Fisco per le donne, un Renzi in due staffe

di Roberta Carlini
03/11/2011

Tra le "cento proposte" dell'esponente Pd, spuntano le aliquote rosa per incentivare l'occupazione femminile. Ma anche il quoziente familiare, che invece la disincentiva. Due ipotesi in contrasto tra loro: meno tasse per le donne che lavorano, o per i coniugi di quelle che non lavorano?

 Finalmente l'emergenza della bassa occupazione femminile è entrata anche nel dibattito politico: si comincia a capire che metter mano a tale questione può aprire una via d'uscita in più, e innovativa, dalla crisi economica che stiamo vivendo. E' tuttavia necessario maneggiare con cura gli strumenti che potrebbero servirci per raggiungere l'obiettivo, e stare attenti a non confonderli o peggio a darceli sui piedi.

L'occasione per una discussione nel merito delle politiche e degli strumenti ci è fornita dalle “cento proposte” lanciate dal sindaco di Firenze Matteo Renzi nel meeting “Leopolda 2011” a fine ottobre (evento che ha avuto un impatto politico molto forte, e una grandissima attenzione mediatica, che però è stata solo in piccola parte dedicata al merito delle proposte raccolte e lanciate dall'esponente del Pd).

In tal spirito va segnalata una certa confusione che viene fuori dalla lettura di due delle proposte.

Al punto 38, sotto il capitolo “far quadrare i conti per rilanciare la crescita”, si lanciano le “aliquote rosa”. Ecco il testo: “L’Italia ha la più bassa percentuale di occupazione femminile d’Europa. Anche il tasso di attività femminile, cioè il numero di donne che si presenta sul mercato del lavoro, è il più basso. Un’agevolazione fiscale riservata all’assunzione delle donne e per un certo congruo numero di anni può portare a riallineare in alto la parità uomo donna sul piano del lavoro”. Se il testo, riferendosi a incentivi all'assunzione, può far pensare a sgravi una tantum per le imprese che assumono donne, il titolo - “aliquote rosa” - fa presumere invece che si parli di riduzioni fiscali per i redditi da lavoro delle donne neoassunte. Insomma, un fisco di favore per le donne, per spingerle sul mercato del lavoro. Una proposta avanzata in modo più chiaro sul Sole 24 Ore l'8 marzo da Andrea Ichino e Alberto Alesina, poi rilanciata da un decalogo “per dare una scossa all'Italia”, firmato stavolta dallo stesso Alesina con Francesco Giavazzi. Alla base della proposta vi è l'ipotesi che il livello di tassazione – dunque la differenza tra il reddito lordo e il netto percepito in busta paga – sia tra le determinanti della scelta di molte donne di restar fuori dal mercato del lavoro: riducendo la tassazione, e dunque aumentando il salario netto, aumenterebbe l'incentivo a lavorare. Mettiamo per un attimo da parte le perplessità che, soprattutto in un periodo di recessione, può suscitare quest'ipotesi (tutta concentrata sull'offerta di lavoro, e sulle sue motivazioni, piuttosto che sulla domanda di lavoro da parte delle imprese, che assumono poco e assumono poche donne). Anche prendendola per buona, sulla stessa efficacia del meccanismo, e dunque sulla opportunità di intraprendere questa come strada privilegiata per far aumentare l'occupazione femminile, sono stati sollevati diversi dubbi teorici e tecnici: si legga ad esempio su questo stesso sito l'articolo di Ugo Colombino, che ne mette in discussione l'efficacia, e ne sottolinea il forte contrasto con “il carattere universalistico e basato sul reddito” della tassazione.

Lo strumento delle aliquote rosa dunque, anche se gode di ottima stampa e facile popolarità, andrebbe approfondito un po' di più. Ma soprattutto, andrebbe poi reso coerente con il resto del programma. Salta agli occhi, qualche decina di proposte dopo quella delle “aliquote rosa”, un altro punto del documento di Renzi relativo al fisco, stavolta sotto il capitolo “Per una comunità solida e solidale”. Ed è il punto 87, dove si propone il quoziente familiare: “Fa parte della realtà italiana che la famiglia sia il luogo di raccolta non solo della solidarietà ma anche dei redditi. Si ricalcolino le aliquote fiscali considerando il quoziente familiare. A parità di reddito paghi meno la famiglia con più componenti”. Anche il quoziente familiare è uno strumento che gode di buona stampa e facile popolarità: chi non vuole aiutare le famiglie? Purtroppo però un meccanismo come quello del quoziente favorisce solo alcune famiglie: quelle monoreddito con più figli e più alto reddito. E poiché per “monoreddito” in Italia si intende nella maggior parte dei casi il reddito del maschio, il quoziente familiare finisce per disincentivare il lavoro femminile. Ampie dimostrazioni di tale effetto si trovano nell'articolo scritto per questo stesso sito da Carlo D'Ippoliti, “Attenti alla trappola del quoziente familiare” e nell'intero nostro dossier sulla questione. I contraccolpi negativi sul lavoro femminile del quoziente familiare sono stati sottolineati anche nell'audizione della Banca d'Italia al senato, nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulla riforma fiscale e assistenziale, il 13 ottobre scorso, nella quale si legge: “Il passaggio dal sistema attuale a uno basato sul quoziente familiare comporterebbe una riduzione dell’aliquota marginale del coniuge con reddito più alto. Il risparmio di imposta sarebbe più marcato per i contribuenti con redditi elevati e aumenterebbe al crescere della disparità di reddito all’interno del nucleo familiare; ciò potrebbe disincentivare la partecipazione al mercato del lavoro del secondo coniuge (...). Ne risulterebbero avvantaggiate le famiglie monoreddito con un numero elevato di componenti”.

Dunque, le cento proposte di Renzi rischiano di litigare tra loro. In un punto, si riducono le tasse alle donne che lavorano; in un altro, si riducono le tasse ai mariti delle donne che non lavorano. Quale dei due incentivi economici vincerà? Un quesito interessante, per i modelli degli economisti. Forse però, vista l'urgenza della questione e le ristrettezze della finanza pubblica, converrebbe scegliere con maggiore attenzione obiettivi e strumenti.

Commenti

ma perchè non si può avere entrambe le cose?

il quoziente familiare NON è un modo per non far lavorare le donne, ma è un modo più equo di far pagare le tasse ai nuclei familiari. che può inoltre agevolare anche le famiglie con il marito disoccupato per un po' ad esempio.
non capisco davvero questa avversione.

ma secondo voi le donne in

ma secondo voi le donne in Italia stanno a casa perchè il marito guadagna troppo? O se mai stanno a casa perchè il mondo del lavoro le taglia fuori e/o non sanno come gestire i figli (soprattuto se non possono contare sulla rete parentale)? C'è solo un modo per incentivare l'occupazione femminile: offrire più servizi alle famiglie.

incentivi alla domanda o alla offerta

Cito la prima proposta di Renzi: "L’Italia ha la più bassa percentuale di occupazione femminile d’Europa. Anche il tasso di attività femminile, cioè il numero di donne che si presenta sul mercato del lavoro, è il più basso. Un’agevolazione fiscale riservata all’assunzione delle donne e per un certo congruo numero di anni può portare a riallineare in alto la parità uomo donna sul piano del lavoro”.
Perché si dà per scontato che l'agevolazione fiscale riservata alla assunzione delle donne non possa invece tradursi in un incentivo alla domanda ovvero in una riduzione del costo del lavoro femminile per l'impresa??? Non vedo che necessariamente rispecchi la proposta Ichino-Alesina (che pure potrebbe funzionare magari non in tutte le situazioni).
In generale concordo con voi che le politiche per la competitività, lo sviluppo, la coesione sociale dal lato cultura di genere, diversity management e conciliazione famiglia-lavoro possano essere ulteriormente approfondite, magari con una visione un pò più aggiornata. Gli diamo tempo?

Due precisazioni

Grazie per i commenti, devo alcune spiegazioni. Non ho manifestato una "avversione" al quoziente familiare, registravo solo quel che tutti gli esperti - ultima la Banca d'Italia - dicono, ossia che è un meccanismo che premia le famiglie con più figli in cui uno dei coniugi non lavora. Se ci va bene così, scegliamo il quoziente familiare, altrimenti - come anche il Forum famiglie ha fatto - cominciamo a studiare altri meccanismi, che incentivino l'occupazione femminile. "Fare tutte e due le cose" può annullare l'effetto di ciascuna delle due. Seconda questione: le aliquote rosa. Renzi le chiama così, e pare richiamare la proposta Alesina etc., poi, come dice A. Visentini, sembra alludere a qualcos'altro, a sgravi mirati alle imprese. Forse col tempo si chiarirà una proposta che è ancora un po' vaga: ragione di più per discuterne nel merito, avanzarne magari anche altre (su questo sito si parla spesso ad es. dei Working Tax Credit). Ma Visentini concorderà con me sul fatto che non è molto logico introdurre insieme quoziente familiare e incentivi fiscali al lavoro femminile. O no?

Il vero concetto di equità

Il quoziente familiare è un’offesa alle donne che lavorano. A parità di componenti un nucleo familiare (ad esempio una famiglia di padre, madre e due figli) bisogna tenere conto che in un nucleo dove lavora solo il marito con un reddito di 40.000 lordi annui le spese saranno comunque più basse, perché la casalinga preparerà i pasti a casa con grande risparmio, non dovrà muoversi di casa tutti i giorni con l’auto o i mezzi pubblici, potrà farsi le pulizie di casa da sola e badare ai figli senza oneri aggiuntivi per il nido/materna.
Un identico nucleo familiare dove lavorano entrambi i coniugi con un reddito pro-capite di 20.000 . ci saranno molte più spese (una seconda auto o l’abbonamento ai mezzi pubblici x la seconda persona, l’acquisto di cibi pronti per la mancanza di tempo, il nido o la materna per i bambini, magari la baby-sitter per andare a prendere i pargoli a scuola visto che le politiche di conciliazione in Italia sono al palo, la colf anche solo una volta la settimana, e ancora…
pagare l’orlo ai pantaloni perché non hai tempo di farlo tu, qualche spesa in più per l’abbigliamento visto che devi per forza andare a lavorare e non puoi andarci con una vecchia tuta, pagarti il pasto fuori casa, mangiare di fretta, farti venire la gastrite perché fai tutto di corsa e doverti pagare gli integratori contro i radicali liberi o l’emicrania da stress!