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Parliamo di paternità
e facciamolo subito

Foto: Unsplash/ Jelleke Vanooteghem

Oltre il family act, con le disuguaglianze familiari che la pandemia ha messo ancor più in evidenza, è il momento di parlare chiaro: per garantire la parità, dentro e fuori dalle case, servono più giorni di paternità obbligatori e dati su padri e nascite

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Il congedo parentale, quando utilizzato dai padri, è considerato uno dei più efficaci strumenti di policy per aumentare il coinvolgimento dei padri nella cura dei figli e nel lavoro domestico, riequilibrando il divario di genere nella ripartizione del lavoro non retribuito, favorendo pertanto la conciliazione tra lavoro e cura della famiglia, e una maggiore uguaglianza di genere in famiglia e nel mercato del lavoro.

Il passaggio dai congedi parentali, utilizzabili sia dalle madri che dai padri, ai congedi di paternità, definiti come un diritto/obbligo del padre, segnano un’importante svolta. L’approccio cambia in modo radicale: si passa dalla possibilità di andare in congedo all’obbligo, per i padri. L’obiettivo esplicito è di coinvolgere i padri nella cura dei figli, a cominciare dal momento della nascita. In pressoché tutti i paesi in Europa, dove i congedi parentali possono essere utilizzati anche dai padri, è stato osservato che la stragrande maggioranza non lo prende. Il quadro cambia laddove sono stati introdotti i congedi di paternità, non trasferibili e con indennità elevate. È questo il caso dei paesi nordici, Germania, Austria, Spagna, e Portogallo. A partire dal 2013, l’Italia è entrata a far parte del gruppo di paesi che prevedono il congedo di paternità obbligatorio e retribuito in modo pieno.

Nonostante i due criteri cruciali (non trasferibilità del diritto, indennità elevata) siano rispettati, l’obbligo di congedo di paternità non sembra aver prodotto gli effetti attesi. Molti neo-papà non godono del loro diritto di passare qualche giornata con la loro creatura, e vanno a lavorare.    

Le informazioni statistiche sui congedi di paternità sono poche, pubblicate annualmente sul sito dell’Inps, limitatamente ai lavoratori dipendenti del settore privato. La tabella 1 riporta i dati sui beneficiari del congedo di paternità obbligatorio e facoltativo, per gli anni 2013-2018. Nella stessa tabella è indicato il numero totale delle nascite (per ogni anno solare) e la stima del numero totale dei papà occupati come dipendenti nel settore privato. L’ultima colonna riporta una stima (un po’ approssimativa, ma utile per dare un ordine di grandezza) del tasso di utilizzo.

Nel 2013, primo anno della misura, solo il 12% dei neo-papà, occupati come dipendenti nel settore privato, ha usufruito del congedo obbligatorio retribuito in modo pieno. Nel periodo 2013-2018, si è registrato un calo significativo delle nascite, e un contenuto aumento dei neo-papà che hanno usufruito della misura. Il tasso di utilizzo è andato progressivamente aumentando, interessando nel 2018 il 33% dei neo-papà, ma rimane inutilizzato dai due terzi degli aventi diritto. Infine, solo una quota molto piccola dei papà ha utilizzato anche il congedo facoltativo.

Tavola 1. Congedo di paternità Legge 92/2012 ai lavoratori dipendenti del settore privato. Numero di beneficiari, numero di giorni di congedo e tasso di utilizzo, 2013-2018

Nota: la stima è calcolata utilizzando i dati Inps per i lavoratori (maschi) dipendenti nel pubblico impiego e i dati Istat per il totale dei lavoratori dipendenti (maschi). Fonte: (1), (2): Inps, 2019, Osservatorio sulle prestazioni a sostegno della famiglia; (3) Istat, 2019 ‘Natalità e fecondità della popolazione residente. Anno 2018’. Statistiche Report, 19.12.2019; (4) e (5) nostra stima.

Come è possibile che un “congedo obbligatorio” retribuito in modo pieno – con un’indennità a carico dell’Inps, quindi senza costi diretti per le imprese–, di entità minima (solo un giorno nei primi tre anni, poi 2 infine 4 nel 2018) non sia utilizzato? Da un lato, i lavoratori non soffrono di svantaggi, se non l’obbligo di comunicare al datore di lavoro le date in cui si intende usufruire del congedo, almeno 15 giorni prima. Se si vuole usufruire del congedo in concomitanza dell'evento nascita, il preavviso è calcolato sulla data presunta del parto. Dall’altro lato, le imprese non sostengono alcun costo monetario e i costi organizzativi sono esigui – dato il basso numero di giorni di congedo e l’ampio preavviso richiesto.

Non esistono informazioni sulle ragioni del mancato utilizzo. È pertanto possibile solo avanzare alcune ipotesi. Innanzitutto, si può supporre una scarsa informazione sull’introduzione di questa nuova misura. Questo spiegherebbe sia il basso tasso di utilizzo nel primo anno di implementazione (attorno al 12% nel 2013), sia un tendenziale modesto aumento negli anni successivi, che potrebbe essere il risultato del passaparola tra i neo-papà. Una seconda ragione del non utilizzo da parte della maggioranza degli aventi diritto potrebbe essere dovuto all’esistenza di una certa resistenza culturale da parte di molti neo-padri che considerano il congedo in concomitanza della nascita di un figlio come qualcosa che riguarda solo la madre. Una terza ragione potrebbe essere legata agli adempimenti amministrativi, ovvero alla necessità di una richiesta presentata dal lavoratore con almeno 15 giorni di anticipo.

In vista nella necessità di adeguare entro il 2022 la normativa sui congedi di paternità dell’Italia a quanto fissato dalla Direttiva dell’Ue innalzando il numero di giorni di congedo di paternità ad almeno 10 giorni – è importante capire le ragioni del mancato utilizzo di questo importante strumento da parte dei padri, per poi suggerire efficaci strumenti di intervento. Ma ciò richiederebbe informazioni statistiche più dettagliate accompagnate da un’analisi sui padri che utilizzano i congedi di paternità, considerando caratteristiche individuali e famigliari, e le ragioni del mancato utilizzo dei padri che rinunciano a godere di questo diritto. In breve, sarebbe auspicabile un’indagine ad hoc sulle nascite e sui padri, replicando le indagini campionarie sulle nascite e le madri condotte dall’Istat.    

Riferimenti

EC (2019). New Visions for Gender Equality 2019, Niall Crowley e Silvia Sansonetti (eds.). Luxembourg: Publication Office of the European Union

Eurofound (2019). Parental and paternity leave. Uptake by fathers. Luxembourg: Publication Office of the European Union

Inps (2019), Osservatorio sulle prestazioni a sostegno della famiglia: dati 2018. 19 dicembre 2010.

Janta, Barbara, and Katherine Stewart (2018). "Paternity and parental leave policies across the European Union: assessment of current provision". Policy memo. Luxembourg: Publications Office of the European Union

Oecd (2016). ‘Parental leave: Where are the fathers?’ Policy Brief, March.

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