Storie

Nata nel 1864, diventa la "ragazza più famosa del pianeta" facendo il giro del mondo in 72 giorni e sfidando tutti i pregiudizi dell'epoca, ma sono le sue inchieste, spesso sotto copertura, sulla condizione delle donne e dei lavoratori ad averla resa un'icona dei suoi tempi

Pioniere. Nelly Bly e
il giornalismo di inchiesta

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«Solo un uomo può farcela», si sentì rispondere Nellie Bly dalla redazione del «New York World» di Joseph Pulitzer, dopo essersi offerta di compiere il giro del mondo, convinta di poter impiegare meno degli ottanta giorni occorsi a Phileas Fogg nel romanzo di Verne. Una donna – le fu sottolineato – non avrebbe mai potuto portare a buon fine una tale avventura senza un accompagnatore, per non parlare dei pesanti bagagli che certo si sarebbe trascinata dietro, destinati a rallentarla notevolmente.

Grazie alla tenacia che sempre la contraddistinse, Bly – pioniera del giornalismo investigativo e di quello sotto copertura – non si lasciò demoralizzare e alla fine ebbe la meglio. Comprendendo bene quanto la rocambolesca impresa avrebbe solleticato la curiosità del pubblico, «Cosmopolitan» decise di farla emulare dalla sua inviata Elizabeth Bisland Wetmore, dando così il via a una vera e propria competizione, che vide infine la vittoria di Bly. Quest'ultima lasciò Hoboken il 14 novembre 1889 e rimise piede negli Stati Uniti il 25 gennaio 1890, dopo settantadue giorni, sei ore, undici minuti di viaggio e circa ventottomila miglia percorse. Dall'esperienza – che la trasformò, come si disse allora, nella ragazza più famosa del pianeta – fu tratta la sua opera forse maggiormente nota, Around the World in 72 Days. Malgrado l'enorme popolarità acquisita, Bly ebbe però sempre un rimpianto: aver dimenticato di portare con sé, a causa della partenza frettolosa, la preziosa Kodak.

Elizabeth Jane Cochran (questo il vero nome di Nellie Bly) nacque a Cochran's Mill, vicino Apollo, in Pennsylvania, il 5 maggio 1864. La morte del padre rese precaria la situazione finanziaria della famiglia; come se non bastasse, ben presto il nuovo patrigno si rivelò alcolizzato e violento, al punto che la medesima Elizabeth da adolescente testimoniò contro di lui durante il processo di divorzio intentato dalla madre. Costretta da ristrettezze economiche a sedici anni ad abbandonare gli studi per divenire insegnante, la ragazza si trasferì a Pittsburgh. Qui, un giorno del 1885, le capitò di leggere su un quotidiano locale, il «Pittsburgh Dispatch», un articolo misogino di Erasmus Wilson dall'eloquente titolo «What Girls Are Good For» (“A cosa sono buone le ragazze”), in cui venivano aspramente criticate le donne che cercavano una fonte di sostentamento fuori casa, voltando in questo modo le spalle al luogo a loro più consono, il focolare domestico. Indignata, Cochran spedì al giornale la sua risposta in difesa delle lavoratrici, firmandosi “Lonely Orphan Girl” (“Orfanella sola”), a cui seguì un suo articolo su argomenti affini («The Girl Puzzle») che le aprì le porte del «Pittsburgh Dispatch»: aveva appena visto la luce Nellie Bly. Nessuno a quell'epoca sospettava che dietro il melodioso pseudonimo, ispirato a una canzone di Stephen Foster, si potesse nascondere una personalità destinata a scrivere una pagina della storia dell'informazione.

In seguito, la giovane si concentrò più volte sulle condizioni degli indigenti e delle donne in fabbrica, per poi trasferirsi nel 1886 in Messico come corrispondente straniera. Obbligata in diverse occasioni a prestare la sua penna a contenuti comunemente ritenuti più “femminili” (in realtà, meno spinosi per gli industriali della città americana, che non apprezzavano indagini sui loro dipendenti), nel 1887 Bly si trasferì a New York in cerca di fortuna.

Dopo mesi di tentativi infruttuosi, approdò al «New York World», dove le fu proposto di fingersi pazza per infiltrarsi in uno dei luoghi più sordidi dell'intero territorio, il manicomio femminile di Blackwell's Island. L'inchiesta di Bly confermò la cattiva fama del sanatorio, più simile a un luogo di reclusione che di cura, definendolo «una trappola umana per topi. È facile entrare ma, una volta lì, è impossibile uscire». Cibo scadente, bagni freddi, scarsa igiene e maltrattamenti costituivano la regola; inoltre, insieme a coloro che erano realmente affette da patologie psichiatriche, si potevano trovare emigrate povere e donne ripudiate dai familiari, sane di mente ma sgradite alla società. Quando l'inchiesta (generalmente conosciuta col nome del volume che ne fu tratto, Ten Days in a Mad-House) apparve sulla stampa, destò grande scalpore, tanto che furono presi provvedimenti e aumentate le sovvenzioni per migliorare lo status delle pazienti.

Successivamente, Nellie Bly, oltre a realizzare il suo celebre giro del mondo, si occupò (non di rado sotto copertura) di temi quali lo sfruttamento delle operaie, il destino dei bambini non desiderati, le condizioni di lavoro delle domestiche o la vita in un istituto di carità, senza disdegnare soggetti decisamente più leggeri, ma reputati avvincenti dai lettori (il mesmerismo, le case infestate, il funzionamento delle agenzie matrimoniali...).

Nel proporsi al pubblico, la donna cercò un equilibrio fra due degli ideali muliebri in voga fra Otto e Novecento, vale a dire la Gibson girl, così chiamata sulla scorta della musa tipica dell'illustratore Charles Dana Gibson – aggraziata, audace, affascinante –, e la New Woman, indipendente, istruita, progressista e sostenitrice della parità fra i sessi. Non a caso, la giornalista si interessò a più riprese della scottante questione del suffragio femminile, giungendo persino a prevedere che per la sua affermazione in tutti gli stati della federazione americana si sarebbe dovuto attendere almeno il 1920 (proprio quell'anno fu ratificato il diciannovesimo emendamento della Costituzione, concedente il diritto di voto alle donne). La stessa Bly – testarda, audace, pronta a gettarsi a capo fitto in ogni genere di avventura – divenne a sua volta un modello di riferimento per le cosiddette stunt girls che, sulla scia della loro eroina, anelavano a intraprendere una brillante carriera da reporter.

Nel 1895 la giornalista sposò Robert Livingston Seaman, divenendo qualche tempo dopo presidentessa di una delle aziende del marito, la Iron Clad Manufacturing Company, nonché della American Steel Barrel Company, la quale produceva anche dei barili di acciaio brevettati da Bly in persona. Rimasta vedova dopo otto anni di matrimonio, la donna – gravata dai debiti – dovette dichiarare bancarotta nel 1914. In quei mesi partì per l'Europa e lì si mantenne come corrispondente di guerra per «The Evening Journal»; non dimenticò, comunque, di aiutare vedove e orfani. Tornata negli Stati Uniti un lustro più tardi, continuò a scrivere e a mobilitarsi per i piccoli in difficoltà.

Poche settimane prima della sua scomparsa, avvenuta il 27 gennaio 1922, Nellie Bly lasciò detto: «Non ho mai scritto una parola che non provenisse dal mio cuore. E mai lo farò.». Ogni suo testo – che sia frivolo, commovente o impastato di sdegno – ne è ancora oggi la vibrante conferma.

Il 5 maggio 2015 Nelly avrebbe compiuto 151 anni e Google le ha dedicato uno dei suoi  Doodle, animazione: Katy Wu; musica originale di Karen O, che ha per l'occasione composto la canzone "Nellie").

 

Riferimenti

 

Nellie Bly, Around the World in Seventy-Two Days and Other Writings, New York, Penguin Books, 2014

 

Martha Groppo, “Uncovering Nellie Bly”, in «Kaleidoscope», Vol. 10, Article 41

 

Brooke Kroeger, Nellie Bly: Daredevil, Reporter, Feminist, New York, Times Books/Random House, 1994

 

Jean Marie Lutes, “Into the Madhouse with Nellie Bly: Girl Stunt Reporting in Late Nineteenth-Century America”, in «American Quarterly», vol. 54, n. 2, 2002, pp. 217–53

 

Sue Macy, Linda Ellerbee, Bylines: a Photobiography of Nellie Bly, Washington, D.C., National Geographic Society, 2009

 

Cristina Scatamacchia, Nellie Bly. Un’avventurosa giornalista e viaggiatrice americana dell’Ottocento, Perugia, Morlacchi, 2002