I figli delle donne che hanno studiato e quindi lavorano portando un cambiamento di assetto nei ruoli di genere in famiglia sono meno sessisti e violenti nelle relazioni. Lo racconta un recente rapporto dell'Istat sugli stereotipi di genere fra gli adolescenti
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Gli stereotipi si ereditano, ma l'istruzione può fare la differenza. È uno degli aspetti che emerge con chiarezza dal rapporto Stereotipi sui ruoli di genere: il punto di vista di ragazze e ragazzi pubblicato di recente dall'Istat, che rivela come il titolo di studio dei genitori, e in particolare delle madri, possa costituire un fattore cruciale nella trasmissione delle idee sessiste tra gli adolescenti maschi.
Questo soprattutto perché, come sappiamo, le donne che studiano hanno maggiore probabilità di avere un lavoro e quindi una vita al di fuori della famiglia, e i loro figli hanno questo come modello e riferimento, e i ragazzi che crescono in famiglie con ruoli genitoriali più paritari nella gestione del lavoro domestico hanno meno probabilità di ereditare modelli tradizionali, insieme all'idea che la violenza sia un elemento accettabile nelle relazioni.
Condotta dall'Istat in accordo con il Dipartimento per le pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri, l'indagine approfondisce la diffusione degli stereotipi di genere e l'immagine sociale della violenza nei rapporti di coppia tra le persone più giovani. Elementi strettamente connessi e riconosciuti anche a livello internazionale – dalla Convenzione di Istanbul, ratificata dall’Italia nel 2013 – come radici culturali della violenza maschile contro le donne.
La rilevazione è stata realizzata nel 2023, ed è la prima di questo tipo. Al centro dell'analisi ci sono, nello specifico, le opinioni di ragazze e ragazzi su ruoli di genere, stereotipi sulla violenza sessuale, tolleranza della violenza e relazioni di coppia.
All'indagine hanno partecipato più di 100.00 ragazzi e ragazze tra gli 11 e i 19 anni residenti in Italia, di cittadinanza sia italiana che straniera, compilando un breve questionario online – accessibile anche attraverso smartphone e disponibile, oltre che in italiano, anche in lingua albanese, araba, cinese, francese, inglese, romena, spagnola, tedesca, ucraina.
I dati confermano ancora una volta come stereotipi e opinioni sulla violenza siano strettamente legati, restituendo una fotografia preoccupante sulla prevalenza degli stereotipi di genere fra i ragazzi, in particolar modo quelli di origine straniera. L'aspetto forse più interessante che emerge dalla rilevazione riguarda però un altro tipo di interrelazione, quella che esiste tra il livello di istruzione delle madri e gli stereotipi di genere nei figli maschi.
Fra gli stereotipi di genere più diffusi c'è quello legato all'idea che la bellezza sia più importante per le ragazze – un'idea condivisa dal 56,4% dei ragazzi d'età compresa tra gli 11 e i 19 anni e dal 60,1% di quelli tra i 14 e i 16 anni, ma molto diffusa anche fra le ragazze (54,0%).
Nel report viene evidenziato chiaramente come il "peso" di queste idee fra i ragazzi diminuisca proporzionalmente alla loro condizione socio-economica di appartenenza e al titolo di studio dei genitori, soprattutto delle madri: i giovanissimi che hanno una madre che possiede una laurea o un dottorato, sono quelli con le posizioni più aperte, dice l'Istat.
Questo è vero per tutti gli stereotipi analizzati nel rapporto: il 30,4% dei ragazzi pensa che gli uomini siano meno adatti delle donne a occuparsi delle faccende domestiche, e che queste siano una prerogativa femminile, ma la percentuale scende al 22,5% per chi ha una madre laureata.
Colpisce la differenza tra maschi e femmine nello stereotipo secondo cui l'attitudine per le materie tecnico scientifiche (le cosiddette Stem) sarebbe influenzata dal genere: se il 29,1% dei ragazzi intervistati pensa che gli uomini siano più portati per le materie scientifiche, ingegneristiche e tecnologiche, solo il 12,9% delle ragazze è d'accordo. Questa differenza così marcata, di ben 16 punti percentuali, ci dice che siamo a buon punto rispetto al lavoro fatto sulle ragazze per scardinare tutti quegli stereotipi che ne limitano l'accesso alle professioni Stem, mentre c'è ancora molto da fare per i maschi.
Anche in questo caso, la percentuale dei ragazzi che sono d'accordo con questa idea scende al 19,2% per chi ha una madre con un alto livello di istruzione.
Lo stereotipo di genere meno diffuso fra le persone intervistate, e che presenta una differenza ancora più marcata tra maschi e femmine, è quello secondo cui avere successo nel lavoro sia più importante per gli uomini che per le donne: quest'idea è condivisa dal 22,0% dei ragazzi e solo dal 6,7% delle ragazze. In questo caso, il livello di istruzione delle madri influenza notevolmente sia le opinioni dei ragazzi che quelle delle ragazze, con la stessa percentuale che scende all'11,7% e al 5,2%, rispettivamente, per chi ha una madre laureata o con un dottorato di ricerca.
Il rapporto sottolinea poi come il titolo di studio delle madri abbia un'influenza diretta sulle idee che le persone giovani hanno rispetto alla violenza nei rapporti di coppia: più la madre è istruita, meno la violenza è considerata accettabile. Viceversa, la percentuale di chi ritiene accettabile, ad esempio, che "un ragazzo schiaffeggi la sua ragazza se ha flirtato con un altro ragazzo" raddoppia per chi crede che sia più importante per gli uomini che per le donne avere successo nel lavoro.
I risultati del report dimostrano, in primo luogo, quanto raccogliere dati sia fondamentale per avere una conoscenza approfondita di questi fenomeni ed elaborare misure mirate per contrastarli. In secondo luogo, che gli stereotipi si trasmettono, ma non sono un'eredità obbligata: i dati ci dicono chiaramente che l'istruzione consente di spezzare la catena degli stereotipi e dei pregiudizi, aprendo così la strada a nuove generazioni meno intrappolate nei ruoli di genere.