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Patria e
famiglia

Il nemico fuori di noi, la famiglia tradizionale dentro di noi. E una politica economica che premierà i più ricchi. L’inedito mix del populismo di governo in Italia riscuote consensi, spaventa e disorienta. Ecco perché si può capire – e fare – qualcosa partendo dalle donne. E dal nuovo ministro della famiglia

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Reddito di cittadinanza e flat tax, chiederci che prezzo avrebbero le promesse elettorali, e per chi, può aiutarci a valutare le priorità del prossimo futuro. Ugo Colombino, economista che da più di vent’anni si occupa di valutare il benessere a partire da politiche alternative di tassazione, ha fatto i conti

Il contratto firmato da Lega e 5Stelle rivela una precisa visione del ruolo delle donne e della famiglia: la cura è un problema tutto femminile. Chi ha i soldi può risolverlo pagando, le altre pesando sulle nonne o rinunciando al lavoro. Un’analisi di genere e le ripercussioni sull'economia

Le donne, gli omosessuali e gli immigrati, sono stati i primi bersagli delle dichiarazioni rilasciate dalla nuova squadra di ministri appena salita in carica. In attesa dei primi provvedimenti concreti, nei quali si potrà leggere la distanza tra le parole e i fatti, l’esordio del nuovo governo ha un messaggio netto, che smentisce una falsa contrapposizione tra chi ha a cuore i diritti sociali e chi le conquiste civili, e mostra invece una linea continua tra questioni sociali e civili all'insegna della difesa e della chiusura. Per questo è utile leggere l’arrivo al governo, per la prima volta in uno dei paesi fondatori dell’Europa, delle forze politiche che vanno genericamente sotto il nome di “populiste” - e il cui arco può essere tracciato con una lunga gittata che va da Trump a Orban - sotto il segno del nuovo Ministero della famiglia e della disabilità.

La visione dei rapporti tra uomini e donne e del ruolo che queste hanno nella società non va letta solo nella conta (misera) delle ministre, né solo in quella sceneggiatura tutta maschile che si è svolta nei quasi novanta giorni della crisi – sceneggiatura, va detto, che su questo versante è stata identica anche per le forze di opposizione, a dispetto della propria storia e dei propri principi. Né solo nei programmi messi per iscritto nel contratto, dove già era evidente la concezione del lavoro di cura come delega esclusiva alle donne. È nelle intenzioni e nella stessa ontologia del nuovo animale politico che sta nascendo in larga parte del mondo occidentale e che possiamo chiamare la nuova destra – anche gran parte dei suoi protagonisti e sostenitori ritiene la categoria obsoleta, novecentesca).

Ne è prova eclatante il nuovo ministero. La nomina di un ministro che ha preso posizioni contrarie all’aborto, ai gay, alle nuove famiglie, sembra una sfida invece è una cartina di tornasole. Non si è potuto mettere un “no-euro convinto” all’economia, si può mettere una sentinella della tradizione alla famiglia. È solo fumo, o ci saranno conseguenze concrete? 

Questa filosofia non è solo l’ennesimo backlash di rifiuto del cambiamento. È un corollario della richiesta di protezione che accomuna il fronte populista anti-sistema, reagisce ai grandi shock derivanti dalle trasformazioni sociali e dalle ferite economiche (post crisi, globalizzazione, innovazione tecnologica, migrazioni), in nome della paura e della difesa, il più delle volte da un nemico esterno. Già altrove le donne sono state chiamate al ruolo di protagoniste-vittime in questo schema, ma con un ruolo attivo sulla scena politica che in Italia non c’è (la bella compagna del leader che stira camicie, modello Isoardi, è molto distante dall’immagine della madre-lavoratrice modello Marine Le Pen, e ancor più dalla dissociazione pubblico/privato di Alice Weidel, co-leader dell’estrema destra tedesca dell’Afd e gay).

La difesa da un nemico esterno guida anche la politica economica. Lo scontro politico e istituzionale sull’euro ha fatto venir fuori la questione, accantonata per convenienza in campagna elettorale. Bene che sia venuta alla luce, male invece che ci si allontani da una via di soluzione. La critica – anche radicale – dell’austerità non è necessariamente legata agli avventurismi dell’uscita dall’euro, che danneggerebbe i ceti deboli. Ma quando si propone un uso più espansivo del bilancio pubblico, diventa determinante la scelta del “cosa” e del “come”, e ridurre le tasse ai ricchi producendo deficit è il programma della più radicale destra economica che si possa immaginare.

L’Europa assiste attonita, e anch’essa mostra un ceto dirigente non all’altezza – basti pensare alle ‘gaffe’ sull’Italia, assist insperati alla propaganda anti-europea e alimento del nazionalismo. È l’Europa, con la sua forza e le sue risorse comuni, che deve rimediare ai danni fatti e rispondere all’ansia di protezione che una parte del voto ‘populista’ esprime (c’è anche l’altra parte, quella di conservazione e aumento dei propri privilegi, da non trascurare). 

La provocazione vivente del nuovo ministro della famiglia porterà a una reazione delle donne, anche da fronti e pensieri diversi ma accomunate dal no al ritorno al passato? Potrebbe essere il primo passo di un nuovo percorso, lungo da compiere ma necessario.

Leggi anche La famiglia secondo il nuovo governo