Linguaggi

L'estate di inGenere è ricca di conversazioni femministe. Visioni e pratiche al cuore di un dialogo ininterrotto tra passato e presente. In questa puntata, un'intervista all'insegnante e femminista Gilda De Caro sul lascito della ricerca dell'antropologa Paola Tabet in Italia

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La pelle giusta
Credits Unsplash/ARTO SURAJ

Questa intervista fa parte della nostra ricerca sulla vita, la carriera e il lavoro dell'antropologa italiana Paola Tabet, che Gilda De Caro, insegnante e femminista cosentina, ha intervistato alla fine degli anni '90, a proposito dell'impatto che la pubblicazione del suo libro La pelle giusta stava avendo in Italia.

Come gruppo di studio sul femminismo materialista del Centro Interdisciplinario de Investigaciones en Género (CInIG) dell’Universidad Nacional de La Plata, abbiamo pubblicato nel 2024 il libro Cuerpos Marcados. Sexo, raza y clase. Questo libro raccoglie le traduzioni di Christine Delphy e Colette Guillaumin dal francese allo spagnolo e di Paola Tabet dall’italiano allo spagnolo - la lingua che si parla nel nostro paese, l'Argentina, e in tutta l'America Latina, tranne che in Brasile. Queste tre scrittrici fanno parte della corrente del femminismo materialista francofono, che ha avuto il suo periodo più proficuo negli anni '70 e '80 del Novecento e rappresenta l'oggetto di studio del nostro gruppo. 

Mentre lavoravamo alla traduzione dell’introduzione di La pelle giusta, con l’intenzione di avere a disposizione più elementi d’analisi abbiamo rintracciato tra le fonti l’intervista I bambini e il razzismo fatta da Gilda De Caro a Paola Tabet, e pubblicata sulla rivista Ora locale, nel 1998. 

Attualmente insegnante di letteratura a Firenze, Gilda De Caro appartiene alla generazione delle femministe degli anni '60. Quando le abbiamo chiesto cosa significasse essere femminista nell'Italia degli anni '60 ci ha raccontato tutta la sua vita, dall'educazione rigorosa ma liberale che ha ricevuto, al tentativo della sua famiglia di combinare un matrimonio, alla sua lotta per studiare all'università invece di sposarsi, al suo attivismo comunista e femminista, alla sua collaborazione con il manifesto, fino a quelle che sono le sue lotte attuali e la sua visione del femminismo oggi. 

De Caro ha conosciuto Paola Tabet nel 1996 e dopo l'inizio della loro amicizia, ha lavorato insieme a lei alla diffusione del libro La pelle giusta. L'abbiamo intervistata per capire meglio l'impatto di questo lavoro.

Abbiamo ritrovato una sua intervista degli anni '90 a Paola Tabet e per noi sarebbe significativo cominciare da qui per capire l'impatto de La pelle giusta in Italia, ormai un classico dell'antropologia femminista.

Ho due copie di questo libro, una l'ho data a mia nipote che ha 13 anni, e credo sia giusto che lo legga perché è importantissimo, è un testo che parla agli adolescenti. Devo dire che, a me sembra, sul razzismo gli adolescenti hanno fatto grandi passi avanti, perché avere i compagni pakistani, indiani, significa scoprire che è un'occasione di conoscenza del mondo.

La pelle giusta

Come vi siete conosciute con Tabet e a cosa avete lavorato insieme?

Ero preside in un liceo scientifico vicino Cosenza e lavoravo bene, facevo le cose che ho sempre fatto a scuola, insomma delle bellissime cose. Era il 1996 e mi arriva dalla Società delle Storiche di Roma e Siena un avviso che ci sarebbe stata la scuola estiva dedicata proprio alla storia delle donne dal dopoguerra in avanti; ho accettato di partecipare, due settimane durante l'estate di quell'anno sono andata a Siena Certosa a seguire questi corsi, dove ho trovato delle donne, delle attiviste, delle compagne che già conoscevo e una in particolare che si chiama Maria Teresa. Un giorno Maria Teresa ha portato Paola, e ci siamo conosciute lì, è stata un'esperienza meravigliosa, magnifica, ci siamo scambiate gli indirizzi, è iniziata così. In autunno ricevo una telefonata da Maria Teresa e mi dice che Paola era diventata accademica, di ruolo, che era stata chiamata all'Università della Calabria per insegnare. Ero felicissima per lei, non sapeva dove andare e l'ho invitata a casa mia. Ne è nata immediatamente un'amicizia, lei scriveva sul manifesto, La pelle giusta era uscito da poco...

Qual è stato il suo rapporto con quel libro?

Sono andata a comprare il libro e ho visto che era un testo interessantissimo perché riportava direttamente i vissuti delle persone allora adolescenti, si parlava tanto di adolescenti ma poi in definitiva pochi li conoscevano o se ne interessavano davvero. Spesso il razzismo in adolescenza nasce per induzione, c'è una spinta a volersi bene all'inizio, e poi successivamente ad affermarsi. Appena c'è un comportamento che appare più forte, e in questo conta molto un certo modello di affermazione maschile, tutti quanti passano ad assumere quel comportamento di esclusione e di pregiudizio verso qualcuno che viene percepito invece come più debole rispetto alle dinamiche di gruppo. Questo è il meccanismo che tante volte avevo osservato tra i ragazzi e quel libro me lo aveva riportato. Intanto Paola aveva ricevuto una pessima accoglienza all'Università, non si rendevano conto del suo valore, della sua grandissima esperienza e soprattutto della volontà che aveva di rifondare la scuola. 

Lei poi ha lavorato anche alla promozione del libro...

Sì, ho portato il libro al liceo scientifico di Rogliano; alcune professoresse sono state entusiaste, altre no, hanno ritenuto che il libro era troppo spinto per una comunità così piccola. Abbiamo lavorato a una rappresentazione del libro all'interno del laboratorio teatrale della scuola, ed è stata un'esperienza straordinaria. Sotto la regia di Ennio Scalercio, un'intera classe ha letto il libro e ha partecipato alla messa in scena. Lo spettacolo è stato bello perché ha raccolto in una palestra tutti gli alunni, i genitori, tutta la comunità, mi ricordo che era tutto pieno. Sul palco c'è stata una discussione sui temi del libro con delle letture, e Paola era seduta in un angolo. Metà del libro è stato letto e recitato in questa maniera, e alla fine la libraia di Rogliano ne ha venduto solo in quella occasione 35 copie. È quello che il teatro deve fare, come diceva Brecht “deve far sentire”, e in quell'occasione è stato proprio così. E Paola era molto, molto contenta.

Cosa è successo dopo nella vita di Tabet? 

Ha cominciato a tenere il suo corso all'università tra mille difficoltà, ma il corso era seguito da un gruppo entusiasta di studentesse e studenti che la ammiravano moltissimo. E poi le difficoltà sono aumentate, Paola voleva ritornare ad Arezzo che era la sua base, perché si era resa conto che il viaggio era molto difficile e lungo, aveva diversi problemi con i figli, e alla fine è riuscita a ottenere un trasferimento e se n'è andata, e da quel momento abbiamo perso i contatti. Però il ricordo è ancora fortissimo, l'intervista che avete trovato è stata pubblicata su Ora Locale, una rivista pensata e diretta da Mario Alcaro, un filosofo dell'Università della Calabria, che ha avuto una grande risonanza proprio sui problemi del Mezzogiorno.

Professoressa, qual è stato secondo lei l'impatto de La pelle giusta in Italia, e dove ha avuto più seguito?

Chiamatemi Gilda, le femministe si chiamano per nome. Potrei essere vostra nonna. All'inizio il libro non ha avuto un grande seguito, solo dopo un po' di tempo ha avuto delle belle presentazioni e poi l’Einaudi l'ha sostenuto e ha avuto molto, molto consenso e soprattutto ha dato luogo a un filone di ricerca, e ad altre iniziative sugli stessi temi. Per esempio, ricordo che Paola raccontava di una sua ricerca in corso sullo spazio, per osservare come i bambini e le bambine nelle scuole dell'infanzia si predisponevano, quando ne avevano la possibilità, da soli nello spazio. Lei aveva già osservato, se non sbaglio in una scuola di San Fili, che le bambine tendevano a disporsi ai bordi dei corridoi, mentre i maschi andavano, correvano rapidamente da una parte all'altra, avevano insomma un comportamento di grande movimento, di grande dinamica, e poi si collocavano sempre per terra al centro dello spazio. E Paola diceva "io questa cosa la voglio indagare anche coinvolgendo i pediatri, coinvolgendo una certa indagine fisiognomica".

E allora, Gilda, cosa ti porti da questa storia che potresti lasciarci, come una bussola in tempi difficili, anche proprio da un punto di vista etico-politico?

Se vuoi fare le cose devono passare attraverso di te, non puoi farle a metà. Le fai perché ti appartengono e ti riguardano. E in questo senso mi sono trovata con Paola. Il corpo, la vita, le cose: non puoi risparmiarti, dire vabè, poi lo faccio. Quello che facevamo lo facevamo perché lo sentivamo come passione profonda all'interno delle nostre vite. Arrivederci ragazze, e non dubitate mai di voi stesse.

Per approfondire

Guarda il video La pelle giusta su Rai Scuola