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Nel contesto dell'Agenda Digitale di Castenaso, le donne della comunità locale stanno partecipando a un progetto di crowdmapping per definire una mappa fatta di luoghi non più solo declinati al maschile neutro, in cui le donne siano protagoniste

Protagoniste del
crowdmapping

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Foto: Unsplash/Kelly McCrimmon

“Il crowdmapping è un processo collettivo di creazione di mappe, realizzato attraverso le segnalazioni dei membri della comunità”, ci spiega Lauriana Sapienza, assessora all’Innovazione digitale del Comune di Castenaso (nella foto sotto), nella città metropolitana di Bologna. Un esempio di crowdmapping è la funzione “aggiungi luogo” di Google Maps: può farlo chiunque, contribuendo così ad arricchire la mappa online con luoghi di qualsiasi tipo.

Alla domanda: “perché a Castenaso”, Sapienza risponde: “perché è giusto farlo, non solo qui, ma dappertutto. In più, Castenaso ha dalla sua alcuni punti di forza: è una comunità forte che ha piacere di ritrovarsi per vivere esperienze insieme e la sua dimensione contenuta rende la mappa più facilmente realizzabile”.

L’idea è stata ispirata dal libro di Leslie Kern Feminist City (Verso Books, 2021; edizione italiana a cura di Treccani, 2021: La città femminista. La lotta per lo spazio in un mondo disegnato da uomini, ndr) e da un viaggio dell’assessora a Vienna, dove ha partecipato a un workshop di urbanistica femminista organizzato da Sex & the City, l’associazione che ha realizzato il Milano Gender Atlas, a seguito del quale ha preso coscienza di quanto le donne non vivano affatto lo spazio urbano. Ne hanno paura perché è pericoloso muoversi da sole, soprattutto di notte, e perché è inadeguato rispetto ai loro bisogni.

“Ho voluto seguire l’invito di Kern a contare le une sulle altre per costruire luoghi in cui noi donne possiamo sentirci sicure”, continua Sapienza, “e così, insieme a Barbara Santi della Regione Emilia-Romagna e a Sandra Lotti, responsabile di Agende Social Lepida, abbiamo deciso di interpretare con il crowdmapping la sfida all’interno dell’Agenda Digitale dell’Emilia-Romagna, Donne e digitale: una risorsa indispensabile”.

“Il principio di base del crowdmapping che abbiamo voluto fare nostro è che se ciascuno di noi inserisce nella mappa i suoi interessi, lo spazio urbano diventerà più ricco e vivibile per tutti. Una persona con disabilità sarà interessata a inserire nella mappa online tutti i negozi, i parcheggi, i marciapiedi accessibili alle persone con disabilità e questi luoghi saranno poi utili all’intera collettività, alle famiglie col passeggino, ai bambini in bicicletta. Il crowdmapping al femminile”, spiega Sapienza, “inserisce nella mappa tutti i luoghi interessanti per le donne, nella certezza che contribuiscano ad arricchire le loro opportunità di vivere lo spazio pubblico”.

Il progetto è partito dalla consapevolezza che il genere non è una categoria isolata ma interconnessa ad altre categorie sociali, ed è stato preceduto da un laboratorio intersezionale che si è tenuto a marzo, a cui hanno partecipato trenta donne di diversa età, nazionalità, cultura, estrazione sociale, livello di scolarizzazione, abilità, religione, occupazione e colore della pelle.

“Abbiamo riflettuto in profondità su alcune domande: cos’è per me lo spazio urbano? Cosa vivo attraversandolo? Qual è la città che vorrei, e come potrei contribuire a realizzarla? Le risposte hanno evidenziato in primo luogo come la consapevolezza di chi siamo e in che modo viviamo la città non sia scontata, ma diversa per ciascuna di noi. Ci hanno raccontato la discriminazione di chi è nera, conosce poco l’italiano, porta il velo, e anche la vulnerabilità di chi non può uscire di casa perché vive una relazione violenta, non ha un cellulare, non lavora.

Sono segnali importanti che un’amministrazione pubblica, come quella che rappresento, deve cogliere. Le risposte hanno poi disegnato luoghi intersezionali, quali la scuola di italiano; la Casa della salute, un luogo dove ci si tiene i figli a turno per potersi svagare qualche ora; le fontanelle dell’acqua; la biblioteca come luogo d’incontro tra culture e ‘parloteca’ per sole donne, il bar per l’aperitivo e altri luoghi.

La ricerca ci ha riportato il desiderio di creare una città inclusiva che riconosca e accolga le differenze, che non faccia sentire nessuno fuori luogo. Una città che sia in grado di offrire servizi per le donne, che li comunichi e li valorizzi e abbia a cuore la salute e il benessere psicofisico di tutte”.

Per l’aggiornamento della mappa, le informazioni sono state raccolte utilizzando la piattaforma Ushaidi, creata per il crowdmapping grazie al supporto di Alessio Comandini della Regione Emilia-Romagna, che l’ha adattata alle esigenze del progetto. “La piattaforma permette di creare moduli di raccolta dati personalizzati, nei quali è possibile definire le categorie, i campi di testo, la geolocalizzazione e altre informazioni. Per l’utente è come compilare un Google form in tempo reale andando a visitare i luoghi che vogliamo inserire. Non è fisicamente necessario essere nel luogo per inserirlo, però noi abbiamo preferito farlo, anche per scattare foto e caricarle in tempo reale”.

I dati vengono inseriti da tutte le donne che partecipano alla passeggiata. La mappa così realizzata viene successivamente trasportata su My Maps, il tool di Google Maps che permette di creare mappe personalizzate ma non di raccogliere i dati: Google non permette di creare la mappa direttamente su Maps, e non consente la categorizzazione. I tag, infatti, sono predefiniti da Google e quelli per le donne non sono contemplati, a conferma di quella invisibilità di cui parla Criado Perez nel suo libro Invisible Women (Vintage Publishing, 2020; edizione italiana a cura di Einaudi, 2020: Invisibili. Come il nostro mondo ignora le donne in ogni campo. Dati alla mano, ndr). Rispetto alla mappa cartacea, quella digitale ha il vantaggio di essere più facilmente implementabile, mantenibile, rappresentabile e modificabile.

Il progetto di crowdmapping di Castenaso è attualmente in fase di sperimentazione, ma la Regione Emilia-Romagna ha intenzione di farla diventare unabuona pratica digitale da estendere a tutti i comuni.

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