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Il sessismo delle startup, scoppia il caso nella Silicon Valley

Foto: Flickr/ Miss Nixie

Complimenti sessuali, advance esplicite e indesiderate, molestie mentre si parla di affari e progetti di persona o via mail. È quello che accade alle donne che lavorano nell'industria tecnologica delle startup. A testimoniarlo è una schiera di imprenditrici e occupate nel mercato dell'hi-tech che negli Stati Uniti lo ha raccontato al New York Times dopo che un portale di settore, The Information, ha pubblicato le prime denunce verso un imprenditore, Justin Caldbeck, strettamente legato al mercato della Silicon Valley

Da lì è scoppiato il caso su un modo di fare diffuso, e troppo a lungo rimasto taciuto, in un ambiente a prevalente presenza maschile - si pensi ad aziende come Google e Facebook, che hanno pubblicamente riconosciuto quante poche donne ci siano nei loro organici - e dai forti squilibri di genere. Primo fra tutti, i soldi: 1,5 miliardi di dollari di fondi ricevuti dalle imprenditrici contro i 58,2 ottenuti dai colleghi uomini, secondo PitchBook, riporta il New York Times.

Tra i nomi che alcune hanno fatto, anche quelli di grandi personaggi del mercato delle startup, come Chris Sacca e Dave McClure. Dopo essere stato contattato dal New York Times, Chris Sacca ha diffuso le sue scuse tramite un post su medium, ringraziando le donne che "con coraggio hanno condiviso le loro storie".

Una di loro, di origini asiatiche, racconta di aver pensato di dover tollerare una serie di atteggiamenti, come se fosse "il prezzo da pagare" per essere un'imprenditrice non bianca.

"Le imprenditrici rappresentano una parte fondamentale dell'industria della Silicon Valley", ha dichiarato al New York Times Katrina Lake, fondatrice e chief executive della startup di abbigliamento Stitch Fix, tra le donne prese di mira da Caldbeck. "È importante rendere pubblici questi comportamenti, in modo che la comunità possa riconoscerli e trovare una soluzione al problema".

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