Articolofamiglie - paternità - politiche

Cenni storici sui congedi
di paternità in Italia

Foto: Unsplash/ Markus Spiske

Come l'Italia è passata da uno a sette giorni di congedo di paternità obbligatorio e cosa resta da fare per adeguare la normativa alla direttiva europea

Articoli correlati

L’Italia è stata tra i primi paesi a chiudere le scuole e sarà probabilmente tra gli ultimi a riaprirle. Un'indagine racconta com'è cambiata la gestione del tempo di bambini e genitori durante il lockdown

I nuovi dati sulle dimissioni volontarie in Italia confermano una tendenza ormai stabile da anni nel nostro paese: le madri lasciano il lavoro per prendersi cura dei figli. Il commento di Ivana Veronese

Il bonus baby sitter estendibile ai nonni conferma la vocazione familistica del nostro welfare e mette a rischio i più vulnerabili, indicando una via precisa per uscire dall'emergenza: che ognuno se la cavi da sé, nella propria famiglia e con le proprie forze

Per Tanja Lethoranta, consulente esperta di uno tra i più importanti sindacati finlandesi, c'è bisogno di un cambiamento culturale affinché la conciliazione tra vita e lavoro rappresenti un elemento di libertà e di crescita per tutti. L'abbiamo intervistata

In Italia, la storia dei congedi di paternità, è una storia recente. Verso la fine del 2012, in un momento difficile per l’economia del paese, la Ministra del Lavoro, Elsa Fornero, introdusse un provvedimento ‘simbolico’, ma decisamente innovativo per il nostro paese, che prevedeva per i padri, con un contratto di lavoro dipendente, un giorno di congedo obbligatorio e due giorni di congedo facoltativo – in sostituzione della madre, nel periodo di astensione obbligatoria –, retribuito in modo pieno, a carico dell’Inps. Ho usato l’espressione ‘provvedimento simbolico’ per evidenziare l’innovatività della proposta, ma anche la sua entità ridotta al minimo: un solo giorno di congedo obbligatorio per il padre retribuito al 100 per cento. La misura, introdotta in via sperimentale per gli anni 2013-2015, era finalizzata a “sostenere la genitorialità, promuovendo una cultura di maggiore condivisione dei compiti di cura dei figli all'interno della coppia e per favorire la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro”.

Dal 2012 in poi, diversi provvedimenti si sono succeduti per prorogare e modificare in modo marginale quanto introdotto in via sperimentale. Il congedo di paternità obbligatorio, retribuito in modo pieno, è stato aumentato da un giorno per il 2013 a 7 giorni per il 2020, mentre il congedo facoltativo, fruibile in alternativa alla madre, è attualmente di un solo giorno. Diversi provvedimenti hanno innalzato il numero di giorni di congedo obbligatorio per il padre, ma ciò è avvenuto in modo un po’ improvvisato, senza alcuna valutazione dell’implementazione, e spesso all’ultimo momento, nelle pieghe della legge di bilancio, semplicemente come estensioni temporanee di una misura sperimentale.   

L’introduzione in Italia del congedo obbligatorio di paternità, a partire dal 2013, è in linea con i risultati di studi che mostrano l’importanza di coinvolgere i padri nel lavoro di cura dei figli a partire dalle prime settimane di vita del bambino. A questo proposito, in un policy brief dell’Oecd si legge:

Gli studi OCSE mostrano che i padri che prendono i congedi di paternità o parentale con maggiori probabilità svolgono compiti di cura, come dar da mangiare e fare il bagno ai bambini. E ciò ha effetti duraturi: i padri che si prendono cura dei bambini dalla prima infanzia, tendono a rimanere più coinvolti quando i bambini crescono. Laddove i padri partecipano maggiormente alla cura dei figli e alla vita familiare, i bambini hanno risultati cognitivi ed emotivi più elevati, e in migliore salute fisica. E i padri che si impegnano di più con i loro figli tendono a riportare una maggiore soddisfazione personale e una migliore salute fisica e mentale, rispetto a chi si occupa meno e interagisce meno con i propri figli.

Nell’audizione pubblica del febbraio 2018 presso il Parlamento europeo sulla proposta della Commissione di una Direttiva su “Work-life balance” tra i punti condivisi dagli esperti, e sottolineati come elementi cruciali, due meritano essere ricordati.

  • I congedi parentali, usufruibili dai due genitori, dovrebbero essere definiti come diritti individuali – designati per ciascun genitore – e predisposti come use it or lose it. Ciò aiuterebbe a incoraggiare la condivisione del lavoro di cura tra donne e uomini all’interno della famiglia. I congedi dovrebbero essere disegnati come quote non trasferibili, definendo delle quote per i padri. Questo è individuato come uno dei fattori più importanti per incoraggiare l’utilizzo dei congedi da parte degli uomini, pertanto favorendo un progressivo spostamento verso la condivisione del lavoro di cura. Anche se molte famiglie desiderano e richiedono una certa flessibilità nell’utilizzo dei congedi parentali, se una parte di questi congedi non è specificatamente designata per i padri, pochi uomini lo prendono, rafforzando le disparità nella distribuzione del lavoro non retribuito.
  • Per aumentare il tasso di utilizzo da parte degli uomini, il congedo deve essere adeguatamente retribuito, e idealmente pagato per intero attraverso i contributi sociali. Quando il congedo non viene pagato, o il compenso è molto inferiore alla retribuzione, molte persone – anche alcune donne – semplicemente non possono permettersi di prenderlo. Idealmente, il congedo per i genitori dovrebbe essere pagato per intero, e ciò influisce particolarmente l'utilizzo da parte dei padri. In tutta l'Unione europea, i padri spesso dichiarano il basso livello dell’indennità nel periodo di congedo come ragione del mancato utilizzo. Alcuni studi hanno dimostrato che l'utilizzo da parte dei padri è massimo quando l'indennità è almeno pari o superiore all'80%.

Questi due nodi cruciali sono stati recepiti nella proposta di direttiva della Commissione europea sul work-life balance del 2017. Tra le varie misure, è contemplato il congedo obbligatorio di paternità retribuito di almeno 10 giorni. Il 29 aprile 2019, raggiunta l’intesa tra Commissione e Parlamento europeo, la direttiva è stata approvata, ed è entrata in vigore il 1 agosto 2019. È stabilito che gli stati membri entro tre anni, quindi entro il 31 luglio 2022, devono adottare le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla direttiva.

SCHEDA - Congedi di paternità in Italia dal 2013 al 2020

Per gli anni solari 2013-2015, è stato istituito un congedo di paternità obbligatorio (un giorno) e un congedo facoltativo (due giorni), fruibili in alternativa alla madre, per il lavoratore dipendente, anche adottivo e affidatario, entro e non oltre il quinto mese di vita del figlio. Per i giorni di congedo usufruiti dal padre è riconosciuta un'indennità giornaliera a carico dell'INPS pari al 100 per cento della retribuzione.[1]

Per l’anno solare 2016, è stata disposta la proroga dei congedi di paternità, aumentando il congedo obbligatorio del padre da uno a due giorni.[2]

Per l’anno solare 2017, è stata disposta la proroga del congedo obbligatorio (due giorni) e facoltativo (due giorni) per i padri lavoratori dipendenti.[3]

Per l’anno solare 2018, è stato deliberato l’aumento del congedo obbligatorio da due a quattro giorni. Non è invece stato prorogato il congedo facoltativo, ripristinandolo nella misura di un giorno per l’anno 2018.[3]

Per l’anno solare 2019, è stato aumentato a cinque il numero dei giorni di congedo obbligatorio, e confermata la possibilità di fruire di un giorno di congedo facoltativo in alternativa alla madre.[4]

Per l’anno solare 2020, è stato ulteriormente aumentato a sette il numero dei giorni di congedo obbligatorio, e confermata la possibilità di fruire di un giorno di congedo facoltativo in alternativa alla madre.[5]

Fonte: Inps 

Note

[1] Art. 4, comma 24, lettera a) della legge 28 giugno 2012 n. 92

[2] Art. 1, comma 205, della legge 28 dicembre 2015, n. 208 (legge di stabilità 2016)

[3] Art. 1, comma 354, della L. 232/2016

[4] Art. 1, comma 278, della legge 30 dicembre 2018, n. 145 (legge di bilancio 2019)

[5] Art. 1, comma 342, della legge 27 dicembre 2019, n. 160 (legge di bilancio 2020)

Riferimenti

Anxo D, Fagan C, Letablier MT, Peraudin C, Smith M. (2007). Parental Leave in European Companies. Dublin, Ireland: European Foundation for the Improvement of Working Life and Working Conditions.

EC (2019). New Visions for Gender Equality 2019, Niall Crowley e Silvia Sansonetti (eds.). Luxembourg: Publication Office of the European Union

Eurofound (2019). Parental and paternity leave. Uptake by fathers. Luxembourg: Publication Office of the European Union

Ilo (2014). Maternity and Paternity at Work: Law and Practice across the World. Geneva, Switzerland

Inps (2019), Osservatorio sulle prestazioni a sostegno della famiglia: dati 2018. 19 dicembre 2010.

Luppi, Francesca e Alessandro Rosina (2019). “From a single breadwinner model to two breadwinners to double earner/carer – do we need a new model?”, In: EC (2019), pp. 20-24.

MenCare (ed.) (2018). The need for fully paid, non-transferable parental leave: Leaving inequality behind and giving our children the care they need. Background paper for the European Parliament, Prepared by Tim Shand, 21 February 2018. 

Moss, Peter (ed.) (2014). “10th International Review of Leave Policies and Related Research”. London: University of London, Institute of Education

O’Brien M. (2009). ‘Fathers, parental leave policies, and infant quality of life: International perspectives and policy impact.’ The Annals of the American Academy of Political and Social Science. 624(1): 190-213.

Oecd (2016). ‘Parental leave: Where are the fathers?’ Policy Brief, March.

Leggi anche

Parliamo di paternità e facciamolo subito

Alla gender equality serve più del family act