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L'Italia e il Social Pillar
per un'Europa inclusiva

Foto: Flickr/ Astrid Knie

Le pari opportunità sono al centro del Social Pillar europeo su cui si sono espressi in questi mesi 21 governi e 5 parlamenti nazionali. Cosa farà l'Italia per adeguarsi all'Europa

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Promuovere la convergenza economica e sociale tra gli Stati dell’Unione è il core del progetto di integrazione europeo. I cittadini europei beneficiano già di tutta una serie di diritti sociali conferiti a ciascuno dalle legislazioni nazionali, dalle norme comunitarie e dai trattati che gli stati membri hanno ratificato. Assicurare a tutti coloro che vivono nell’Unione europea di poter godere appieno dei propri diritti e supportare la costruzione di un mercato del lavoro di area europea che tenga conto dei cambiamenti in corso sarà compito del Pilastro europeo dei diritti sociali, il cosiddetto Social Pillar. 

L’approccio proposto dalla Commissione europea tiene conto del fatto che il mercato del lavoro e le politiche sociali nell’Ue sono il risultato degli sviluppi nazionali e sono governati sulla base delle competenze condivise tra l’Unione e gli stati membri.

L’iter del Social Pillar 

In occasione del Discorso sullo stato dell'Unione tenuto al Parlamento europeo il 9 settembre 2015 il Presidente della Commissione europea Juncker ha annunciato la creazione di un "Pilastro europeo dei diritti sociali". Una prima stesura del Pilastro è stata presentata l’8 marzo 2016, contestualmente è stata avviata una consultazione pubblica che si è conclusa a gennaio 2017.

La consultazione pubblica ha individuato quattro temi chiave:

  • le conseguenze sociali della crisi, tra cui l'aumento della povertà e dell'esclusione sociale, le disuguaglianze e la disoccupazione, il basso livello di crescita e competitività;
  • il futuro del lavoro (lavoro digitale);
  • il cambiamento demografico (invecchiamento della popolazione);
  • le divergenze economiche tra gli Stati membri.

La consultazione pubblica è stata occasione per avviare discussioni con autorità nazionali, governi, parlamenti, società civile, esperti e cittadini dell’Unione.

La Commissione europea ha ricevuto contributi da 21 Governi nazionali (Austria, Belgio, Danimarca, Estonia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Polonia, Paesi Bassi, Portogallo, Regno Unito, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Svezia e Ungheria) e da 5 Parlamenti nazionali, tra cui la Camera dei deputati italiana.

La risposta dell'Italia

La risposta ufficiale del governo italiano alla consultazione ha messo in luce varie priorità. Nell'immagine di seguito vediamo come queste si collegano ai tre ambiti del pilastro sociale. 

Il raggiungimento di questi obiettivi, secondo il governo italiano, dovrà essere conseguito sia attraverso la promozione e lo sviluppo di adeguate politiche sociali a livello nazionale che attraverso la costruzione di strumenti e azioni che siano condivisi a livello di Unione europea. Le principali opportunità correlate alla emanazione del Social Pillar e ai trend in atto a livello europeo in tema di pari opportunità e di migliori condizioni di lavoro si avranno nell’ottica della desegregazione del mercato del lavoro affinché le donne siano maggiormente rappresentate nei settori in cui la loro presenza è ancora scarsa, affinché si mettano in atto misure concrete per il sostegno all’imprenditorialità femminile.

Pratiche emergenti

Diverse sono le pratiche esistenti ed emergenti a livello politico e istituzionale che possono essere prese come riferimenti attuativi. Tra queste, la promozione a livello nazionale del Family Audit sviluppato nella Provincia Autonoma di Trento, che mira a diffondere la cultura della conciliazione tra tempi di vita e di lavoro all’interno dei luoghi di lavoro e la Legge 22 maggio 2017 n. 81 recante "Misure per la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale e misure volte a favorire l’articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato". Il provvedimento estende le tutele sulla maternità e i congedi parentali alle lavoratrici e ai lavoratori autonomi e mira a sviluppare, all'interno dei rapporti di lavoro subordinato, modalità flessibili di esecuzione delle prestazioni lavorative, allo scopo di promuovere la competitività e agevolare la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro.

Tra le altre misure, poi, si pone particolare attenzione al congedo retribuito per le donne vittime di violenza che seguono programmi di protezione, si fa riferimento al fondo di garanzia per le imprese femminili, si evidenzia la messa in campo di azioni di sensibilizzazione contro gli stereotipi di genere nel mondo del lavoro, si sottolinea l’importanza dell’estensione a due giorni obbligatori (che con l'ultima legge di stabilità sono intanto passati a quattro, ndr) del congedo di paternità e infine, si riporta l’approvazione della legge sull’equilibrio di genere nei CdA delle società quotate.

Tra le osservazioni espresse dal governo nell’ambito della consultazione, vi è la necessità di garantire un adeguato sostegno alla maternità e alla paternità e si ritiene fondamentale il rilancio delle politiche pubbliche per la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro per donne e uomini. Si sottolinea, poi, la necessità di potenziare i servizi alla famiglia, in particolare quelli di cura affinché si possa favorire la partecipazione delle donne al mercato del lavoro.

Al fine di raggiungere gli obiettivi fissati in questo ambito, bisognerà definire standard di qualità dei servizi all’infanzia basati su indicatori, rilevazioni e analisi dei fabbisogni. La qualità dei servizi all’infanzia dovrà essere valutata in relazione alla capacità di soddisfare i bisogni di conciliazione dei genitori prestando particolare attenzione ai casi in cui ci siano figli disabili e/o malati cronici. Infine, attraverso la rilevazione dell’impatto sulla conciliazione, potrebbero essere individuate aree di miglioramento anche in termini di sviluppo di nuovi servizi, con sviluppi ancora difficili da prevedere.

Tre opzioni per il futuro

Con il Documento di riflessione sulla dimensione sociale dell’Europa del 26 aprile 2017 la Commissione europea ha inteso avviare un processo di riflessione con i cittadini, le parti sociali, le istituzioni dell’Unione e gli Stati membri su come rispondere nei prossimi anni alle sfide sociali. Vengono presentate tre opzioni per il futuro:

  • limitare la dimensione sociale alla libera circolazione. L'Unione manterrebbe in vigore le norme volte a promuovere la circolazione delle persone oltre le frontiere, come quelle relative ai diritti di sicurezza sociale dei cittadini mobili, al distacco dei lavoratori, all'assistenza sanitaria transfrontaliera e al riconoscimento dei diplomi;
  • chi vuol fare di più in campo sociale fa di più. Alcuni paesi potrebbero decidere di fare collettivamente di più in ambito sociale, ad esempio i Paesi dell’area euro;
  • i Paesi dell'UE 27 approfondiscono insieme la dimensione sociale dell'Europa. Oltre a fissare standard minimi, la normativa potrebbe armonizzare pienamente a livello europeo i diritti dei cittadini in determinati settori. 

Sulle sollecitazioni contenute nel Documento di riflessione il governo italiano ha pubblicato un primo documento di posizione. In esso viene sottolineato come le politiche sociali non sono un'opzione, bensì una delle basi dell’Unione europea. I principi guida cui ancora ispirarsi nella riflessione sull’Europa sociale del futuro secondo il nostro governo sono: equità sociale, convergenza sociale, politiche sociali intese come fattore di competitività e innovazione, politiche macroeconomiche coerenti e dialogo sociale. Raggiungere gli obiettivi della dimensione sociale europea richiede un impegno congiunto sia a livello nazionale che europeo.

L’Italia sostiene l’attuazione di questo ambizioso programma incoraggiando la Commissione a "pensare europeo" che significa offrire un impatto positivo sulla vita dei cittadini europei, delle persone, sostenere i welfare state nazionali e le loro riforme, rafforzare la coesione e la solidarietà anche tra le generazioni per ridurre le diseguaglianze, la povertà e l’esclusione sociale affinché a tutti i cittadini europei sia garantito il pieno godimento dei diritti.

Il 23 ottobre scorso il Consiglio europeo ha approvato all'unanimità il testo della proclamazione interistituzionale sul Social Pillar e ha autorizzato la sua firma a nome degli Stati membri in occasione del vertice di Göteborg che si è svolto il 17 novembre.

La sfida ora è quella di concretizzare gli obiettivi sia sul piano legislativo che con risorse economiche adeguate affinché non rimanga solo nel libro dei sogni.