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Pioniere. Christine de Pizan
prima scrittrice di professione

foto Flickr/Playing Futures: Applied Nomadology

Christine de Pizan, prima donna europea a vivere di scrittura, e il lascito di un'esistenza in lotta contro la misoginia culturale del tempo, che ha saputo immaginare una città di regine, guerriere, artiste, inventrici...

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Scrittrice. Poetessa. Critica letteraria. Editrice. Copista. Storica. Intellettuale laica. Classe 1365, Christine de Pizan – nata a Venezia da famiglia originaria di Pizzano, frazione in provincia di Bologna, e approdata alla corte di Francia da piccola, al seguito del padre Tommaso, medico del re e professore di Fisica – è stata la prima scrittrice di professione in Europa. Proprio così: la prima a vivere dei proventi del suo lavoro di scrittura.
 
Un'educazione eccezionale (all'epoca era molto raro che una ragazza ricevesse un'istruzione come quella dei maschi, gli studi, in caso, erano riservati soprattutto alle monache rinchiuse nei conventi), quella di cui beneficiò Christine. Di alto profilo letterario. Voluta dal padre, professore di medicina all'ateneo di Bologna prima ancora che 'cervello in fuga' presso la più importante e illuminata corte dell'epoca, certo, ma che lei seppe coniugare a un grande talento di scrittura e a una speciale consapevolezza, alla sua particolare determinazione e abilità nel trovare sostegno e intessere buone relazioni. 
 
Figura modernissima e molto interessante, quella di Christine, storia esemplare e all'avanguardia. Ancora più affascinante se collocata in quello che da molti viene considerato uno dei periodi più oscuri per le donne: il medioevo.
 
All'inizio, dunque, un'infanzia e una giovinezza all'insegna della cultura. Intanto fra i libri del padre professore che circolavano in casa, poi fra quelli della raccolta messa insieme dal re Carlo V detto “il Savio” che andranno a costituire la biblioteca del Louvre a cui Christine aveva libero accesso e infine i tanti testi da copiare, comporre e far miniare. Poi, prestissimo com'era consuetudine al tempo, il matrimonio con l'amato Etienne de Castel, notaio del re, anche lui, dunque, a suo modo scrittore (di testi legali, testimonianze, dichiarazioni, leggi, scritture varie legate alla vita di una corte così importante). Quindi, ancora dopo la nascita di tre bambini e la morte prematura del marito, i libri da copiare e poi vendere: rimasta vedova a soli venticinque anni (e orfana del padre), Christine deve provvedere alla sussistenza della sua famiglia e lo fa nel modo che conosce e che le viene bene. Cioè scrivendo, pubblicando e producendo libri.
 
È a capo di un piccolo scriptorium, un'officina di copisti che fa lavorare anche miniaturiste e miniaturisti, dunque è editrice e imprenditrice oltre che copista in prima persona, ma non trascura di continuare a pubblicare libri suoi dopo le prime raccolte di ballate all'insegna dell'amor cortese. Ora le sue poesie parlano della sua condizione, della sua vedovanza, del rovescio di fortuna che l'ha colpita, della sua improvvisa solitudine. Ma parallelamente ai versi, Christine comincia a scrivere biografie e libri di storia: si è fatta una certa fama dopo aver criticato uno dei più potenti intellettuali dell'epoca, Jean de Meung, professore alla Sorbona, notissimo per aver scritto il seguito del Roman de la Rose, il best seller dell'epoca. Cosa c'è che non va nel lavoro del famoso professore? 
 
C'è un'incredibile dose di misoginia che stravolge lo spirito cortese del primo libro della Rosa, c'è un linguaggio volgare e offensivo verso le donne, descritte dal prof.De Meung esclusivamente come subdole seduttrici. Ma nessuno osa dirlo e forse sono in pochi ad averlo notato e considerarlo un problema: Christine, invece, non solo ne è rimasta sgradevolmente colpita, ma ne fa, sacrosantemente, una vera e propria questione da discutere a corte. Pubblica allora un libro, una querelle, aprendo una disputa in un mondo, quello delle lettere, decisamente dominato dagli uomini (uomini che hanno anche la preoccupazione di intessere relazioni, soprattutto accademiche e di potere culturale).
 
Anche lei, però, ha i suoi estimatori e amici (i filosofi Jean Gerson e Eustache Deschamps) e i ricchi committenti che la sostengono e fanno lavorare, primi fra tutti Filippo di Borgogna e Giovanni duca di Berry, e Isabella di Baviera: anche Christine è brava a intessere relazioni. E brava a scegliere gli argomenti per i suoi libri, per le sue battaglie filosofiche e politiche da far passare grazie al suo straordinario talento di scrittrice: scrive libri per il buon governo, sulla diplomazia, libri di storia, biografie su committenza, libri di pedagogia, libri in cui riflette su come raggiungere la pace e la stabilità in un momento di grande disordine per il regno (è in corso la Guerra dei Cent'anni).
 
Parla della condizione delle donne, soprattutto di quelle che per vivere devono lavorare come gli uomini (parla molto spesso delle vedove: dunque partendo da sé, diremmo oggi). È così che arriva a concepire la sua opera più nota e più importante, la Città delle Dame. La Città delle Dame è un libro sulle storie delle donne che hanno fatto la storia: regine, guerriere, artiste, inventrici, scrittrici. Guidata da tre figure allegoriche - Madama Ragione, Madama Giustizia e Madama Rettitudine - Christine è chiamata a costruire una vera e propria città dove avranno cittadinanza solo donne: donne valorose che con i loro esempi contrasteranno i tanti argomenti misogini e odiosi che da sempre animano tanti filosofi e scrittori (ovviamente uomini). È un libro importante e solido, così come la città immaginata da Christine, bella ma fortificata. Una città luminosa, costruita su mattoni e muri forti e larghi, con possenti fondamenta costituite dalle storie di Semiramide, delle Amazzoni, di Didone, di Santippe, di Novella da Bologna, delle dame romane, di quelle greche, delle sabine, delle martiri cristiane, di Pentesilea, Carmenta, Saffo, Cornificia... Sono tante e molte sono anche da riscrivere da un'altra ottica, perché fino a quel momento sono state raccontate soprattutto da uomini e c'è molto da rimettere a posto.
 
È interessante, in questo libro, la dimensione collettiva della storia delle donne, a partire dalle tre dame che accompagnano Christine nel lavoro di scrittura ed edificazione della città fino ad arrivare allo spazio, fisico ed ideale, riservato alla comunità femminile, forte e numerosa. È questo, fra tanti altri, uno dei lasciti importanti di questa donna, di questa scrittrice, vissuta tanti secoli fa: le battaglie per i diritti, per essere efficaci e durature, vanno condotte insieme alle altre.
 
Qui sopra una pagina tratta da Christine e la città delle dame, appena uscito per Laterza nella collana dedicata ai lettori e alle lettrici più giovani (di Silvia Ballestra con illustrazioni di Rita Petruccioli)