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Donne nelle istituzioni. Openpolis "trova l'intrusa"

Foto Elle/More women

Cresce la presenza delle donne nelle istituzioni, ma la parità nell'accesso ai ruoli di maggiore responsabilità è ancora lontana sia a livello nazionale, che per quanto riguarda le isituzioni europee e gli enti locali. A confermarlo è il dossier Trova l'intrusa, appena diffuso da Openpolis, che fa il punto sullo stato della partecipazione femminile alla politica istituzionale. Il risultato è evidente, spiega il dossier, "più pesano i budget da gestire e meno sono le donne che se ne occupano. Le donne, anche quando sono ministre, si occupano per lo più di famiglia, assistenza e istruzione. Colpisce la marcata esclusione dagli affari economici. La loro presenza negli incarichi di maggior prestigio tende a rarefarsi".  

In Italia. Raggiungendo la soglia del 30% di donne in parlamento, la più alta della storia repubblicana, l’Italia si colloca nella metà superiore della classifica europea per donne in parlamento. Tuttavia i casi in cui sono queste a ricoprire il ruolo di presidente di commissione o di gruppo sono rari. La parità di genere tanto pubblicizzata dal governo attuale al momento del suo insediamento, inoltre, è crollata in poco tempo, spiega il dossier. "Meno di una settimana dopo, alla nomina di viceministri e sottosegretari la presenza femminile, dall’iniziale 50%, scendeva al 26,23%. A seguito di rimpasti e ulteriori nomine, è poi ulteriormente scesa all’attuale 25,40%" si legge nel dossier. A livello locale, se in Emilia Romagna e in Campania si registra rispettivamente la presenza femminile più alta in consiglio regionale (32%) e in giunta regionale (75%), in Basilicata le donne sono totalmente assenti dal consiglio regionale e in Molise la giunta regionale è completamente priva di donne. La città italiana più grande ad essere governata da una donna è Ancona con 100.497 abitanti.

In Europa. Se in Svezia troviamo l'unico governo a maggioranza femminile (52%), l'Ungheria è "maglia nera" per l'accesso delle donne alla vita politica, con il 91% dei parlamentari uomini e nessuna ministra, così come la Grecia dove il governo di Alexis Tsipras è composto di soli uomini. Gli unici due paesi in cui è una donna a guidare l'esecutivo sono la Germania, con Angela Merkel, e a Polonia, con Beata Szydło. La presenza delle donne è cresciuta in molti dei parlamenti nazionali dei 28 paesi Ue e nello stesso europarlamento ha raggiunto il 37%. "Ma si tratta ancora di una presenza minoritaria, visto che in ben 17 di questi paesi le donne non arrivano a comporre un terzo delle assemblee elette" spiega il dossier. Inoltre sono ancora poche le donne a ricoprire i ruoli strategici. Nel consiglio europeo le donne sono un 10% e in alcune istituzioni chiave sono ancora meno, per esempio nel consiglio economico finanziario (ecofin) non superano l’8%. 

Quella che interessa le donne è una "doppia segregazione", spiega il dossier. Da una parte una segregazione orizzontale, negli ambiti ritenuti femminli. Dall'altra una segregazione verticale, che le costringe a ricoprire i gradini più bassi delle scale del potere. Non sempre, insomma, fare la conta delle presenze nei luoghi del potere istituzionale corrisponde a un risultato appropriato in termini di parità. Oltre a contare quanti posti sono ricoperti da donne, bisogna chiedersi quali.  

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