Newsdisuguaglianze, ricerca, università

L'avanzata delle donne nel regno dei professori

Foto: Unsplash/ Edwin Andrade

Nelle università italiane le donne prevalgono tra gli immatricolati, tra gli iscritti e ancora di più tra i laureati. Tra i dottori di ricerca e gli assegnisti il numero delle donne è pressoché uguale a quello degli uomini ed è a partire dai ricercatori che la componente femminile diventa minoritaria. Il divario si amplia notevolmente nel caso dei professori associati e ancora di più di quelli di prima fascia. È la "forbice delle carriere universitarie" fotografata dall'ultimo rapporto dell'Agenzia nazionale di Valutazione del sistema universitario italiano (Anvur).

Le donne si laureano di più, e in meno tempo

Il primo dato di rilievo, spiega l'Anvur, è l’ampio margine delle donne sugli uomini tra gli immatricolati: nell’anno accademico 2017/18 rappresentano il 55,1%. E tra gli iscritti: di cui rappresentano nello stesso periodo il 55,5%. Un vantaggio che aumenta se si esaminano i laureati di primo e secondo livello, dove il numero di abbandoni è inferiore per le donne che, inoltre, conseguono il titolo più rapidamente: nel 57,5% dei casi. Questo non vale allo stesso modo per tutte le aree disciplinari: le donne sono di più nelle aree umanistica, sanitaria e sociale, mentre gli uomini sono più numerosi nell’area scientifica (matematica, fisica e ingegneria industriale e dell’informazione). Tra i paesi Ocse, l’Italia registra la segregazione di genere più pronunciate tra i paesi Ocse nelle lauree del settore educativo dove le donne rappresentano il 93,1%.

Le donne investono di più in formazione

Le donne investono anche più in formazione rispetto ai colleghi, e si iscrivono più di frequente a master di primo e secondo livello. "Un motivo di questa scelta può essere rintracciato nel funzionamento del mercato del lavoro: il possesso della laurea sembra accrescere maggiormente la probabilità di occupazione per le donne rispetto agli uomini" commenta l'Agenzia.

Le dottorate sono poche a ingegneria, fisica e matematica

Il rapporto donne/uomini tra gli iscritti ai dottorati varia a seconda dell'area disciplinare, spiega il rapporto. Le donne sono il doppio degli uomini nelle scienze biologiche e mediche e sono più degli uomini nella chimica, nelle scienze agrarie e veterinarie e in quelle psicologiche. Gli uomini sono più del doppio in ingegneria industriale e dell’informazione, circa il doppio in fisica e matematica e di poco più numerosi nelle scienze della terra e ad ingegneria civile. Fatta eccezione per le scienze economiche e statistiche, dove le donne rappresentano la minoranza, e le scienze giuridiche, dove donne e uomini si equivalgono, le donne rappresentano la maggior parte dei dottorati nelle scienze umanistiche e sociali. 

Dal primo assegno di ricerca inizia la "forbice delle carriere"

Dal 2008 le donne nella ricerca e nella docenza sono aumentate diffusamente e in tutte le aree disciplinari, tuttavia è proprio in corrispondenza di questa fase della carriera che la forbice si divarica. In particolare, il divario diventa manifesto a partire dal ruolo di ricercatore a tempo determinato (RUTD), spiega il rapporto, dove emerge un vantaggio a favore degli uomini. "Tale divario interessa tutti i ranghi della gerarchia accademica e diviene particolarmente ampio per i professori di prima fascia. Tra gli ordinari, le aree con più accentuata prevalenza maschile sono ingegneria industriale e dell’informazione e fisica, mentre la differenza è minore nelle aree umanistiche e nelle scienze biologiche. Tra gli associati, la presenza femminile supera quella maschile nelle scienze biologiche ed è in crescita in tutte le altre aree in cui non era già maggoritaria nel 2008" spiega l'Anvur.

 (Fonte: elaborazioni Anvur su dati Miur)

"Un contributo a un riequilibrio nei prossimi anni della composizione per genere nei ruoli apicali della carriera accademica potrebbe venire dall’Abilitazione Scientifica Nazionale, in cui la scelta degli abilitati non sembra essere influenzata dal genere" commenta l'Agenzia, che nel rapporto allarga lo sguardo a tutto il settore di Ricerca e sviluppo: in questo settore, sia privato che pubblico, al 2015 c'è un divario di genere che interessa tutte le regioni italiane, con in media il 65,7% del personale impiegato costituito da uomini.

Leggi tutto il rapporto