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(Ri)abortire
in Italia

Foto: Unsplash/ National Cancer Institute

In Italia il numero di aborti è in calo da anni, ma in un caso su quattro ad abortire è una donna che è già ricorsa in precedenza a un'interruzione volontaria di gravidanza. Più di frequente si tratta una donna straniera. Un commento ai dati più recenti

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Temi importanti per la demografia, come la fecondità e tutte le questioni direttamente o indirettamente collegate, raramente sono stati affrontati nella discussione pubblica se non per meri fini politici. Trovano poco spazio l’analisi rigorosa dei dati, la loro contestualizzazione, e una riflessione ragionata: tutti elementi indispensabili quando i temi sul tavolo sono delicati.

Una questione di maggior interesse emersa poche settimane fa nei dibattiti politici è il ricorso ripetuto all’interruzione volontaria di gravidanza (Ivg). Qui affronteremo il tema rispetto alla storia riproduttiva delle donne e, in particolare, alle differenze fra italiane e straniere nel ricorrervi in modo ripetuto (le cosiddette “recidive”).

Secondo i dati Istat, nel 2018 le donne che hanno interrotto volontariamente una gravidanza sono state 76.044, con un tasso di abortività pari a 5.82 per 1000 donne di età compresa fra i 15 e i 49 anni. Nel 2016 il numero di Ivg ammontava a 84.926 casi: c’è stata dunque nel biennio una riduzione dell’10,5%. Entrambi i dati, numero assoluto e tasso di abortività, sono in diminuzione (o al più stazionari) sin dalla metà degli anni ’80, ossia dopo un breve periodo di assestamento dall’entrata in vigore della legge 194 del 1978, che ha depenalizzato e disciplinato le modalità di accesso all'aborto.

Se guardiamo alle differenze fra italiane e straniere, nel 2017 il numero di Ivg effettuate da donne straniere corrisponde al 30,3% del numero totale di aborti; tale valore è in diminuzione rispetto agli anni precedenti (era pari al 33,0% nel 2014). Analogamente, negli ultimi anni si è verificato un calo nel ricorso all’Ivg da parte di donne straniere anche in termini assoluti, mostrando dunque una vera e propria diminuzione, a fronte di una presenza costante di immigrate nel nostro paese. Con il passare degli anni i comportamenti delle straniere sembrano, dunque, essersi avvicinati sempre di più a quelli delle donne italiane, segno forse di una crescente integrazione delle donne straniere.

Ma non è solo il numero di Ivg totali a essere in netta diminuzione ormai da una trentina d’anni, lo è anche il numero di Ivg da parte di donne che hanno già avuto una o più interruzioni di gravidanza in precedenza. Nel 2017 il 25,7% delle Ivg praticate sono state effettuate da donne con precedente esperienza abortiva volontaria. Sebbene tale numero sia in costante diminuzione in termini assoluti, un aborto su quattro viene effettuato da chi vi aveva già ricorso almeno una volta in precedenza, una percentuale pressoché stabile dai primi anni ‘90. Come si evince dai dati Istat, nella quasi totalità dei casi si tratta di donne che hanno avuto un solo aborto precedente, come si vede nella figura1, mentre solo lo 0,9% di Ivg nel 2017 è stato effettuato da quante hanno avuto 4 o più aborti volontari nel corso della loro storia ostetrica precedente. In conclusione, se contestualizziamo il fenomeno negli ultimi 35 anni, il numero assoluto di aborti volontari a cui ricorrono le donne con precedenti storie di Ivg è in costante diminuzione. Resta, però, da comprendere come mai i valori percentuali si siano mantenuti pressoché costanti nell’arco di 25 anni. 

Figura 1 – Interruzioni volontarie di gravidanza per numero di Ivg precedenti. Anni 1983-2017. Valori percentuali

Stando ai dati più recenti forniti dal Ministero della Salute, fra le donne straniere la percentuale di coloro che hanno fatto ricorso a un aborto volontario, avendone già alle spalle almeno uno, è più elevata a prescindere dal numero di Ivg precedenti, come si vede nella figura2. Di conseguenza, non solo le donne straniere abortiscono mediamente di più delle italiane, ma lo fanno anche più frequentemente.

Nonostante non sia a disposizione una serie storica che ci permetta di verificare la differenza nel ricorso all’Ivg fra italiane e straniere per Ivg precedenti, possiamo comunque avanzare qualche ipotesi. In virtù dell’aumento del fenomeno migratorio nel nostro paese soprattutto dagli anni ’90 in poi, possiamo infatti supporre che il fenomeno delle recidive di Ivg in Italia sia rimasto sostanzialmente invariato nel medesimo periodo per effetto dell’incremento in termini assoluti della presenza straniera in Italia.

A fronte di una diminuzione nel numero di Ivg ripetuto praticato da donne italiane, si sarebbe verificato una crescita nel numero di Ivg praticate da parte di donne straniere con episodi precedenti di aborto volontario, a causa di una maggior presenza straniera in termini assoluti. Purtroppo, la mancanza di dati ci impedisce di trarre conclusioni su questo aspetto, ma visto il sostanziale avvicinamento nei comportamenti delle donne italiane e straniere riguardo all’Ivg, è lecito aspettarsi che sia già in atto una convergenza fra italiane e straniere anche sul fenomeno delle recidive.

Va sottolineato che sulla riduzione delle interruzioni volontarie di gravidanza potrebbe aver inciso anche l’aumento dell’uso della contraccezione d’emergenza che, dal 2016, non ha più l’obbligo di prescrizione medica per le donne maggiorenni[1]. Quel che è certo è che in Italia l’aborto non costituisce uno strumento di contraccezione ordinaria, ma rappresenta un fenomeno estremamente contenuto, specialmente se comparato con altri paesi europei: non soltanto rispetto all’Inghilterra, dove i tassi di abortività totali e la percentuale di recidive sono molto più elevati, bensì anche in relazione a paesi culturalmente e geograficamente più vicini a noi come la Spagna, dove la percentuale di recidive è ben superiore di oltre 10 punti percentuali. Forse, laddove tuttora esistono criticità, le donne che vivono in Italia, italiane o straniere che siano, più che lezioni di moralità avrebbero bisogno di informazioni e supporto nell’affrontare questo argomento così delicato. 

Figura 2 – Interruzioni volontarie di gravidanza per numero di Ivg precedenti e cittadinanza. Anno 2017. Valori percentuali

Riferimenti

Ministero della Salute (2018). Relazione del Ministro della Salute sulla attuazione della legge contenente norme per la tutela social della maternità e per l’interruzione volontaria della gravidanza (Legge 194/78)

Datawarehouse Istat (2020). Interruzioni volontarie della gravidanza – caratteristiche della donna. Dati.istat.it

Note

[1] Determina Aifa n. 219 del 1° febbraio 2016

Articolo pubblicato in contemporanea su Neodemos