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Sardegna, che fine ha fatto
la parità dopo le elezioni

Foto: Unsplash/ Mikael Kristenson

In Sardegna amministratrici, attiviste e consigliere di parità hanno dato vita a un laboratorio di confronto e azione che in poco tempo ha ottenuto risultati importanti. Luisa Marilotti, dirigente di Coordinamento 3, ricostruisce lo scenario regionale dopo le ultime elezioni

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La doppia preferenza di genere (DpG) diventata legge regionale, la firma strappata ai 7 candidati – tutti uomini – alla presidenza della regione su un documento strategico (la Carta di impegni per la parità), il sostegno alle candidature femminili: quando le donne si uniscono per un obiettivo comune fanno centro. Lo insegna la storia, lo indica l’esperienza delle madri costituenti, da custodire come un tesoro in uno scrigno. 

Lo conferma il caso del Coordinamento3 donne di Sardegna, associazione nata nell'agosto 2017 quando amministratrici, donne delle associazioni, organismi di parità, messi da parte i colori politici, si sono uniti con un obiettivo: dar voce alle donne in tutti gli ambiti. Ha visto la luce così il 'Laboratorio Sardegna', cantiere aperto al confronto, che si è messo in moto per contrastare stereotipi, discriminazioni, marcati squilibri di genere e una politica che non tiene conto delle istanze di metà della popolazione. 

La carta di impegni per la parità

Un mese prima delle elezioni regionali dello scorso febbraio, l'associazione ha ottenuto la sottoscrizione formale, davanti a una numerosa platea, della Carta di impegni per la Parità, da parte dei 7 candidati, tutti uomini, alla Presidenza della Regione.

Una carta ragionata articolata in 5 punti essenziali:

  • la governance innanzitutto, con l’istituzione dell’Assessorato Pari Opportunità e la trasformazione della Commissione Pari Opportunità in organismo consiliare.
  • La partecipazione delle donne nei luoghi di governo, negli enti e in tutti gli incarichi di nomina del consiglio e della giunta regionale.
  • Un piano straordinario per l’occupazione femminile, intrecciato a un incremento dei servizi socio-assistenziali e alla promozione del valore sociale della maternità e della paternità. 
  • Una prospettiva di genere sulla salute, con l’istituzione delle brest unit per il tumore al seno e la pianificazione di un percorso salute donna-ospedale-territorio, che assista le donne dal periodo fertile alla menopausa.
  • La garanzia di finanziamenti congrui, costanti e certi ai centri antiviolenza e alle case rifugio, e l’operatività dell’Osservatorio Regionale sulla Violenza di Genere e il Codice Rosa presso tutti i pronto soccorso dei presidi ospedalieri.

È solo uno dei risultati ottenuti dall'associazione che, grazie a un'incessante pressione, ha portato a casa anche l’approvazione della norma sulla doppia preferenza, diventata legge regionale nel marzo 2018. Giusto in tempo per dare la possibilità alle donne di presentarsi alla recente competizione elettorale con maggiori chance. Ma qualcosa non ha funzionato. E il numero di donne elette si è fermato a 9 su 60. Un risultato non proprio confortante.

Facciamo un passo indietro.

Doppia preferenza, storia di una battaglia

In Sardegna, nel 2013, il consiglio regionale aveva bocciato l’emendamento sulla DpG, nascondendosi dietro il voto segreto. Una pagina vergognosa dell'autonomia sarda che ha prodotto il deludente risultato alle elezioni dell’anno successivo di 4 consigliere su 60. Solo una in più rispetto al primo consiglio regionale del 1949.

Così, all’avvicinarsi della tornata elettorale del 2019, si è assistito a un grande risveglio delle militanti e attiviste di diversi schieramenti che, con manifestazioni di piazza, richieste di audizioni e mobilitazioni, hanno chiesto con forza di inserire nella legge statutaria la DpG, in virtù della nuova legge nazionale che la prevede anche per le regioni.

A dare man forte a questa richiesta, uno studio statistico elaborato con Maria Francesca Mandis sulle elezioni amministrative sarde del giugno 2017.[1] Un lavoro certosino su dati incrociati per valutare l’impatto della DpG nei comuni sardi, dove per la prima volta si votava con questo meccanismo: nei comuni dove si è votato con il sistema della DpG le consigliere elette, il 42,58%, sono più che raddoppiate rispetto alle precedenti elezioni. Un numero consistente di donne è entrato, grazie a questa misura, nelle istituzioni comunali. L'ottica di genere comincia a entrare nelle amministrazioni, le donne, al pari degli uomini possono costruirsi curriculum, essere visibili.

Non restava che puntare, una volta per tutte, alla rapida approvazione della norma sulla DpG nelle consultazioni elettorali regionali.

Il dibattito in consiglio regionale ha avuto un percorso tormentato tra battute di arresto, rinvii, bocciature grazie al voto segreto e scie di polemiche. La conoscenza dei nostri dati sulle amministrative, pubblicati dai media locali a detta di molti, ha messo in allarme i consiglieri, abilissimi a far di conto, che vedevano sfumare l’opportunità di venire rieletti.

Ma il pressing incessante e puntuale da parte del coordinamento, avallato quotidianamente da una stampa attenta che ha acceso un faro sulla questione, ha consentito di sventare trabocchetti e replay di bocciature come quella avvenuta quattro anni prima, dietro lo schermo del voto segreto.

Il 21 novembre del 2017 il Consiglio regionale ha approvato finalmente, quasi all’unanimità, l’emendamento sulla DpG e la presenza paritaria nelle liste elettorali. 

Elezioni regionali 2019 come è andata?

Le foto sui giornali e le immagini in tv sulle trattative su coalizioni e candidato presidente, ci hanno fatto tornare indietro di 70 anni, ai tempi delle tribune politiche di Ugo Zatterin, dove immagini in bianco e nero mostravano solo abiti scuri, gessati o in grisaglia. Non pervenute le donne nei tavoli dove si discuteva di nomi, programmi, alleanze.

L’esito delle contrattazioni racconta di 7 candidati presidenti, tutti rigorosamente uomini.

Per quanto riguarda le liste, a spuntare le armi alle candidate consigliere ci hanno pensato gli uomini, in primis i consiglieri uscenti. Facile creare 'l'effetto harem' mettendosi in ticket con più donne. Un metodo 'acchiappa voti' da molti definito inelegante. E certo non ha aiutato la scarsa  pubblicizzazione sul metodo di voto, vista la confusione dell’elettorato e il fraintendimento su preferenze disgiunte fra candidati di genere diverso e liste diverse.

Per questo, Carmina Conte, presidente di Coordinamento 3 ha sollecitato il presidente della Regione ad attivare tempestivamente una campagna istituzionale negli organi di informazione, in modo che non vi fosse dubbio alcuno su come esprimere il proprio voto e sulle novità della legge.

Probabilmente la toppa è stata peggiore del buco: il video diffuso dalla regione Sardegna a seguito della nostra richiesta, pur con le migliori intenzioni, ha di fatto avvantaggiato notevolmente i candidati di sesso maschile. Nelle indicazioni di voto si dava infatti per scontato che la preferenza dovesse andare a "Tizio" e solo in subordine anche a "Mevia". Ovvero votare donna risultava quasi un optional, una scelta di seconda mano. Una seconda scelta.

Le strategie maschili, le informazioni fuorvianti, hanno avuto il loro effetto con un esito elettorale deludente. il nuovo consiglio regionale ha ancora una volta un volto maschile, la distanza si è ridotta, ma di poco. Si alzerà dagli scranni la voce di 9 consigliere su 60. Se si vuole guardare in positivo, sono comunque il doppio rispetto alla scorsa legislatura. 

Il nuovo presidente, intanto, ha dichiarato alla stampa che istituirà l’assessorato alle pari opportunità. La nuova giunta avrà invece 4 assessore su 12, pari al 30 per cento. I conti non ci tornano ancora e il cammino è lungo.

Si tratta di piccoli ma significativi passi, frutto di una battaglia nata in questo 'Laboratorio Sardegna', cantiere più che mai aperto al pensare, al dire, al fare. E con il quale la politica dovrà confrontarsi. Perché la voce delle donne sarde deve giungere fino ai piani più alti del 'palazzo'. 

Note

[1] Maria Francesca Mandis, Luisa Marilotti, Amministrative sarde 2017. La doppia preferenza di genere, risultati e prospettive, Carlo Delfino editore, Sassari, novembre 2018.