Articolobuone pratiche - famiglie - finanza - inclusione - pari opportunità

L'educazione finanziaria è
il primo passo per la parità

Foto: Unsplash/ Element5 Digital

Un comitato di esperte ed esperti si occuperà di accrescere il più possibile l'educazione finanziaria su risparmi, investimenti e previdenza, soprattutto tra le donne

Articoli correlati

Il 10 novembre molte città italiane saranno coinvolte in una mobilitazione nazionale partita dalle donne per chiedere il ritiro del disegno di legge Pillon che vorrebbe cancellare anni di femminismo. Due ricercatrici ci spiegano perché

Indonesiane, filippine, vietnamite. Arrivano a Taiwan per prendersi cura di anziani e malati, non prima di essere state addestrate da un programma governativo serratissimo che le richiede remissive e servili, prive di trucco e con i capelli corti

Arrivano in Italia con lauree e qualifiche non riconosciute. Per anni fanno le commesse, le badanti, le operaie. Storie di donne migranti che ce l'hanno fatta, con l'aiuto del microcredito

Da quando la Corte di Cassazione ha ritenuto inattuale il parametro del tenore di vita matrimoniale per la definizione dell'assegno di divorzio il dibattito è andato avanti e anche le pressioni da parte delle donne della società civile. Cosa cambia dopo l'ultima sentenza

Tutti gli studi inerenti l'alfabetizzazione finanziaria (financial literacy) in Italia, come l’ultimo rapporto Consob sulle scelte di investimento delle famiglie italiane, confermano, soprattutto se ci si confronta con un contesto internazionale, che l'Italia si classifica all'ultimo posto tra i paesi con economie avanzate.

Secondo i dati più recenti solo il 37% degli italiani ha una conoscenza finanziaria di base.[1] Tale problematica risulta evidente anche tra i giovani, come confermano i dati del rapporto Ocse-Pisa (Programme for International Student Assessment) nella prima indagine 2012, dove l'Italia si classifica penultima, con un ritardo causato principalmente dalla scarsa alfabetizzazione finanziaria delle giovani donne.

Punteggi Ocse-Pisa

Abbiamo sottolineato più volte sulle nostre pagine come le donne in particolare siano insicure nelle scelte finanziarie e meno preparate: il gender gap finanziario è significativo e non dipende da fattori geografici né demografici.

In tale contesto si inserisce l'attività del Comitato per l'educazione finanziaria diretto da Annamaria Lusardi e appena istituito[2], che ha il compito di programmare e promuovere iniziative di sensibilizzazione ed educazione finanziaria per migliorare le competenze dei cittadini italiani in materia di risparmio, investimenti, previdenza, assicurazione, con particolare attenzione al gender gap finanziario.[3]

In vista dell’avvio di una strategia nazionale per l'educazione finanziaria, assicurativa e previdenziale, la cui attuazione è assegnata proprio al Comitato, vogliamo qui ricordare alcuni aspetti cruciali del gender gap finanziario

Tipicamente il grado di alfabetizzazione finanziaria degli individui è collegato a caratteristiche demografiche, come lo stato di famiglia, l'età, l'educazione e il reddito.[4] I dati mostrano però come il reddito, l'educazione e lo stato di famiglia spiegano solo il 25% del gender gap.[5]

Un'ipotesi che potrebbe spiegare il restante 75% della disparità di genere è la suddivisione tradizionale dei ruoli all'interno della famiglia, secondo cui nella coppia la gestione delle finanze spetta agli uomini: finché vivono in coppia, le donne accumulano meno conoscenze in ambito finanziario rispetto agli uomini sposati.

Ci si aspetterebbe però che essendo più longeve degli uomini, almeno nella fase della vecchiaia le donne abbiano maggiori incentivi a prestare attenzione alla gestione dei propri risparmi: invece, il divario tra donne e uomini è ancora maggiore se si osservano le risposte dei divorziati/e e dei vedovi/e, a testimonianza del fatto che lo stato civile dei soggetti non è una determinante del gender gap. Ciò è allo stesso tempo preoccupante e sorprendente: proprio le categorie di donne che devono decidere autonomamente dei propri risparmi, ossia single e vedove, hanno conoscenze finanziarie minime.

Come raggiungerle e informarle, allora? La letteratura ci insegna che è necessario sviluppare canali e forme comunicative diverse per le diverse modalità con cui ognuno/a di noi acquisisce le conoscenze.[6]

L'auspicio è che i decisori politici agiscano in questa direzione, adattando la comunicazione finanziaria in funzione dei soggetti coinvolti, in particolare indirizzandola alle donne; modificando il ruolo della consulenza finanziaria, che deve essere più indipendente, trasparente e comprensibile, affinché i suggerimenti vengano da fonti autorevoli e siano ritenuti affidabili; insistendo sui programmi di formazione in materia finanziaria, che si sono dimostrati particolarmente efficaci nell'accrescere la sensibilità e la conoscenza che le donne hanno del mondo del risparmio.

Note

[1] Standard & Poor’s Ratings Services Global Financial Literacy Survey

[2] Il Comitato è composto da undici membri (di cui sei donne): Annamaria Lusardi – Direttora del Comitato – Denit Trust Endowed Chair of Economics and Accountancy alla George Washington University School of Business; Roberto Basso - in rappresentanza del Ministero dell’economia e delle finanze; Rocco Pinneri - in rappresentanza del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca; Mario Fiorentino – in rappresentanza del Ministero dello sviluppo economico; Concetta Ferrari - in rappresentanza del Ministero del lavoro e delle politiche sociali; Magda Bianco - in rappresentanza in rappresentanza della Banca d’Italia; Giuseppe D’Agostino - in rappresentanza della CONSOB; Elena Bellizzi - In rappresentanza dell’IVASS; Elisabetta Giacomel - in rappresentanza della COVIP; Antonio Tanza - in rappresentanza dell’ADUSBEF; Carla Rabitti Bedogni - in rappresentanza dell’OCF.

[3] Il Comitato agisce secondo quanto stabilito dall’articolo 24 bis del decreto-legge 23 dicembre 2016, n. 237  "Disposizioni generali concernenti l'educazione finanziaria, assicurativa e previdenziale”, volte a prevedere misure ed interventi intesi a sviluppare l'educazione finanziaria, assicurativa e previdenziale (convertito in legge con modificazioni dalla Legge 17 febbraio 2017, n. 15, recante “Disposizioni urgenti per la tutela del risparmio nel settore creditizio”). La norma stabilisce che il Ministero dell'economia e delle finanze, d'intesa con il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, adotti il programma per una "Strategia nazionale per l'educazione finanziaria, assicurativa e previdenziale", la cui attuazione è assegnata al Comitato.

[4] Lusardi A., Mitchell O. S. (eds.) (2011), Financial Literacy: Implications for Retirement Security and the Financial Marketplace, Oxford: Oxford University Press.

[5] Fonseca R. et al. (2012), “What Explains the Gender Gap in Financial Literacy? The Role of Household Decision Making”, The Journal of Consumer Affairs, 46 (1), pp. 90-106.

[6] Indagini autorevoli suggeriscono che le donne preferiscono informazioni visuali, come grafici e figure, mentre gli uomini prestano attenzione a  testi e numeri. Si veda Lusardi A., Mitchell O. S., Curto V. (2010), “Financial Literacy Among the Young”, The Journal of Consumer Affairs, 44(2), pp. 358-380. 

Leggi anche 

Prevenire la violenza con l'educazione finanziaria

Quali ostacoli per le donne nella gestione finanziaria? 

Unbanked, i numeri dell'esclusione finanziaria

Il linguaggio della comunicazione finanziaria e il divario di genere nel mercato azionario

Donne e denaro, il gap di conoscenza

L'alfabetizzazione finanziaria che serve alle donne