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Diversamente attive.
Donne e partecipazione politica

Si tengono più alla larga dai partiti e il loro impegno si esprime in modi più informali. Inoltre le italiane credono meno degli uomini nelle istituzioni politiche. Le donne fanno politica lontano dai palazzi, ma questo le penalizza e fa sì che le loro istanze non siano ascoltate

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In effetti, le statistiche ci dicono che nell’Unione europea c’è un divario significativo che separa uomini e donne quando si parla di partecipazione politica (fig.1). Questi stessi dati ci raccontano come uomini e donne partecipano in maniera diversa alla vita politica: gli uomini s’impegnano di più nella politica partitica e istituzionale, mentre le donne si impegnano di più nella politica non istituzionale.

Oltre a minare la legittimità di un sistema democratico, il divario di genere nella partecipazione politica rafforza le disuguaglianze sociali: chi non articola i propri interessi, infatti, corre il rischio di essere ignorato. Il minor impegno delle donne può quindi avere un riflesso negativo sulla possibilità che i loro interessi e punti di vista si riflettano nelle decisioni politiche e nelle scelte di governo. Al contrario, le donne e la società tutta potrebbero trarre grande giovamento se più donne, consapevoli di questo divario nell’impegno istituzionale, partecipassero alla vita politica.

Secondo gli ultimi dati della European Social Survey (pubblicati di recente), il livello di sfiducia delle donne nelle istituzioni politiche è minore di quello degli uomini, in tutti i grandi paesi europei, ad eccezione dell’Italia (fig. 2). Nel nostro paese il 22% delle donne e il 21% degli uomini non si fida del parlamento nazionale, il 40% delle donne e il 37% degli uomini non ha fiducia nei partiti politici e il parlamento europeo non gode della fiducia del 15% sia di donne che di uomini.

Questi numeri sono il risultato delle diverse interazioni, nei vari contesti, tra cultura politica, sistema elettorale, e la presenza di misure per incentivare la partecipazione politica delle donne. Anche la storia gioca un suo ruolo: nel tempo sono molto cambiati il ruolo e lo status delle donne, che hanno un livello sempre più alto d’istruzione e di partecipazione al mercato del lavoro, rappresentando, quindi, un ampio pool di potenziali candidate. Queste condizioni interagiscono con le disposizioni istituzionali, con la rappresentanza delle donne promossa nei paesi con quote di genere volontarie o per legge o, nei paesi in cui c’è un sistema proporzionale, con liste elettorali senza preferenza diretta.

Fonte: European Social Survey


Figura 2

Fonte: European Social Survey

La partecipazione delle donne alla società civile articola uno spazio pubblico in cui possono essere espresse rivendicazioni di cittadinanza. I social media e le tecnologie sono sempre più utilizzati come strumenti per il coinvolgimento civile e sociale. I fatti ci mostrano come le donne ne facciano un uso sempre più intenso per le proprie rivendicazioni, e per discutere i temi legati al genere che sono importanti per la loro vita. Spuntano come funghi i commenti sui social media, e la miriade di blog femministi ci parlano di quanto la rete e i social media siano ormai strumenti fondamentali per informarsi e condividere idee. Alcune presenze sui social media diventano di fatto opinion shapers: per esempio UK Feminista, in Gran Bretagna, usa la rete per le proprie campagne per la parità; Se Non Ora Quando, in Italia, ha avuto una grossa spinta dalla rete. Questi canali di comunicazione possono essere d’importanza fondamentale per le donne più giovani, che possono avere accesso a luoghi virtuali di espressione sicuri e informati, e partecipare alla politica scrivendo per i blog.

È importante riconoscere il valido contributo che queste diverse prospettive possono portare ai temi sociali. A questo proposito i punti di vista delle donne possono contribuire alla risoluzione collettiva dei problemi sociali. Valorizzare queste esperienze nulla toglie al fatto che è necessario promuovere la partecipazione delle donne alla gestione della cosa pubblica. Tutti gli organismi pubblici, a qualunque livello, dovrebbero essere incoraggiati ad adottare strategie che permettano alle voci delle donne, in tutta la loro diversità, di essere udite, di partecipare e di essere rappresentate.