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Donne che
votano Salvini

Foto: Unsplash/ Arnaud Jaegers

In Italia le donne che vanno a votare sono meno degli uomini, una costante che si è consolidata negli anni. Secondo un'indagine di Quorum/YouTrend, alle ultime elezioni europee più del 30 per cento di queste ha scelto la Lega di Salvini

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Le elezioni del 26 maggio hanno visto quella che può essere considerata la quarta rivoluzione elettorale in sei anni (2013, 2014, 2018 ed ora 2019). Di fronte a questo sommovimento il sistema politico italiano presenta una costante: una sotto-rappresentazione delle donne. Questo è vero sotto molteplici aspetti. È evidente tra gli eletti: in attesa di conferme, lo scenario più probabile vede infatti 45 eurodeputati eletti contro 31 eurodeputate. Per quanto riguarda le elettrici, c’è da chiedersi come hanno votato le italiane, se le donne votano (e in quali posti votano di più o di meno), ma soprattutto per chi e perché votano.

Una delle tendenze di lungo periodo registrate dalla metà degli anni ’70 a oggi, è la minore partecipazione delle donne al voto. Al cleavage di genere sono riconducibili anche divisioni politiche, ma è soprattutto nella disaffezione elettorale che queste differenze si fanno maggiormente evidenti, un dato che non sembra variare in modo significativo rispetto al tipo di elezione. Alle elezioni politiche del marzo scorso, l’affluenza maschile si era assestata intorno al 76% mentre quella dell’elettorato femminile si era fermata al 70,7%. In maniera simile, per la tornata europea del 26 maggio la partecipazione maschile ha superato nuovamente quella femminile assestandosi al 58% contro il 54,3% di affluenza per le donne. Se è vero che il gap sembra ridursi rispetto all’anno passato, bisogna anche considerare che la partecipazione è, in generale, più bassa.

Gender gap geografico

Le differenze nei livelli di affluenza per genere non sono però omogenee sul territorio nazionale e sono strettamente incrociate con un’altra frattura socialmente rilevante nel paese: il divario tra nord e sud. Come si può vedere nella figura 1, che riporta il differenziale di affluenza tra donne e uomini per provincia alle europee 2019, è nel meridione in particolare che la mobilitazione femminile è inferiore. Le dieci province con il maggior gender gap sono, infatti, tutte a sud di Roma, ed è in particolare in Sicilia che troviamo i dati più scoraggianti: posti come Enna (-7,8%) e Trapani (-6,9%), ma soprattutto le province “maglie nere”, ovvero Caltanissetta per la partecipazione (affluenza femminile al 30,6%, il dato più basso del paese) e Agrigento per il gender gap (-8,3%). La distribuzione geografica non è cambiata particolarmente rispetto al 2018 (figura 2) e, nonostante le diverse rivoluzioni elettorali vissute dall’Italia negli ultimi vent’anni, rappresenta ormai una costante: la partecipazione femminile al sud è molto inferiore a quella maschile, così come a quella femminile nel nord del paese.

Figura 1 - Differenza tra l'affluenza femminile e maschile alle elezioni europee 2019 per provincia

Fonte: Eleborazioni Quorum/YouTrend su dati Ministero dell'Interno

Per chi hanno votato le donne

Se fin qui abbiamo potuto ricostruire la partecipazione femminile alle elezioni europee con dati certi, appoggiandoci su quanto dichiarato dal Ministero dell’Interno, non possiamo fare lo stesso per capire per chi le donne italiane hanno scelto di votare. Per analizzare le preferenze politiche in una prospettiva di genere dobbiamo ricorrere infatti ai dati dei sondaggi. In particolare, di un sondaggio realizzato da Quorum/YouTrend nei giorni immediatamente precedenti al voto su un campione 5.000 casi rappresentativo della popolazione italiana e sui risultati di una seconda inchiesta, realizzata attraverso una Voting Advice Application chiamata ‘Trovapartito’.[1]

Come avevano sottolineato Marcella Corsi e Francesca Scrinzi su inGenere alla vigilia delle europee, uno degli aspetti rilevanti di queste elezioni sarebbe stata la capacità dei movimenti populisti di destra di attrarre l’elettorato femminile su posizioni nazionaliste e securitarie. I dati in nostro possesso ci parlano di un successo di questo progetto, anche se parziale. Come si può osservare nella tabella, la Lega è il primo partito anche tra le donne con il 31,3%. Ciononostante, il distacco dal dato maschile è abbastanza evidente, con circa 6 punti di differenza tra uomini e donne. Questo si traduce in un divario abbastanza ampio tra uomini e donne anche per quanto riguarda il voto al centrodestra, solo in parte coperto dalla migliore performance di Fratelli d’Italia tra le donne. Il voto delle donne sembra quindi essere più favorevole, rispetto a quello degli uomini, al PD e in generale alle forze di sinistra (31,5% rispetto al 28,4% tra i maschi, se sommiamo le forze di centrosinistra/sinistra insieme) oltre al Movimento 5 Stelle. 

Questi dati vanno letti anche alla luce di una diversa posizione di donne e uomini su diversi temi. Per studiare le differenze di genere sui temi, ci appoggiamo all’inchiesta online ‘Trovapartito’ , condotta su un campione di 75.129 intervistati, ripesato per essere rappresentativo della popolazione italiana maggiorenne per età, genere, titolo di studio, zona di residenza e voto alle elezioni politiche 2018. Lo studio ricostruisce lo ‘spazio politico’ italiano attraverso 28 domande, che corrispondono a 4 dimensioni di conflitto: “Europa e globalizzazione”, “economia”, “diritti civili e ambiente”, “politica e istituzioni”.  Le figure 3 e 4 mostrano la posizione media di donne e uomini, divisi per titolo di studio, sui quattro assi. Dividere sia per genere che per titolo di studio ci permette di vedere non solo le differenze tra uomini e donne, ma anche come l’elettorato femminile sia, al proprio interno, a sua volta diviso. Ed emergono chiaramente, guardando ai due grafici, due risultati principali. In primo luogo, le donne risultano quasi sempre spostate “a sinistra” (come conferma del resto lo studio precedente): più cosmopolite, chiaramente più aperte su ambiente e diritti civili, leggermente più favorevoli all’intervento dello stato in economia. Il secondo elemento da sottolineare è come, al proprio interno, l’elettorato femminile ricalchi con forza le differenze in termini di titolo di studio che vediamo nell’elettorato maschile: all’aumentare del titolo di studio, sia gli uomini che le donne si spostano quindi verso posizioni più pro-mercato, di maggiore apertura sui diritti civili, con una fiducia superiore nelle istituzioni politiche nazionali e sovranazionali. 

Quello che emerge è un ritratto complesso della partecipazione elettorale femminile: certo, un elettorato più progressista sia come preferenze partitiche che sui temi, ma che ha comunque seguito con numeri importanti le sirene del nazional-populismo. Un elettorato che, a sua volta, presenta divergenze importanti al proprio interno: in termini di partecipazione, tra nord e sud, e per preferenze politiche, a seconda del titolo di studio. 

Figura 3 – Posizione media per genere e titolo di studio dei rispondenti al Trovapartito di Quorum/YouTrend sugli assi “Politica e Istituzioni” e “Economia”

 

Figura 4 - Posizione media per genere e titolo di studio dei rispondenti al Trovapartito di Quorum/YouTrend sugli assi “Ambiente e Diritti Civili” e “Europa e Globalizzazione”

Riferimenti

Cavallaro, M., Diamanti, G. and Pregliasco, L., 2018. Una nuova Italia: dalla comunicazione ai risultati, un’analisi delle elezioni del 4 marzo. LIT EDIZIONI.

Immerzeel, T., Coffé, H. and Van Der Lippe, T., 2015. Explaining the gender gap in radical right voting: A cross-national investigation in 12 Western European countries. Comparative European Politics, 13(2), pp.263-286.

Sarlo, A. and Zajczyk, F., 2012. Dove batte il cuore delle donne? Voto e partecipazione politica in Italia. Gius. Laterza & Figli Spa.

Note

[1] Sondaggio svolto da Quorum/YouTrend per SKY TG24 con metodologia mista CATI/CAMI tra il 25 e il 26 Maggio 2019. Campione di 5.006 intervistati rappresentativo della popolazione residente in Italia, sondata per quote stratificate di genere, età, area macroregionale di residenza e titolo di studio. Errore campionario del +/- 1,4%, con un intervallo di confidenza in entrambi i casi del 95%.

[2] Nei giorni successivi alle elezioni sono circolati diversi sondaggi, con numeri anche diversi dai nostri. Per chi fosse interessato, gli altri studi principali da seguire sono: un'inchiesta di SWG, che riporta dati esattamente opposti rispetto ai nostri per quanto riguarda il voto femminile alle Lega, ed una di Ipsos che invece riporta un pareggio nelle preferenze di uomini e donne per il partito di Salvini.