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Paternità, cosa possiamo
imparare dalla Spagna

Foto: Unsplash/ Tina Bo

I padri spagnoli, che ora possono beneficiare di 35 giorni di congedo, tra due anni potranno prendere 16 settimane, proprio come le madri

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Gli ultimi dati Eurobarometro spiegano bene perché in Italia la conciliazione non è mai stata veramente al centro delle politiche per le famiglie

I dati mostrano che nei paesi europei si fanno più figli dove le donne lavorano di più. Anche in Italia nascite e lavoro possono crescere insieme in presenza di politiche adeguate

Milioni di persone hanno più o meno figli di quanti ne vorrebbero: il rapporto sullo stato della popolazione nel mondo, presentato in contemporanea in più di cento città, quest'anno è dedicato al potere di scegliere 

La Spagna ha fatto grandi passi avanti rispetto all’Italia in termini di condivisione della cura dei figli, ma se confrontata con alcuni casi esemplari dell’Europa del Nord può restituirci bene la misura della strada che resta ancora da fare. Se un padre norvegese ha a disposizione 112 giorni di permesso di paternità, un padre spagnolo, fino ad ora, può beneficiare solo di 35 giorni, quindi meno di un terzo. 

Il congedo di paternità, in Spagna, poco alla volta ha conquistato tempo, ma è sempre rimasto indietro rispetto al congedo di maternità. Nel marzo 2007 i padri sono passati da 2 giorni a 2 settimane, dieci anni dopo sono arrivati a 4 settimane e dal luglio 2018, a 5 settimane. 

Il Congresso dei Deputati spagnoli ha promosso lo scorso giugno una proposta di legge per permessi di paternità e maternità uguali fino a 16 settimane (sei obbligatorie, le prime due subito dopo la nascita o l'adozione, e dieci giorni volontari durante il primo anno di vita), non trasferibili e remunerati al 100%. Adesso, con la presentazione da parte del governo della proposta di bilancio dello stato per il 2019, la legge dovrebbe essere sovvenzionata. 

In realtà, la proposta è una modifica del testo di legge redatto dalla piattaforma PPiiNA – piattaforma per permessi di nascita e adozione paritari e non trasferibili – che da oltre dieci anni si mobilita per una campagna indirizzata a sanare lo squilibrio nelle normative inerenti la genitorialità. L'esecutivo potrebbe fare un passo esplicito verso l'uguaglianza nella cura dell'infanzia: il congedo di paternità sarà esteso a 8 settimane nel 2019, a 12 nel 2020 e finalmente a 16, proprio come quello delle madri, nel 2021. Costo previsto per il solo 2019: 300 milioni di euro. 

Diversi i fattori che hanno spinto i congedi parentali nell'agenda pubblica. La Spagna è oggi caratterizzata da un bassissimo tasso di fertilità (tra 1,3 e 1,5 dal 1988), da un aumento del tasso di occupazione delle madri con figli da 0 a 2 anni – dal 41% nel 1999 al 60% nel 2014 stando ai dati Ocse 2018. Inoltre, l'aumento dei divorzi di coppie con figli piccoli ha cambiato radicalmente le condizioni di cura e assistenza all'infanzia nella società spagnola. 

Riuscire a conciliare un lavoro con un reddito adeguato per avere uno o più figli e avere anche il tempo per prendersene cura è diventato sempre più difficile. Sostenere la spesa per un'assistenza fatta di asili privati o baby-sitter è ormai possibile solo per una fascia di popolazione sempre più ristretta. Nemmeno figure come nonni e nonne, che spesso contribuiscono al bilancio familiare con le proprie pensioni, si coinvolgono come avveniva in passato: solo il 15% di bebè da 0 a 2 anni riceve cure informali in Spagna. Inoltre, il 63% delle persone in età fertile preferisce rivolgersi a un asilo nido quando sia il padre che la madre hanno un lavoro. 

Ma il cambio di paradigma non è solo una risposta all'aumento di necessità di conciliare i diversi lavori, sempre più frammentati e precari, con la vita familiare, è anche dettato dalla necessità di sovvertire lo stereotipo per cui la cura è qualcosa che riguarda solo le donne. Diventa un modo per scardinare il modello sociale per cui la madre è il genitore che principalmente si dedica alla cura, mentre il padre è il genitore che aiuta quando i suoi altri e principali impegni lo permettono.

Attualmente in Spagna esiste un diritto individuale al congedo di maternità di 16 settimane pagato al 100%, di cui 6 settimane sono obbligatorie per le madri, estendibili in caso di parto, adozione o affido multiplo, disabilità e ospedalizzazione del neonato. Le ulteriori 10 settimane possono essere godute dalla madre o dal padre, le cosiddette settimane trasferibili. 

Nel 2007 è stato concesso un congedo di paternità individuale di 2 settimane, remunerato al 100% e non trasferibile (se non viene preso, però viene perso). Nel 2017 questo permesso è stato esteso a 4 settimane e nel 2018 è stato esteso a 5 settimane. La madre, quindi, può dare una parte delle sue 10 settimane volontarie al padre, anche se i dati mostrano che solo il 7% dei genitori sceglie questa modalità

Lo stesso accade nel caso delle coppie dello stesso sesso: solo uno dei genitori ha diritto a 16 settimane, mentre l'altra persona può avere  5 settimane. Numerosi studi dimostrano che quando i permessi non sono pagati al 100% o implicano una diminuzione del reddito, vengono di solito richiesti dalle donne. Se non è previsto un salario sostitutivo, la partecipazione degli uomini viene drasticamente ridotta.

La novità del modello concordato in Spagna sta proprio nella non trasferibilità, nello stabilire i permessi genitoriali come diritti individuali, che non potranno più essere scambiati a piacimento. È questo il nodo che cerca di promuovere la corresponsabilità di assistenza tra genitori. Nel testo dell'accordo non viene specificato se i permessi saranno simultanei ma si legge “perseguiamo sia il riconoscimento di una legge sul lavoro individuale per ogni soggetto progenitore in condizioni uguali, sia il cambiamento socioculturale che implica una responsabilità comune per la cura dei bambini durante il primo anno di vita”. Ogni genitore diventa quindi titolare del diritto, non cedibile, proprio come avviene per altri diritti sociali. 

Secondo l'Istituto nazionale di previdenza sociale spagnolo le prestazioni di paternità hanno superato quelle della maternità nel primo trimestre del 2018. L'istituto ha gestito 62.832 sussidi di maternità nei primi tre mesi del 2018, l'8,1% in meno rispetto al primo trimestre del 2017. Quelli di paternità hanno superato quelli di maternità, raggiungendo 64.505, il 4,8% in meno rispetto al primo trimestre dello scorso anno. Per il Ministero del lavoro spagnolo, questi dati rappresentano “un cambiamento culturale” nel godimento di permessi per la cura dei bambini. 

Secondo la definizione dell'Ocse “la durata del congedo di maternità è fondamentale affinché le donne possano riprendersi dal parto e tornare al lavoro, fornendo nel contempo le cure necessarie al neonato”. E i padri?

Parlare di uguaglianza e non trasferibilità dei permessi non evita la discriminazione delle donne sul posto di lavoro, ma almeno permette di ottenere un coinvolgimento paterno in quelle cure. 

Non deve essere solo una misura per rispondere a tassi di fecondità stagnanti o solo una risposta al desiderio di essere genitori in tempi precari. L'introduzione di permessi genitoriali egualitari è un modo per smetterla di penalizzare le donne, per superare la discriminazione che ancora oggi subiscono nel mercato del lavoro quando scelgono di riprodursi, per combattere la divisione sessuale del lavoro al fine di appianare gli ostacoli che continuano a impedire l'accesso delle donne al mercato del lavoro in condizioni di parità con gli uomini, mantenendo la loro dipendenza economica. 

La scena politica spagnola è stata caratterizzata, negli ultimi anni, da un movimento femminista che ha accresciuto la consapevolezza dello stato di discriminazione in cui ancora vivono le donne in termini di differenze salariali, di carichi di lavoro, di precarietà e responsabilità di cura. Un movimento che non smette di ricordare che la cura è una competenza che si acquisisce attraverso la pratica e non qualcosa di congenito o inscritto nel Dna, mentre la discriminazione nei confronti delle donne è connaturata alle logiche del mercato del lavoro. 

Le donne spagnole con le loro mobilitazioni hanno spostato le politiche pubbliche per superare l'idea che l'esercizio della maternità è un dovere sociale, mentre quello della paternità continua a essere considerato una scelta individuale, un'opzione possibile, di sostegno, a basso costo e con poco coinvolgimento personale.

Riferimenti

Meil, G., Lapuerta, I. and Escobedo, A. (2018) "Spain country note", in Blum, S., Koslowski, A., Macht, A. and Moss, P. (eds.) International Review of Leave Policies and Research 2018

Ministerio de Empleo y Seguridad Social Anuario de Estadísticas del Ministerio de Empleo y Seguridad Social, 2017.  

PPiiNA Plataforma por Permisos Iguales e Intrasferibles de Nacimiento y Adopción

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