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Le strade libere le
fanno le Wherrior

Foto: Unsplash/ Yura Fresh

Usare il crowdmapping per migliorare la vita in città. Ne parliamo con Eleonora Gargiulo, Ceo e fondatrice di Wher, la prima app-navigatore creata dalle donne per le donne

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Wher, la prima app-navigatore creata dalle donne per le donne, dove le strade sono valutate in base a quanto vengono considerate sicure, è sbarcata da questa estate a Milano, disponibile su Apple Store e Google Play. Sulla sua carta d’identità si legge che è uno strumento di crowdsourcing, mirato a radunare i pareri delle utenti e trasformarli in informazioni per le altre donne attraverso un algoritmo. Per capire meglio come funziona questa bussola d’orientamento metropolitana abbiamo rivolto qualche domanda a Eleonora Gargiulo, Ceo e fondatrice dell'app, tra i progetti selezionati dal contest Libere che saranno presentati al Milano hub for markers and students il 5 e il 6 novembre e al Laboratorio Aperto di Modena il 7 e l'8 novembre. "L’idea dell’app" racconta Eleonora a inGenere "è nata da esperienze personali quando ero studentessa fuori sede a Roma, in movimento e sempre a piedi, da esperienze personali come viaggiatrice in solitaria e dalla condivisione con tante amiche del famoso mandami un messaggio quando arrivi a casa".

Ci puoi spiegare cosa è esattamente uno strumento di crowdsourcing

Bella e complessa domanda, nel senso che gli studiosi dibattono ancora sulla definizione più adeguata che è in evoluzione, perché abbraccia anche i temi dell'intelligenza collettiva. In generale per crowdsourcing si intende ogni progetto, attività o strumento in cui gli utenti possono liberamente contribuire a un determinato obiettivo con le proprie conoscenze. Di solito sono obiettivi di impatto, in grado cioè di realizzare qualcosa che sia più della somma delle sue parti, per dirla in linea con gli insegnamenti della teoria dei gruppi di Kurt Lewin. In ambito informatico è semplice pensare a Wikipedia, ma è un approccio su cui si fondano anche molti lavori di consultazione della cittadinanza, ad esempio alcuni progetti di democrazia partecipativa. Wher è appunto uno strumento di crowdmapping se vogliamo essere più specifici, che si fonda proprio sulla volontà della community di contribuire alla realizzazione di una mappa cittadina e collettiva.

Il punto di forza del progetto è proprio la community, avete avuto dei feedback dalle partecipanti?

Siamo sempre in contatto con loro. Il concetto di crowd è assolutamente reale, nel senso che noi di Wher progettiamo ogni aspetto del nostro prodotto insieme alla nostra community, le ascoltiamo sui social e le incontriamo personalmente nei nostri eventi. Le nostre 'Wherrior' sono sempre disponibili perché sanno che stanno contribuendo a un progetto che aiuta altre donne come loro. Quindi i loro feedback sono costanti. Oltre a seguirci sui canali social, partecipano a momenti di co-progettazione. Sentono il nostro progetto come se fosse loro, perché è così: è fatto da loro stesse. Parlando di numeri, al momento le Wherrior sono più di 5000 in Italia, distribuite su tutte le città in cui siamo presenti (al momento sono pronte Milano, Torino e Catania e in fase di mappatura altre 20 città italiane e straniere, ndr).

Quanto è diffuso l’uso di app di questo tipo in Italia?

Se intendi app che usano il crowdmapping, sono diverse ormai. Waze è entrato nel nostro immaginario collettivo per esempio. Se intendi per la sicurezza delle donne invece, esistono altri prodotti che sono stati sponsorizzati ma che intervengono in caso di emergenza quindi dopo un periodo di utilizzo vengono abbandonate. La nostra vuole agire in fase "preventiva" diciamo, perché vuole fornire informazioni offerte dalla Community e lasciare all'utente la libertà di scegliere e muoversi come crede. In questi ultimi mesi abbiamo investito tanto per far conoscere Wher e le potenzialità di questo strumento gratuito per tutte noi, quindi è molto diffuso. Stiamo per aprire in 3 nuove città il prossimo mese ed al momento contiamo 23 città in app, alcune sono anche estere perché l'app si è attivata spontaneamente anche lì e abbiamo deciso di mostrare questi primi dati. Poi andremo a sviluppare le community.

Secondo te ci sono ancora oggi molte donne che rinunciano a girare da sole in città per le paure dettate dalla poca sicurezza delle strade e dei quartieri?

Le ultime rilevazioni Istat 2016 sulla percezione di sicurezza dei cittadini stimano che circa il 30% delle persone si sentono insicure a uscire da sole di sera e che se andiamo a guardare da vicino le differenze di genere, il 36,6% delle donne dichiara di non uscire di sera per paura (a fronte dell’8,5% degli uomini). Noi offriamo un servizio che vuole rispondere a questo bisogno, che vuole dare la possibilità di accedere a informazioni di valore e condivise dalla Community per poter scegliere liberamente e autonomamente come muoversi in città. 

Quanto costa sostenere un progetto come Wher e come lo finanziate? 

Wher è gratuito per le utenti e tale resterà perché queste informazioni sono preziose e devono poter arrivare a tutte. Dietro Wher c'è una startup che sostanzialmente è una squadra al lavoro full-time al progetto, fatta di giovani professionisti. Il nostro lavoro come per tutte le startup vive della ricerca di finanziamenti da una parte e dall'altra di sviluppo del proprio business model. Noi stiamo lavorando a partnership industriali perché vorremmo che il nostro prodotto si trovasse un giorno disponibile sulle principali app di navigazione.

Nel sito si trova anche un manuale per le studentesse Erasmus. Ce ne parli?

È un progetto nuovo di zecca, lo abbiamo pubblicato a metà settembre. Si rivolge a tutte le studentesse Erasmus a Milano, e lo abbiamo tradotto anche in inglese. Si tratta di un utile, divertente e appassionato manuale di sopravvivenza per studentesse Erasmus, appena arrivate in città e che non sanno quale sia la zona migliore in termini di sicurezza e servizi per prendere casa, ad esempio. Possono consultare Wher e scoprirlo e leggere tutti i tips forniti dalla community milanese. È un'idea sviluppata all'interno del progetto di tesi della nostra Chiara Briganti, che ha visto la luce adesso perché Chiara è diventata la graphic designer di Wher.

Esiste secondo te in Italia una cultura dell’urban mapping?

Ci sono esperienze di mapping collettivi, portati soprattutto da progetti che sostengono OpenStreetMap, il principale strumento di mappe open source. Sono quindi seguiti da un pubblico prevalentemente legato ai temi dell'open data, della digital citizenship, un po' per addetti ai lavori talvolta. Gli urban mapping sono un format di Wher, li abbiamo fortemente voluti come delle passeggiate finalizzate certo alla raccolta dati ma soprattutto un modo per scoprire la città e conoscere le sue risorse in termini di servizi disponibili, associazioni del territorio e punti di riferimento utili per chi arriva in città. 

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