collège Sévigné per ragazze che si autoproclama orgogliosamente “istituto privato laico”.

Foto: alchetron.comCosa la spinge a una scelta così eterodossa per quei tempi come la carriera dell’aviatrice? Alcune fonti  narrano che tale decisione venne presa per “vendicare” la morte di un pilota amico del fratello, altre che la passione si manifestò dopo il battesimo dell’aria all’aerodromo di Orly. La vulgata di Wikipedia vuole che fin da piccola collezionasse fotografie di aviatori e articoli sugli aerei, la poderosa biografia di Bernard Marck spiega invece che la sua scelta venne fatta dopo molte esitazioni. Sappiamo che era attratta dalla sartoria, che la madre voleva farne una pianista, il padre la indirizzava verso le belle arti, lei stessa finiva per optare per la carriera da interprete… Hélène ha tentato tutta la gamma di arti e mestieri ritenuti appropriati per una ragazza, nonostante il suo talento precoce per la meccanica, il fatto che a sedici anni avesse imparato a guidare l’automobile con grande perizia, e che foto d’epoca la ritraggono a cavallo della moto del fratello.

La sua scelta si inquadra in un ambiente familiare in cui spiccano due uomini, il padre Léon e il fratello Noël (dai cui nomi il soprannome di Léno che Hélène conserverà tutta la vita), e nel contesto sociale della nascente aeronautica francese che, per quanto fosse un ambiente altamente mascolinizzato, attirava le donne ed era interessato ad accoglierne almeno alcune perché l’ideologia emancipatrice rientrava nei valori nazionali e perché figure femminili potevano portare sponsor e sostenere un’industria in rapido sviluppo. Ed è una serie di uomini a sostenere Hélène: Henri Farbos, fondatore dell’aeroclub des Landes, di cui diventa allieva grazie ad una borsa di studio speciale per donne, Michel Détroyat, pilota collaudatore e campione di volo acrobatico, che la inizia al volteggio aereo, François Lehideux, patron della Renault, che la assume come collaudatrice degli apparecchi della neonata società Caudron-Renault.

In rapida sequenza riceve il battesimo dell’aria a ventidue anni, ottiene il brevetto da pilota per velivoli turistici a ventitre, quello di pilota professionale a ventiquattro, e da ultimo, a venticinque anni, si lancia nel volo acrobatico. A differenza di altre sue colleghe, provenienti da ambienti sociali modesti, Hélène ha una famiglia in grado di sostenerla. Cionondimeno persegue l’indipendenza finanziaria che arriva con il contratto alla Caudron-Renault che include la promozione pubblicitaria dell’auto sportiva Renault Vivasport. 

Nella sua brevissima carriera Hélène Boucher ha allineato imprese inedite per una donna come il raid Parigi-Saigon, compiuto performance spettacolari come l’esibizione di volo acrobatico in coppia con la tedesca Vera von Bissing, polverizzato una serie di record mondiali tra cui il record internazionale di velocità su mille chilometri che ha soffiato a un uomo, il pilota Maurice Arnoux. Tuttavia la sua morte è un  “incidente sul lavoro”, avvenuto per cause imprecisate (si parla di “errore umano”) nel corso di un volo di controllo – intrapreso per scrupolo professionale malgrado le condizioni meteorologiche avverse - ai comandi di un velivolo che doveva presentare il giorno dopo nell’ambito del Salone dell’Aeronautica. 

Solo tre mesi prima Hélène Boucher era scesa in campo a fianco di altre due illustri aviatrici - Adrienne Bolland e Maryse Bastié - per rivendicare il voto alle donne. Di quel mitico trio di “principesse dell’aria” Hélène era la più giovane: la sua tragica morte ha legato per sempre il suo nome alla lotta femminista di quegli anni.  

Riferimenti

Thomas Bauer, La Sportive dans la littérature française des Années folles, Presses Universitaires Septentrion, 2011

Bernard Marck, Hélène Boucher, la fiancée de l’air, Ed. L’Archipel, 2003

Paluel-Marmont, Princesses de l’air, Bibliothèque Rouge et Or, 1954

“Mlle Boucher Killed”, Flight, December 6, 1934, p. 1298

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