La violenza digitale di genere non è una "tempesta perfetta" a cui non possiamo fare altro che arrenderci, ma un fenomeno sociale. Riconoscerla e sradicarla significa soprattutto interrogare l’architettura degli spazi in cui si produce e si amplifica, imparare a disinnescarne gli squilibri di potere. Ridefinire il concetto di consenso e puntare sull'alfabetizzazione tecnologica sono passaggi inaggirabili di una trasformazione culturale che deve partire dall'educazione delle persone più giovani
buone pratiche
Oggi permane la tendenza a concepire e trattare spazi e dinamiche digitali come nettamente separati da ciò che accade in quella che viene chiamata “vita reale”, intendendo con questa espressione tutto ciò che si verifica nello spazio “offline”. Ma è davvero così? Per una lettura femminista della cyberviolenza è imprescindibile ridefinire la realtà
Chiudere i siti non basta. Un gruppo di amministratrici e consigliere lancia Libere anche qui, una campagna sul consenso digitale e sul contrasto alla violenza di genere online supportata da realtà femministe e centri antiviolenza, per portare il tema al centro del dibattito pubblico e dell’agenda politica e avviare un cambiamento a partire da un atlante, un manifesto e un modello di mozione da poter presentare sui territori
Leggere la violenza digitale di genere con una lente intersezionale significa riconoscere che non esiste un'unica esperienza possibile della rete, e che negli spazi digitali vengono riprodotte le gerarchie di potere che colpiscono chi sfugge al concetto di norma. Una ricognizione su come ampliare la consapevolezza delle modalità con cui la violenza viene agita e spesso resa invisibile online
La violenza digitale viene ancora contrastata dalle politiche pubbliche come un'emergenza e non come un problema culturale. Ma intanto le realtà femministe fanno leva sulle pratiche dal basso: centri antiviolenza, operatrici, esperte e associazioni stanno già consolidando reti e alleanze per condividere strumenti, esperienze e competenze
Le infrastrutture digitali non sono neutre, ma progettate e governate dentro assetti economici e culturali che riproducono gerarchie di genere, razza e classe. Se da una parte intervengono rapidamente su contenuti legati a sessualità, aborto ed educazione di genere, dall'altra risultano lente o inefficaci nel contrastare campagne misogine coordinate, e spesso facilitano l'espansione di credenze e modalità patriarcali. Un progetto di ricerca si propone di approfondire il ruolo dei centri antiviolenza nel contrasto alle molestie digitali e di riformulare buone pratiche al passo con i tempi
Normative, cybersicurezza e informatica forense stanno ridefinendo la governance digitale con l'obiettivo di riconoscere e contrastare la violenza di genere e garantire alle donne una maggiore libertà negli spazi online. Una panoramica sugli strumenti che in Italia e in Europa possono rendere le tecnologie più sicure per le utenti
L'intelligenza artificiale può essere usata in modo inclusivo per eliminare discriminazioni e pregiudizi, come quelli contenuti nel linguaggio amministrativo. È quello che fa E-Mimic, un innovativo progetto di ricerca di linguistica e data science. Ne parliamo con Stefania Cavagnoli dell'Università di Roma Tor Vergata e Tania Cerquitelli del Politecnico di Torino
Buone pratiche. Negli ultimi anni il mondo del lavoro è andato incontro a grandi trasformazioni: per affrontare le sfide del presente, sempre più urgenti sono quelle relative alla diversità e all'inclusione. Una breve guida alle pratiche e agli strumenti esistenti per ripensare le organizzazioni rispetto al genere
Dialoghi. Lavinia Hanay Raja, ricercatrice indipendente e femminista, ci racconta perché tutte dovremmo prendere coscienza dei meccanismi di sorveglianza che si celano dietro le tecnologie digitali che utilizziamo tutti i giorni
Persone. Didem Gürdür Broo, scienziata e attivista, lavora alla progettazione di sistemi tecnologici sostenibili. Il suo percorso dimostra che immaginare un futuro più equo e rispettoso dell'ambiente è possibile, a patto di garantire la piena parità di genere nelle Stem
Dalle app per il monitoraggio del ciclo mestruale ai dispositivi di prevenzione del cancro al seno, le tecnologie per la salute delle donne hanno reso sempre più visibili le lacune dei sistemi sanitari tradizionali, ma potranno davvero rivoluzionarne l'assetto in termini di accessibilità e di diritti?