Politiche

Da quando ha vinto le ultime elezioni nel Regno Unito, il partito laburista sta adottando politiche prive di un approccio femminista all'economia, perdendo così l'opportunità di colmare i divari tra uomini e donne. Il commento di Diane Perrons, professoressa emerita di Economia politica femminista alla London School of Economics and Political Science, specializzata nell'analisi delle disuguaglianze economiche in una prospettiva di genere

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Missing the gap
Credits Unsplash/Luke Stackpoole

Il partito laburista ha ottenuto una maggioranza schiacciante alle elezioni politiche nel Regno Unito del 2024, ottenendo 411 dei 650 seggi disponibili. Una vittoria che è il riflesso di una diffusa insofferenza verso il governo conservatore e le idiosincrasie del sistema elettorale del Regno Unito, piuttosto che di un aumento del consenso verso il partito laburista.[1] Solo il 60% delle persone aventi diritto, infatti, è andata a votare. Di questo 60%, ha votato per il Labour il 35%: si tratta della quota più bassa ottenuta da un governo a partito unico a partire dal dopoguerra, e inferiore al 40% del 2019, quando alla guida c’era il tanto osteggiato leader di sinistra Jeremy Corbyn.

Il partito conservatore era al potere dal 2010 ed è diventato fortemente impopolare dal 2019 durante l'amministrazione di Boris Johnson, associata all'incompetenza e a una serie di scandali politici, tra cui le feste a Downing Street (la residenza del primo ministro) durante i lockdown nel periodo pandemico e l’assegnazione di contratti per la fornitura dei dispositivi di protezione individuale (in inglese, Personal protective equipment, abbreviato in Ppe) ad amici suoi. Si sono poi susseguiti vari primi ministri, tra cui Liz Truss, al potere per soli 49 giorni, la cui decisione di ridurre le tasse senza avere copertura finanziaria ha traumatizzato i mercati, portando a un forte aumento dei tassi di interesse e quindi per i mutui. Più in generale, l'insoddisfazione era dovuta a 14 anni di austerità, al calo del tenore di vita – il primo registrato negli ultimi decenni –, al deterioramento della qualità dei servizi pubblici, in particolare della sanità e dell'istruzione, e alla mancata promessa di ridurre l'immigrazione.

Ecco perché la quota di voti al partito conservatore è scesa del 20%: i voti delle persone scontente per il mancato blocco dell'immigrazione sono andati al neonato partito di destra Reform UK, mentre chi nutriva preoccupazione per l'incompetenza e il declino dei servizi pubblici ha votato per i liberaldemocratici e, in misura minore, per i laburisti.

Il sistema elettorale britannico attribuisce il seggio al candidato o alla candidata che prende anche solo un voto in più, il che incoraggia i partiti politici a fare propaganda e l’elettorato a votare in maniera tattica. Per sconfiggere il partito conservatore, le opposizioni si sono concentrate sui seggi con lo scarto minore; gli elettori e le elettrici sono convogliati sulle persone candidate che avevano più possibilità di vincere, e così il Labour ha ottenuto la vittoria.

Il fattore che ha influito di più sul voto è stata l’età: le persone giovani hanno sostenuto il Labour, mentre quelle più anziane hanno votato tendenzialmente per i conservatori. Solo l'8% dei e delle giovani sotto i 30 anni ha votato per il partito conservatore, a fronte di quasi la metà (46%) delle persone ultrasettantenni. Le donne e gli uomini hanno votato in modo simile, con un numero leggermente superiore di donne – il 26%, rispetto al 23% degli uomini – che ha votato per i conservatori. Tuttavia, le giovani donne (quelle di età compresa tra i 18 e i 24 anni) sono state più propense a votare per i partiti più progressisti: quasi il doppio delle giovani donne hanno votato per il Green Party (partito verde), il 23%, rispetto al 12% degli uomini. I giovani uomini hanno invece votato di più per i conservatori (dal 10% al 6%) e per il partito di estrema destra Reform UK (dal 12% al 6%), che in generale ha preso più voti dagli uomini che dalle donne in tutte le fasce di età.

La vittoria del Labour è quindi avvenuta in gran parte per difetto, piuttosto che per un entusiasmo travolgente per la sua proposta politica. Invece di presentare una visione positiva di una società più equa, basata sui valori tradizionalmente associati al partito come quello di garantire un buon tenore di vita a tutte le persone – liberando la società da povertà, malattia, ignoranza, squallore e pigrizia, i cinque grandi mali affrontati dallo stato sociale del dopoguerra – il partito laburista ha posto enfasi sulla discontinuità e sulla fine del caos. La discontinuità era riferita a uno scarto sia rispetto all'incompetenza dei conservatori che interno allo stesso partito laburista, sottolineandone lo spostamento a destra sotto la guida di Kier Starmer, diventato primo ministro. Molti parlamentari di sinistra sono stati estromessi dal partito, tra cui Jeremy Corbyn, o, in vista delle elezioni del 2024, sono stati destituiti dalle loro circoscrizioni e sostituiti con candidati di centro-destra. La dirigenza del partito ha tentato, senza riuscirci, di eliminare Diane Abbott, dell’ala più progressista, prima donna di colore a rappresentare il Labour e deputata da 37 anni.

Nel suo Manifesto, il partito laburista ha incluso alcuni elementi progressisti, tra cui un sensibile aumento degli investimenti nel settore pubblico per dare impulso alle politiche verdi in materia di energia e ambiente, e ha fatto riferimento a diverse politiche volte a garantire una maggiore uguaglianza di genere. Tra queste, la necessità di ridurre il divario retributivo di genere garantendo alle donne maggiori opportunità, di dare valore al lavoro, e di lottare contro le discriminazioni sul lavoro modificando la legislazione sulle pari opportunità e aumentando il numero degli asili nido. Inoltre, ha affrontato il tema dell'uguaglianza di genere su scala più ampia, in particolare rispetto alla necessità di porre fine alla violenza contro le donne e le ragazze (in inglese, Violence against women and girls, abbreviato in Vawg) e di una riforma sulle politiche di riconoscimento di genere per promuovere pratiche inclusive nei confronti delle persone trans – pur mantenendo, in alcune circostanze, le disposizioni che consentono di avere spazi, servizi o attività riservati a un solo sesso –, e promettendo migliori condizioni dal punto di vista sanitario, soprattutto per quanto riguarda l'assistenza e le cure mediche durante la gravidanza e il parto. I laburisti hanno inoltre espresso la volontà di ridurre la povertà, soprattutto quella infantile.

L'enfasi, tuttavia, è stata posta principalmente sul dare impulso alla crescita economica, promuovendo gli investimenti attraverso una Banca nazionale per gli investimenti e migliorando le infrastrutture fisiche, in particolare le strade, ma soprattutto garantendo la stabilità economica e la responsabilità finanziaria, aderendo alle stesse regole fiscali dei conservatori per assicurarsi la fiducia dei mercati. Queste ultime stabiliscono che il bilancio corrente debba essere portato in pareggio. Quindi, le entrate annuali del governo devono coprire le spese pubbliche quotidiane e nel tempo, in modo che, entro il quinto anno, il debito pubblico complessivo diminuisca in rapporto al Pil (cioè alle dimensioni dell'economia).

Queste regole, che sono autoimposte e sulle quali ci sono pochi dati, limitano la spesa pubblica e nella pratica hanno una distribuzione e un impatto diseguali dal punto di vista sociale e rispetto al genere, essendo il riflesso di un particolare tipo di pensiero maschilista sul libero mercato, in cui si dà priorità alla salute dell'economia – basso debito, bassa inflazione e valuta stabile – rispetto al benessere delle persone. 

Limitare e ridurre la spesa pubblica è una questione di genere, perché crea un triplo rischio per le donne: essendo maggiormente impiegate nel settore pubblico, hanno maggiori probabilità di perdere il lavoro, quindi di perdere reddito, e, in futuro, di avere pensioni più basse. Le donne tendono poi molto più degli uomini a usufruire in maniera diretta dei servizi pubblici, e a dover sopperire alle eventuali carenze. Inoltre, è più probabile che ricevano protezione sociale, a causa delle differenze – dettate dagli stereotipi, e di fatto reali – nei ruoli di genere nell'economia e nella casa, nonostante anni di politiche di pari opportunità e alcuni, limitati, cambiamenti.

Quando il Labour è entrato in carica, si è scoperto che il partito conservatore aveva lasciato un buco di 22 miliardi di sterline (circa 26,3 miliardi di euro) nelle finanze pubbliche, dovuto a sgravi fiscali privi di copertura finanziaria, con l’effetto di limitare di fatto le possibilità di azione del nuovo governo, soprattutto a fronte dell’impegno preso a non aumentare le tasse per i lavoratori e le lavoratrici. Ciononostante, grazie a una leggera modifica delle regole fiscali e all'aumento di alcune tasse per le persone più abbienti, nel bilancio del nuovo governo – il primo mai realizzato da una donna – i laburisti hanno aumentato la spesa pubblica e gli investimenti per la sanità e l'istruzione.[2] È stato aumentato anche il salario minimo, di cui le donne beneficiano in modo sproporzionato, essendo sovrarappresentate nei lavori a bassa retribuzione.

Nel complesso, si sarebbe potuto fare molto di più. Anche una piccola tassa sul patrimonio, che avrebbe colpito un numero esiguo di persone, avrebbe potuto influire molto di più degli aumenti fiscali proposti. Per quanto riguarda la povertà infantile, aumentata drammaticamente sotto i conservatori e particolarmente diffusa tra le famiglie monoparentali (il 90% delle quali sono composte da madri), i laburisti hanno proposto di istituire dei breakfast club.[3] Tuttavia, una politica molto più efficace sarebbe stata quella di innalzare il limite dell’erogazione dei sussidi statali alle famiglie, al momento destinati ai primi due figli. Questo avrebbe tolto dalla povertà 250.000 bambini e bambine, e altri 850.000 dalla semi-povertà. Un intervento che sarebbe costato circa 1,5 miliardi di euro, a fronte dei quasi 47 miliardi di euro di costi stimati per gli altri servizi pubblici per far fronte ai problemi di salute, istruzione e alloggio di bambini e bambine che crescono in povertà e dei loro genitori.

Inoltre, il governo avrebbe potuto aumentare i sussidi per le persone più indigenti e adeguarli all’aumento del costo della vita, una platea che, ancora una volta, è rappresentata sproporzionatamente da donne. Oppure avrebbe potuto aumentare il sostegno economico per gli enti locali che gestiscono l'assistenza sociale per le persone anziane e i programmi di prevenzione e contrasto della violenza contro le donne e le ragazze. Se parliamo di violenza, ha un costo stimato di 79 miliardi di euro all'anno, un valore molto più elevato di quanto non costi fornire un sostegno maggiore alle donne che intraprendono percorsi di fuoriuscita e programmi di prevenzione.

Questa incapacità di guardare all'economia da una prospettiva femminista è evidente anche nei piani di investimento del Labour. Sebbene il riconoscimento dell’importanza che ha la spesa pubblica nello stimolare la crescita economica rappresenti un passo significativo e un cambiamento radicale di prospettiva da parte dei laburisti, l'enfasi è stata posta interamente sulle infrastrutture fisiche. Tuttavia, come sottolineano le economiste femministe, la spesa per le infrastrutture sociali, come l'assistenza sociale, l'istruzione e la sanità, può portare a un aumento maggiore dell'occupazione e della crescita economica rispetto a un importo analogo speso per le infrastrutture fisiche. 

Il governo ha promesso nuovi investimenti per la sanità e l'istruzione, ma questi sono in gran parte destinati a nuovi edifici e riparazioni piuttosto che alle persone che gestiscono i servizi, nonostante la grande carenza di manodopera e i gravi problemi di mantenimento del personale esistente. Ci sono alcuni finanziamenti molto limitati destinati alle e agli insegnanti neoassunti, ma per quanto riguarda il servizio sanitario le promesse riduzioni delle liste d'attesa devono essere garantite in gran parte attraverso l'aumento del numero di appuntamenti, ampliando gli orari di apertura, il che significa aumentare l’intensità del lavoro dei e delle lavoratrici esistenti.

Nel complesso, quindi, il governo laburista rappresenta un cambiamento importante, ma avrebbe potuto e senza dubbio dovuto fare di più per garantire un aumento del benessere, soprattutto per le persone con i redditi più bassi. Il rischio, se non ci saranno miglioramenti nel tenore di vita di queste persone, è che il Regno Unito viri a destra, come altri paesi europei e gli Stati Uniti.

Note

[1] Denominato first-past-the-post (dalla terminologia ippica dove the post è il palo che segnala il traguardo), il sistema in vigore nel Regno Unito e nella stragrande maggioranza dei paesi anglosassoni è quello maggioritario semplice applicato in collegi uninominali nei quali vince un solo candidato o una sola candidata.

[2] È stata mantenuta la regola della spesa giornaliera, concedendo però la possibilità di avere squilibri annuali negli investimenti, in modo tale da promuovere la crescita economica e garantire al contempo una riduzione del debito nel medio termine. 

[3] Un’iniziativa che permette a bambini e bambine, ogni giorno per tutto l’anno scolastico, di fare colazione a scuola a titolo gratuito, nata per supportare le famiglie in condizioni socio-economiche disagiate.