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Pioniere. I draghi
di Mary Anning

Foto: Flickr/Patrick Buechner

Pioniera della paleontologia, Mary Anning è considerata tra i più grandi studiosi di fossili. A lei sono dovute le scoperte di rettili volanti che un tempo dominavano terre, mari e cieli

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Mary Anning nasce nel 1799 in una famiglia povera, unica di dieci figli a sopravvivere insieme al fratellino Joseph, e per un caso: ha poco più di un anno quando la vicina che la tiene in braccio è colpita da un fulmine insieme ad altre due donne. Nasce anche all’incrocio fra le scogliere del Dorset e del Devon, ricche di fossili del Giurassico[1], venduti da secoli come curiosità o come rimedi contro svariate malattie. Il padre Richard, un ebanista, vende più ammoniti che comò, infatti, e insegna alla figlia a riconoscerli, prelevarli e ripulirli. Muore di tisi quando Mary ha 11 anni, lasciando solo debiti. Lei ne continua l’attività con la madre e Joseph, il quale nel 1811 scopre il primo cranio di Ichtyosaurus, un rettile marino. L’anno seguente lei scopre buona parte del rimanente scheletro.

Capace di raffigurarsi la sagoma di un animale – vissuto milioni di anni prima e che non somiglia a quelli che può vedere attorno a sé – in frammenti di ossa, accurata nel ricomporli, sei anni dopo ne ricostruisce lo scheletro intero e l’esploratore tedesco Ludwig Deichart la soprannomina "la principessa della paleontologia"[2].

La sua reputazione cresce, il reddito no, anche perché Joseph è andato a bottega da un tappezziere. La madre sta per vendere gli ultimi mobili quando il tenente colonnello Thomas James Birch mette invece all’asta fra i conoscitori europei i fossili che aveva acquisito dalla famiglia Anning e consegna a lei i proventi: 400 sterline

Nel 1823 Mary scopre il primo plesiosauro un altro “drago” che suscita scalpore nella comunità scientifica e nelle gazzette. A Georges Cuvier, massima autorità del tempo, viene il dubbio che si tratti di un falso (non mancavano dalle parti di Lyme Regis, e per l’anatomista francese quella bestia dal collo lunghissimo aveva “troppe vertebre”) finché ne riceve un disegno particolareggiato e ammette di aver sbagliato. È la consacrazione. "Meraviglioso esempio del favore divino, quella povera ragazza ignorante… grazie alle sue letture e alla sua diligenza, è arrivata a un grado di conoscenza tale da potersi intrattenere con professori ed altre persone competenti, e tutti riconoscono che ne capisce più di scienza di chiunque altro nel regno", scrive Lady Harriett Silvester nel 1824[3]. 

Foto: Flickr/Henry Ward-Brooke Bond Tea card albumIgnorante, proprio no. Annota e critica articoli scientifici che si fa mandare dai visitatori, impara l’anatomia sezionando pesci e seppie per meglio visualizzare, per similitudine, la forma di specie estinte. A 27 anni, con i risparmi compra una casa e al pianterreno apre l’Anning’s Fossil Depot, assistita da una signorina di buona famiglia, Elizabeth Philpot, che ne diventa l’amica e la collaboratrice. Il deposito è presto frequentato da celebrità come re Federico Augusto II di Sassonia o i “fossilisti” del museo di storia naturale di Londra e di quello di New York. Tra i visitatori più assidui, ci sono i protagonisti del grande conflitto tra scienza e religione tuttora in corso: il geologo Charles Lyell, l’amico e protettore del giovane Charles Darwin; Roderick Muchinson e la moglie Charlotte che mette Mary in contatto con clienti nel resto d’Europa; William Buckland, il reverendo che le resta amico fino alla morte; Henry Thomas de la Bèche che le dedica l’acquarello Duria Antiquor: – un “Dorset più antico” popolato dalle creature che lei aveva identificato. Riprodotto a stampa - e ancora oggi in molti libri di scuola - servì anche questo a raccogliere fondi per aiutarla. 

Nel 1829, trova il rettile volante che Buckland chiama Pterodactylus macronyx (oggi Dimorphodon macronyx) e che conferma l’ipotesi di Cuvier: c’era stata davvero un’era in cui i rettili dominavano terre, mari e cieli. Mary Anning ne ricava 210 sterline e dovrebbe finalmente vivere con un po’ di agio. Ma nel 1835 perde tutti i risparmi in un investimento sbagliato. Attraverso la nuova British Society for the Advancement of Science, Buckland le fa avere una pensione dal governo, per “contributi eccezionali alla scienza”. 

Gli specialisti glieli riconoscono, tant’è che danno il suo nome a numerose specie, ma per loro è solo una donna, e del popolo. Ne è consapevole e amareggiata. Non è ammessa nemmeno in visita alla Geological Society di Londra anche se i membri ne usano le opinioni e le scoperte - tra cui il fatto che certi sassi friabili erano in realtà coproliti, feci fossilizzate - per iscrivere la storia della vita e della morte delle specie nel "tempo profondo" delle ere geologiche, e approdare con Charles Darwin alla teoria dell’evoluzione. All’epoca quel tempo contava soltanto poche centinaia di milioni di anni, comunque molti di più di quelli biblici. Da credente lei ne era turbata, così come Elizabeth Philpot[4], ma non al punto da abbandonare le ricerche.

Muore a 47 anni, di cancro al seno. De la Bèche, presidente della Geological Society, ne pronuncia l’elogio funebre davanti all’assemblea, come se lei ne avesse fatto parte. Anni dopo, Charles Dickens racconterà sulla rivista letteraria All Year Round la vita della "figlia del carpentiere che si guadagnò un nome tutto per sé e se lo meritava"[5].

Riferimenti

Christopher McGowan, Dinosauri e draghi sputafuoco, Sperling & Kupfer, Milano, 1993

Hugh Torrens, Mary Anning (1799-1847) of Lyme: 'the greatest fossilist the world ever knew', British Journal for the History of Science, vol. 28, 1995, pp. 257-284 (a pagamento).

(Il saggio di Torrens riaccese l’interesse per Mary Anning e negli anni successivi in Gran Bretagna e negli Stati Uniti uscirono numerose biografie)

Shelley Emling, The Fossil Hunter: Dinosaurs, Evolution, and the Woman whose Discoveries Changed the World, Palgrave Macmillan, Londra, 2009

Tracy Chevalier, Strane creature, Neri Pozza, Vicenza 2009

NOTE

[1] La zona, detta “Jurassic Coast” anche se comprende il Triassico e il Cretaceo, è stata dichiarata dall’Unesco patrimonio mondiale dell’umanità nel 2001.
[2] Citato sul sito del museo Philpot di Lyme Regis.
[3] Dal diario di Lady Silvester, 1824, dopo una visita, citato dallo storico della scienza Hugh Torrens in Mary Anning (1799-1847) of Lyme: "The greatest fossilist the world ever knew".
[4] Il museo Philpot di Lyme Regis è stato costruito nel 1900 sul sito della casa natia di Mary Anning da un suo bis-nipote, Thomas James Philpot: 
[5] Citato da Shelley Emming, in The Fossil Hunter.

Questo articolo è pubblicato in collaborazione con L'Enciclopedia delle donne, che partecipa al dossier Pioniere.

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