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L'ABC delle D.
Proposte per cambiare

Ora che i corpi hanno riempito le piazze è ora che nuove idee riempiano i cervelli. In questo articolo le proposte concrete di inGenere, e non solo, per cambiare la vita delle donne in Italia, e non solo. Una piattaforma aperta, dalla A alla Z

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Dopo la grande manifestazione del 13 febbraio 2011, inGenere.it ha provato a sintetizzare le proposte sul tappeto: come e cosa vogliamo cambiare nel lavoro, nel welfare, nell'impresa, nell'economia? Quali le scelte politiche da fare? E per renderle più leggere e leggibili, le abbiamo messe giù in forma di alfabeto.

 

A. Assegno di maternità universale. Un importo da corrispondersi per cinque mesi a tutte le madri, indipendentemente dal fatto che siano dipendenti o autonome, stabili o precarie, che lavorino o non lavorino ancora.

B. Bilancio di genere. Che ogni amministrazione, dal governo centrale ai comuni,  valuti le proprie decisioni di bilancio in un'ottica di genere, per capire se vanno ad aumentare o diminuire le disuguaglianze attuali; e che  ogni amministrazione dichiari in che misura gli obbiettivi che si propone con le proprie scelte di bilancio contribuiscano alla diminuzione delle disuguaglianze di genere.

C. Congedi di paternità obbligatori, per un periodo di tempo non simbolico – da 6 a 12 settimane - nell'arco dei 4 mesi dopo il parto. Non si tratta più di aiutare le donne a conciliare casa e lavoro, ma di redistribuire il lavoro di cura tra donne e uomini.

D. Distretti family-friendly. Mettere in rete le piccole imprese per rendere più facili e meno costose le pratiche di conciliazione famiglia-lavoro, per il riequilibrio dei ruoli, per la gestione del part-time.

E. Età della pensione. Che tornino alle donne  - in termini di spesa per servizi di cura e conciliazione - tutti i risparmi derivanti dall'aumento dell'età pensionabile delle donne.

F. Fisco. No al quoziente familiare, sistema che penalizza le donne che lavorano. Sì a un fisco “women friendly”, con concessione di Working Family Tax Credit alle tipologie di donne a rischio di bassi salari e di esclusione del mercato del lavoro, e fiscalità di vantaggio per le imprese che offrono servizi di cura. 

G. Giovani. C'è un'intera generazione a rischio, sul mercato del lavoro. Sistema contrattuale, regole, regime fiscale e contributivo, vanno ripensati per ridurre la flessibilità “subìta” e lasciare in piedi una flessibilità positiva, utile per la conciliazione dei tempi di vita e lavoro di donne e uomini.

I. Imprenditrici. Monitorare la discriminazione di genere nell'accesso al credito; sostenere le imprenditrici in maternità; “bollino rosa” negli appalti pubblici, per allargare la presenza dell'imprenditoria femminile..

L. Legge 40. Abolire la legge più restrittiva in Europa sulla procreazione assistita; rivederla in senso antiprobizionista, facendo cadere il divieto di fecondazione eterologa e i limiti e paletti che impediscono di tutelare la salute e il desiderio femminile.

M. Maternità. Eliminare i costi della maternità che restano a carico del datore di lavoro, e trasferirli a carico dell'Inps o della fiscalità generale.

N. Nidi e altri servizi. Riaprire e rifinanziare il piano straordinario 2007-2010. Allo stesso tempo vanno presi in pari considerazione tutti gli altri servizi per la cura, per toglierli dal peso della famiglia e farli entrare in una strategia nazionale dei servizi.

O. Occupazione. Una strategia di genere per uscire dalla crisi prevede: misure orientate al sostegno del lavoro femminile; un rilancio della domanda pubblica che privilegi le infrastrutture sociali; un piano dei servizi per la cura degli anziani.

P. Pendolari. Aumento delle risorse per il trasporto collettivo, per arrivare a una riduzione dei tempi di spostamento nelle città. (Quasi tutto il tempo “recuperato” dalle donne che lavorano in termini di riduzione del lavoro domestico è stato assorbito dagli spostamenti).

Q. Quote. Democrazia paritaria, economia paritaria: 50 e 50, ovunque si decide. La nuova legge elettorale non può prescindere da questo principio.  La legge sulle quote di genere nei cda delle società quotate, da poco approvata, va immediatamente attuata, con miglioramenti, nelle società pubbliche e municipalizzate.

R. Ru 486.  Renderla disponibile in tutte le Regioni, in tutte le Asl e in tutti le aziende ospedaliere, e affinché la terapia farmacologica venga somministrata secondo un protocollo unico nazionale che rispecchi il più possibile le evidenze e le indicazioni scientifico-mediche della comunità internazionale.

S. Stage. Abolizione degli stage gratuiti, previsione di una soglia di rimborso minima, come misura per  limitare gli abusi e incentivare un maggior investimento da parte delle imprese sulla formazione di stagisti e tirocinanti.

T. Tempo pieno. Ripristinare il tempo pieno nelle scuole, ridotto dalla riforma Gelmini, ed estenderlo a tutto il territorio nazionale. E' una proposta pedagogica di qualità per bambini e ragazzi, ed è un sostegno indiretto all’attività lavorativa dei genitori.

U. Uomini. Tutto ciò farebbe bene anche a loro.

V. Violenza. Rifinanziare i fondi antiviolenza, renderli concretamente utilizzabili per il piano nazionale elaborato dall’associazione nazionale dei centri antiviolenza. Favorire la presenza di un centro antiviolenza ogni 100 000 abitanti.

Z. Zero. Sono i fondi stanziati in bilancio dal governo italiano, dal 2010 al 2014, per il Fondo servizi infanzia. Proponiamo che questi fondi, come tutti i fondi sociali (che si sono ridotti quasi dell'80% dal 2008 al 2011), siano rifinanziati.