Dati

In Italia sono ancora moltissimi i maschi di tutte le età che giustificano la violenza, considerando normali comportamenti intrisi di stereotipi di genere e sessismo che impediscono a donne e ragazze una piena autonomia nella vita quotidiana. La nuova indagine di ActionAid chiede politiche di prevenzione primaria

La violenza
"normale"

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Violenza normale
Credits Unsplash/Nikita Belov

In Italia sono ancora moltissimi gli uomini e i ragazzi che giustificano la violenza maschile contro le donne. Dai Baby Boomer alla Gen Z, passando per i Millennial, accanto a segnali di cambiamento positivo, continuano a essere legittimati e considerati accettabili comportamenti che vanno dal controllo del conto corrente a quello del telefono della partner, fino ad arrivare alle forme più gravi di aggressività fisica e verbale.

È quanto emerge dalla ricerca Perché non accada. La prevenzione primaria come politica di cambiamento strutturale, realizzata da ActionAid insieme all'Osservatorio di Pavia e B2Research per indagare la percezione della violenza e delle discriminazioni nei principali ambiti di vita quotidiana per donne e ragazze in Italia e individuare modalità efficaci per prevenirle.

Alla ricerca ha preso parte un campione di 1.801 persone, di cui il 52% donne e il 48% uomini. Due le peculiarità dell'indagine, la prima legata alla presentazione dei dati per fasce d'età, che fornisce uno spaccato molto preciso di come la percezione e l'atteggiamento nei confronti degli stereotipi di genere e delle disuguaglianze cambino da una generazione all'altra. La seconda relativa invece all'idea alla base della ricerca, che ha analizzato una giornata tipo di donne e ragazze, prendendo in considerazione i diversi ambiti della vita quotidiana e i luoghi (fisici e virtuali) in cui si svolge. 

Concentrandosi sulla legittimazione della violenza come dimensione trasversale, la ricerca evidenzia chiaramente come in ciascuno dei luoghi analizzati – dallo spazio domestico a quello pubblico, dai traporti agli spazi culturali fino al mondo digitale – le donne e le ragazze vivano continui condizionamenti legati alla persistenza di stereotipi e norme di genere, che ne limitano la libertà, la sicurezza e le opportunità di partecipazione.

La fotografia che ne risulta è quella di un paese "sospeso tra continuità e trasformazione", in cui le donne restano vincolate ad aspettative e ruoli di genere tradizionali e le disuguaglianze assumono forme nuove, talvolta più difficili da identificare, ma che rimandano a una precisa idea di maschilità controllante e di stampo patriarcale.

La casa, spesso associata a un'idea di maggiore sicurezza, è in realtà lo spazio in cui gli squilibri di potere fra uomini e donne si manifestano in maniera preponderante. Un dato che, su tutti, descrive bene lo svantaggio femminile in quest'ambito è quello relativo al divario nella distribuzione dei lavori domestici: ha dichiarato di occuparsene da sola il 74% delle donne che hanno preso parte alla ricerca, contro il 40% degli uomini. Fra le donne con più di sessant'anni la sproporzione cresce arrivando all'80%, a fronte del 27% degli uomini.

Non va meglio per quanto riguarda la genitorialità, con i carichi di cura che continuano a gravare sulle spalle delle madri. La percentuale di chi ha dichiarato di occuparsi di figlie e figli senza l'aiuto del partner è pari al 41%, contro il 10% dei padri. Fra le donne della Generazione X (cioè nate fra il 1965 e il 1980) la quota aumenta al 47%, raggiungendo il picco del 55% fra le più anziane. 

Un segnale di trasformazione arriva però dai Millennial, le persone nate fra il 1981 e il 1996, che segna un punto di svolta verso una genitorialità più condivisa: qui, il divario di genere nella cura di figli e figlie è di soli 2,1 punti percentuali. Un altro cambiamento positivo rilevato tra chi appartiene a questa generazione è quello relativo alla gestione condivisa, a livello di coppia, della finanza domestica, che riguarda il 30% delle Millennial che hanno partecipato alla ricerca.

Anche negli spazi pubblici e nell'utilizzo dei mezzi di trasporto emergono differenze di genere e percezioni della sicurezza che limitano la libertà di movimento delle donne. Qui il dato che colpisce è quello relativo alle giovani generazioni: il 65,5% delle ragazze fra i 18 e i 28 anni dichiara timore ed evita per questo i mezzi pubblici, e l'88,5% li usa solo di giorno o accompagnata.

La percezione che le donne non siano al sicuro al di fuori delle mura domestiche si riflette anche nella loro presenza negli spazi pubblici, che sono infatti più frequentati dagli uomini (49%, contro il 44% donne), e la percentuale di chi, fra quelle che hanno preso parte alla ricerca, ha dichiarato di aver provato paura degli spazi pubblici è del 52%, contro il 35% degli uomini. Tra le donne della Gen Z, la quota di chi si riconosce in questa situazione arriva al 79%. 

Le ragazze più giovani si confermano del resto le più sensibili rispetto al tema delle disuguaglianze di genere, mostrando alti livelli di consapevolezza di come gli spazi culturali, ricreativi e digitali amplifichino gli stereotipi e influenzino rappresentazioni, relazioni e modelli sociali. D'altra parte, le ragazze Gen Z sono anche le più convinte rispetto alla capacità della cultura di stimolare la riflessione sulle disuguaglianze e favorire cambiamento ed emancipazione.

Al contempo, è proprio nella Gen Z che la polarizzazione fra maschi e femmine risulta più marcata, soprattutto rispetto alla legittimazione della violenza. La percentuale più alta di chi ritiene legittimo il controllo della propria partner in caso di tradimento si registra proprio fra i giovani uomini della Gen Z (18%), e per il 15% la violenza verbale è accettabile in determinate circostanze come tradimento o provocazioni. E se la violenza fisica resta la forma più riconosciuta e condannata di abuso, la giustifica il 13% degli uomini, in particolar modo i ragazzi più giovani (10%).

Un segnale preoccupante, insieme a quello che si ricava dal dato relativo alla tolleranza verso la violenza economica, che come sappiamo rappresenta una delle forme di abuso più sottovalutate e meno riconosciute: a considerarla legittima è una persona su quattro (il 26,7%), con un picco del 41,7% tra i maschi della Gen Z, che ritiene accettabile il controllo economico sulla partner nel caso in cui l'uomo sia l'unico a percepire reddito all'interno della coppia e la donna non lavori o sia in maternità. 

Dalla sezione conclusiva della ricerca, che contiene un'analisi delle principali politiche antiviolenza nel nostro paese, emerge in maniera chiara la necessità di mettere in atto azioni di prevenzione primaria, ossia tutte quelle misure che puntano a sradicare le cause originarie della violenza maschile sulle donne, intervenendo sulle radici culturali e sociali.

Per questo, fra le raccomandazioni formulate da ActionAid nella ricerca e rivolte alle istituzioni, c'è quella di destinare alla prevenzione primaria almeno il 40% delle risorse del Piano nazionale antiviolenza, insieme all'integrazione di una prospettiva di genere in tutte le politiche pubbliche. Solo così sarà possibile agire sulle radici della violenza e costruire un cambiamento reale.

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