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L'educazione finanziaria
dei Millennial

Foto: Unsplash/ Wyron A

L’Italia è l’unico tra i paesi Ocse in cui i ragazzi ottengono punteggi più alti delle ragazze in educazione finanziaria, e dove tra gli studenti che hanno raggiunto i migliori risultati in questa materia i maschi sono di più. Cosa dicono i dati sull'alfabetizzazione finanziaria dei "Millennial"

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L'alfabetizzazione finanziaria è di fondamentale importanza per tutti. Ancora di più per i giovani, le cui decisioni avranno conseguenze a lungo termine. Tuttavia, in un mondo che cambia rapidamente, i cosiddetti "Millennial" potrebbero non essere sufficientemente preparati ad affrontare le sfide economiche e finanziarie a cui si trovano di fronte. 

Oggi molti giovanissimi prendono già piccole decisioni finanziarie, come scegliere il piano tariffario del proprio cellulare o definire le priorità di spesa a fronte di una paghetta. Al termine della scuola secondaria devono poi fare scelte più importanti, talvolta insieme ai loro genitori, come decidere se proseguire nel percorso scolastico ed eventualmente come finanziarlo. E quando si devono prendere decisioni che avranno conseguenze di lungo termine, l'alfabetizzazione finanziaria diventa cruciale.

Le scelte a cui i giovani si trovano di fronte possono risultare più difficili rispetto a quelle affrontate dalle generazioni precedenti. In primo luogo, i cambiamenti nel sistema pensionistico di molti paesi hanno spinto gli individui a sentirsi sempre più coinvolti rispetto alla stabilità finanziaria al termine della carriera lavorativa. In secondo luogo, i giovani d’oggi devono confrontarsi con un’aspettativa di vita alta e in aumento, per cui dovranno mantenersi per un periodo più lungo rispetto alle generazioni passate. Inoltre, prodotti e servizi finanziari sono diventati sempre più complessi e al tempo stesso più accessibili grazie alla tecnologia.

Diversi studi dimostrano che bassi livelli di alfabetizzazione finanziaria sono correlati con comportamenti quali incorrere in maggiori debiti, sottoscrivere mutui con interessi più elevati, e risparmiare di meno. Viceversa, individui con più alti livelli di alfabetizzazione finanziaria pianificano meglio, risparmiano di più per la pensione, e sono più propensi a diversificare il rischio. Siccome questo tipo di conoscenza ha effetti sui comportamenti finanziari, è importante sapere quanto gli individui, in particolare i più giovani, comprendano concetti economici basilari.

Il sondaggio mondiale di Standard&Poor's ci dice che a livello globale solo un adulto su tre può essere considerato alfabetizzato dal punto di vista finanziario, ossia in grado di rispondere in modo corretto a domande su concetti economici primari quali il tasso di interesse semplice e composto, l’inflazione e la diversificazione del rischio. Questi dati ci dicono anche che tra i grandi paesi industrializzati, il nostro è quello con la più bassa percentuale di individui che si possono definire alfabetizzati in questo senso. Infatti, solo il 37% degli italiani conosce almeno tre su quattro concetti base dell’economia. Non solo l’Italia ha il più basso tasso di alfabetizzazione finanziaria tra i paesi più sviluppati, ma fa anche peggio di alcune economie emergenti quali il Sudafrica e la Russia, che hanno un tasso rispettivamente del 42% e 38%.

Nei grandi paesi industrializzati, i livelli di alfabetizzazione finanziaria raggiungono un picco nell’età adulta, per poi decrescere con gli anni. In media, il 56% dei Millennial nei paesi del G7 possono essere considerati alfabetizzati da un punto di vista finanziario, e la percentuale sale a 63% tra gli adulti di età compresa tra i 36 e i 50 anni. Diverso è invece l’andamento nelle maggiori economie emergenti, dove i giovani hanno il più alto tasso di alfabetizzazione finanziaria, con 32% degli individui di età compresa trai 15 e i 35 anni che conoscono i concetti base dell’economia, contro un 17% degli adulti di età superiore ai 65 anni. Sorprendentemente, l’Italia ha un andamento dell’alfabetizzazione finanziaria simile ai paesi emergenti. Infatti, l'alfabetizzazione finanziaria diminuisce con l’età: il 47% dei Millennial in Italia può essere considerato financially literate, mentre la percentuale scende a 39% nella fascia di età 35-54 e 35% tra chi ha più di 55 anni.

Percentuale di individui con conoscenze finanziarie

Fonte: Sondaggio Global FinLit di S&P

Se da una parte ci consola sapere che i giovani in Italia sono il gruppo di età con maggiori conoscenze, le competenze finanziarie sono nell’insieme limitate, come confermato dal Programma Internazionale dell’OCSE per la Valutazione degli Studenti (PISA). I risultati dei quindicenni italiani in materia di alfabetizzazione finanziaria sono inferiori alla media dei 10 paesi Ocse che hanno partecipato all’indagine del 2015. Inoltre, gli studenti in Italia ottengono risultati peggiori in educazione finanziaria rispetto a studenti di altri paesi che ottengono risultati simili in matematica e lettura.

In alcuni paesi tra cui l’Italia, l’alfabetizzazione finanziaria è associata al riconoscimento dell’importanza di investire nell’istruzione. Gli studenti che ottengono buoni risultati in educazione finanziaria hanno una maggiore probabilità rispetto agli studenti che ottengono risultati molto bassi di voler intraprendere una formazione universitaria. Tali studenti hanno inoltre una maggiore probabilità di voler svolgere un’attività professionale altamente qualificata intorno ai 30 anni.

I dati PISA del 2015 rivelano anche che l’Italia è l’unico paese in cui gli studenti maschi ottengono in media un punteggio più alto rispetto alle femmine in educazione finanziaria, e dove tra gli studenti che hanno raggiunto i migliori risultati, ci sono più maschi. Le differenze di genere permangono anche quando si confrontano studenti e studentesse che hanno ottenuto risultati simili in matematica e lettura. Questo divario presente nei giovanissimi persiste nell’intera popolazione: tra i paesi del G20, l’Italia ha la maggiore disparità tra uomini e donne in termini di alfabetizzazione finanziaria, con il 45% degli uomini alfabetizzati contro il 30% delle donne. Questa minore conoscenza delle donne si scontra con le loro peculiari sfide finanziarie dovute a un reddito da lavoro mediamente più basso, interruzioni della carriera per la maternità, e un’aspettativa di vita più alta rispetto agli uomini.

Ma cosa può influire sulle conoscenze finanziarie di studenti e studentesse? I prodotti finanziari possono favorire lo sviluppo di competenze attraverso la comunicazione con i genitori e l’esperienza personale. Il confronto con i genitori su questioni finanziarie è associato a una maggiore alfabetizzazione finanziaria rispetto a chi non ne parla mai, anche quando si tiene in considerazione lo status socio-economico degli studenti. 

In uno studio condotto con Annamaria Luisardi abbiamo dimostrato l’esistenza di una forte correlazione tra conoscenza finanziaria dei giovani e percentuale di adulti titolari di un conto corrente nei paesi del G20. La relazione tra alfabetizzazione finanziaria e possesso di un conto corrente è sicuramente legata allo status socio-economico, ma in alcuni paesi, tra cui l’Italia, gli studenti che sono titolari di un conto corrente hanno una competenza finanziaria maggiore rispetto a studenti con simili caratteristiche socio-economiche che ne sono sprovvisti.

Il nostro è anche l’unico Paese in cui gli studenti titolari di una carta prepagata ottengono un punteggio superiore rispetto a quelli di status socio-economico simile che non lo sono. Tuttavia, gli studenti maschi hanno più probabilità rispetto alle femmine di avere una carta prepagata, così come accade in Canada e in Olanda. La relazione positiva tra educazione finanziaria e uso di prodotti finanziari può essere interpretata in diversi modi: da una parte, una maggiore conoscenza economica può motivare i giovani a sperimentare prodotti finanziari, dall’altra, utilizzare un conto corrente potrebbe essere un modo per i giovani di imparare. La ricerca dimostra infatti che avere un conto in banca da adolescenti può sviluppare un’abitudine al risparmio da adulti. 

L’alfabetizzazione finanziaria è strettamente legata ai comportamenti, aiutare i più giovani ad acquisire tale competenza a scuola e sul posto di lavoro può portare benefici sia ai singoli individui sia all’economia nel suo insieme. Se i giovani non possiedono la conoscenza necessaria per prendere decisioni finanziarie adeguate, non potranno fare meglio delle generazioni precedenti.

Fonti

Lusardi Annamaria e Oggero Noemi (2017). Millennials and Financial Literacy: A Global Perspective, GFLEC

OCSE (2017a). PISA 2015 Results (Volume IV): Students’ Financial Literacy, PISA, OECD Publishing, Paris

OCSE (2017b). Italy – Country Note – Results from PISA 2015 Financial Literacy, OECD Publishing, Paris

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