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Il sessismo dell'economia

Foto: Unsplash/ rawpixel.com

Difficile misurare il sessismo in ambito professionale. Ci è riuscita una tesi in economia discussa all'Università di Berkeley in California da Alice Wu, una studentessa in procinto di iniziare il suo dottorato ad Harvard, che ha mostrato come si manifesta la misoginia, in particolare all'interno delle facoltà di economia.

Lo studio di Wu, circolato sulla stampa internazionale nelle ultime settimane, prende come campione di riferimento i post di un forum molto frequentato da studenti di economia, ricercatori ed economisti, l'Economics Job Market Rumors, una piattaforma che permette di scambiare messaggi in forma anonima.

Istruendo il suo computer in modo da capire il sesso della persona di cui si sta parlando, Wu ha preso in esame oltre un milione di post.

Il risultato? Nei discorsi relativi alla professione, tra le parole più utilizzate per riferirsi alle donne ci sono "lesbica", "baby", termini volgari per indicare il seno e altre parti del corpo, "sposata", "nazifemminista", "vagina", "carina", "gravidanza", "sexy", "prostituta". Mentre le più frequenti quando si parla di un uomo sono di tutt'altra natura: "matematico", "prezzo", "consulente", "libro di testo", "motivato", "obiettivi" e addirittura "Nobel" e "filosofo".

Anche guardando agli argomenti delle discussioni, lo studio conferma che è più probabile che quando l'oggetto di una conversazione è un uomo il discorso verta su argomenti come la professione, l'accademia e l'economia; mentre se si parla di una donna la maggior parte delle volte si discuterà di famiglie, matrimoni e aspetto fisico.

Qualcosa che non è suonato esattamente come una sorpresa per le economiste. Secondo l'American Economic Association, nei dipartimenti di economia ci sono così poche donne da portare la disciplina persino al di sotto alle cosiddette STEM (scienze, tecnologie, ingegneria e matematica) in termini di partecipazione femminile. E non è una coincidenza.

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