Articolodiritti - empowerment - lavoro - pari opportunità - politiche

Qualcuna era femminista. Com’è
andato il W20 in Germania

Foto: w20-germany.org

Aumentare del 25% l'occupazione femminile, per un'economia globale che metta al centro le donne. Il report dal W20 di Berlino

Articoli correlati

Le donne sono più propense a investire in una finanza che guarda al sociale. Una nuova sfida?

La riforma della giustizia in discussione al Senato prevede l'accorpamento dei tribunali per i minori agli altri già esistenti. Un disegno che ha sollevato molte critiche. Intervista all'avvocata Barbara Felici

Matrimonio e patrimonio. Dopo la sentenza della Cassazione che rivoluziona il post-divorzio, i pareri tra le femministe sono stati diversi e discordanti. Passo avanti o salto all'indietro? Apriamo al dibattito

Addio "soggetto debole". Il commento.

È stata Berlino la città ospite del W20 di quest’anno a cui ho partecipato come esperta di genere per l’Italia. Al centro, stavolta, l’inclusione lavorativa e le azioni necessarie a raggiungere l’obiettivo di una crescita del 25% dell’occupazione femminile, con un focus specifico sull’inclusione digitale, dimensione oggi fondamentale per l’accesso al mercato del lavoro, l’imprenditoria, la formazione. Un vertice che ha avuto un valore aggiunto: non si è parlato solo delle misure economiche e politiche per l’inclusione economica e lavorativa delle donne, ma anche di come il G20 e tutta la sua struttura debba trasformarsi in una chiave paritaria che apra maggiori spazi alle donne e le veda rappresentate a tutti i livelli organizzativi del vertice.

Cos’è il W20

W20 sta per Women 20, ed è un gruppo di interesse della società civile che ha come scopo quello di elaborare proposte di policy per i leader dei paesi membri del G20. Dal 2009, infatti, il G20 rappresenta il principale forum economico mondiale e convoca i leader delle più importanti economie mondiali. La preparazione del vertice prevede, come anche per ilG7, che il paese che detiene la presidenza apra un dialogo, più o meno intenso, con la società civile e l’opinione pubblica. La società civile è a sua volta organizzata per gruppi di interesse che lavorano su questioni specifiche: Business20, Civil20, Think20, Labour20, Youth20 e, dal 2015, anche Women20. Il gruppo è stato istituito dalla presidenza turca, proprio a una settimana dalle elezioni del 2015, dopo una campagna elettorale assai pressante su ruoli e modelli femminili. Ma il gruppo non sarebbe mai stato istituito senza l’impegno di lobbing e networking delle donne.

Il W20 nasce in seguito alla dichiarazione di Brisbane in cui i paesi partecipanti, che rappresentano l’80% del Pil mondiale, si impegnano a ridurre del 25% il divario tra uomini e donne nella partecipazione al mercato del lavoro entro il 2025. Obiettivo che, se raggiunto, porterebbe 100 milioni di donne nel mercato del lavoro, di cui 2,7 di italiane. Secondo l'Istat è questo il numero di occupate che consentirebbe all'Italia, attualmente ultima in Europa per tasso di occupazione lavorativa femminile, di allinearsi con la media europea. Il nostro paese è ben lontano dall'obiettivo fissato già dalla strategia di Lisbona che prevedeva l'impiego del 60% di donne entro il 2010. Un obiettivo che, secondo la Banca d'Italia, avrebbe ricadute positive per tutta la società facendo crescere il PIL del 7%.  

Chi ha partecipato

  • Le delegate. Ogni delegazione dovrebbe essere costituita da tre rappresentanti: una di una ONG che lavori su temi di genere, una dalla ricerca/think tank, e una in rappresentanza delle imprenditrici del proprio paese. Alcuni paesi hanno investito di più sul vertice mandando rappresentanze più ampie tra questi in particolare il Messico, l’Australia, l’Argentina.
  • Le ospiti. Osservatrici della società civile che partecipano alle sessioni aperte al pubblico, principalmente donne di grandi ONG o associazioni internazionali.
  • Le esperte. Specialiste che forniscono assistenza tecnica al gruppo. 

Sul sito di W20 l’elenco ufficiale delle partecipanti. In tutto eravamo un centinaio, per l’Italia io e Maria Grazia Panunzi di Aidos, stavolta non presente per un impegno sopraggiunto, e Marta Dassù che ha lanciato il W7 e ha partecipato a uno dei panel.

In generale la composizione è stata molto varia: si andava dall’eroica associazione per i diritti sessuali e riproduttivi delle donne in Russia a imprenditrici di successo, consulenti, lobbiste, donne con incarichi prestigiosi in istituzioni internazionali, ricercatrici. Questa varietà è forse la più grande ricchezza del W20.

Come sono andati i giorni del W20

Grande impegno di Angela Merkel e Manuela Schwesig (Ministra tedesca per la famiglia, gli anziani, le donne e i giovani) che il primo giorno hanno organizzato un panel di donne “potenti”, cosa che ha dato grande visibilità al vertice e lo ha legittimato come luogo di dibattito e proposta politica. C’erano Chrystia Freeland Ministra per gli affari esteri del Canada, Ivanka Trump con un bizzarro titolo di First Daughter, Christine Lagarde, direttrice del Fondo monetario internazionale, Anne Finucane, Vice Chairwoman della Bank of America e la regina d’Olanda Máxima in qualità di testimonial delle Nazioni Unite per l’inclusione finanziaria. 

C’è stata la scenetta rilanciata dai media di tutto il mondo del “chi si dice femminista?” e mentre il pubblico non esitava ad agitare in alto le braccia, dal panel erano poche le alzate di mano. L’unica entusiasta, Lagarde. “Non voglio farmi bella con le piume di un altro uccello” ha detto Angela Merkel, dopo un po’ di imbarazzo dovuto all’incitamento della folla in sala, per ricordare poi che il femminismo è un movimento politico e che molte donne hanno lottato per trasformare le cose, e aggiungere che sarebbe facile, ma non appropriato, oggi alla luce dei successi del femminismo dire “anche io sono femminista” senza aver alzato un dito. “Per quanto mi identifichi in molte istanze, abbiamo delle visioni divergenti su molti temi” ha aggiunto anche Merkel. La regina Maxima ha dato una risposta diplomatica ma scivolosa: “se femminista significa sostenere la possibilità di tutte le donne di scegliere della propria vita, allora sì, sono femminista” – come dire, sono per il pulito e contro lo sporco – e a questo punto le ultime mani si sono alzate, inclusa quella di Ivanka. “Then I am too”, ha mormorato. Difficile applaudire a una simile convergenza. La sera a cena, tutte in tiro, me compresa, e la ministra che fa un bel discorso sul femminismo, su cosa significa e su quanto tutte dobbiamo “stand up for femminism”.  In lontananza, echi di un picchetto contro “le donne dell’1%” e cori anti Ivanka.

Cosa ne è venuto fuori

Un documento di sintesi e un implementation plan che prevede oltre a una serie di misure molto concrete, una monitoring dashboard ossia i dati da osservare per misurare i cambiamenti, e una lista di risorse e riferimenti: ricerche, buone pratiche, dati. 

Gli spunti più interessanti, anche dato il contesto che li ha prodotti, oltre all’elemento di fattibilità, mi sembrano questi:

  • La richiesta di un mainstreaming di genere di tutto il processo G20 che ne trasformi la struttura organizzativa a vantaggio di un maggiore equilibrio di genere;
  • La richiesta di analisi di genere e gender budgeting ad ogni livello di governo che includa una raccolta dati sistematica;
  • L’estensione del capitolo sull’accesso alla proprietà e alla capacità giuridica, a questa nel titolo si affianca il diritto all’autodeterminazione che viene declinata anche come contrasto alla violenza e difesa dei diritti sessuali e riproduttivi;    
  • Un capitolo dedicato al gender digital divide che include il contrasto alla violenza contro le donne in ambito web;
  • Nel capitolo sul lavoro e la qualità del lavoro è stata introdotta la richiesta di un salario minimo, l’accesso alle forme di organizzazione sindacale, ed è stata adottata la raccomandazione 202 dell’Ilo Ensure universal social protection floors and the right to social security dove per social protection floor si intende un set di misure di protezione sociale universali che garantiscano a tutti, in ogni fase della propria vita, l’accesso a salute, cura e reddito, che nel loro insieme assicurino l’accesso ai beni e servizi definiti come essenziali a livello nazionale.  
C'è da chiedersi se alla luce di questo lavoro il G20 riuscirà a mettere le donne al centro dell'economia globale, anche perché, come sottolinea Arancha González, Executive Director dell'International Trade Center, abbiamo un'economia globale ma non ancora una governance globale.
 

Il prossimo appuntamento sarà a Buenos Aires nel 2018, la presidenza argentina sarà guidata da un’imprenditrice vinicola parlamentare del partito al governo che nel discorso di lancio del W20 Argentina ha promesso un focus sull’America Latina. Lo stile si preannuncia diverso, la sherpa ha chiuso il suo video messaggio mandando “A big hug from across the ocean”, staremo a vedere cosa ci riserverà il W20 di un paese in cui le donne hanno preso la scena pubblica a tutti i livelli.

Leggi anche

Dieci punti per cambiare, il W20 di Istanbul