Articolobuone pratiche - salute

Il progetto "Donna e salute".
Un ponte tra buone pratiche

Foto: Flickr/ Ashley

Come è cambiato il concetto di salute nella storia più recente e perché è così importante pensare alla salute delle donne. Il progetto nazionale "Donna e salute" raccontato da una delle sue ideatrici

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Donna e salute un ponte tra buone pratiche è un progetto nazionale che nasce dalla collaborazione tra tre associazioni di promozione sociale e culturale - Woman to Be, NoidonneTrePuntoZero, Salute&Genere - e la rivista Noidonne. Una collaborazione nata grazie alla esperienza del “Festival Donna e Salute” di San Giuliano Terme. Dopo la presentazione del progetto avvenuta al Senato della Repubblica nel giugno 2015, abbiamo tenuto convegni, workshop, corsi e tavole rotonde in diverse città italiane. Abbiamo coinvolto istituzioni, università, imprese, aziende sanitarie e ospedaliere, enti di ricerca, fondazioni e operatori del terzo settore. Le questioni che abbiamo affrontato: umanizzazione delle cure e degli spazi di cura, prevenzione delle malattie tipicamente femminili, benessere organizzativo in ottica di genere, bilancio di Genere nelle Asl, migranti e discriminazioni multiple, medicina di genere, pratiche educative di genere, stili di vita, alimentazione e benessere nelle varie fasi della vita, genitorialità, violenza di genere, conciliazione tempi di vita e tempi di lavoro, formazione delle/dei professionisti della salute in un'ottica di genere.

Cosa ci proponiamo di fare con questo progetto

L’obiettivo è quello di promuovere empowerment, sia individuale che di comunità, grazie alla generosità di tanti e tante professioniste che hanno messo gratuitamente a disposizione le loro competenze, il loro tempo, la loro professionalità per sensibilizzare e aumentare la consapevolezza nella cittadinanza, nei media, nella politica, nel mondo della sanità e dell'impresa sul tema della salute delle donne come visione complessiva della persona, promuovendo il dialogo tra medicina e medicina di genere e altre discipline che si fanno carico della cura della persona con una visione di genere, multidisciplinare, olistica ed ecologica; valorizzare, far conoscere e mettere in rete le buone pratiche esistenti nelle varie realtà territoriali per facilitare una positiva contaminazione che favorisca una crescita culturale e sociale del nostro paese. Più in generale l'intento è quello di promuovere e diffondere una cultura più attenta al genere femminile, in particolare una cultura della salute, diritto umano fondamentale, che garantisca a ciascuno di raggiungere il pieno potenziale, l’appropriatezza delle cure, valorizzando le differenze, quelle di genere in primis.

Da che tipo di esigenza siamo partite

Siamo partite dalla consapevolezza che, parlando di salute, pensare a un cittadino neutro è un artificio ben lontano dalla realtà, perché la cittadinanza si divide in almeno due grandi categorie, donne e uomini, che presentano differenze biologico-funzionali, psicologiche, culturali e sociali di cui è necessario tener conto. Non a caso l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), individua tra i prerequisiti della salute l’equità sociale e tra i suoi determinanti sociali il genere, perché ha un ruolo nell’accesso, nella qualità e nell’appropriatezza in tutta la filiera della cura: dall’insorgenza della malattia, alla diagnosi, al trattamento, fino alla guarigione. Pensiamo anche all’impatto sulla salute della povertà e della violenza domestica, variabili che le donne si trovano a dover gestire quotidianamente in misura maggiore degli uomini.

Cosa si intende oggi per "salute"

La definizione di salute ha subìto, nel corso della storia, un’evoluzione in base ai modelli culturali e scientifici di riferimento dominanti. L’esperienza che meglio conosciamo è quella del modello biomedico classico occidentale, che è nata e si è sviluppata dalla biologia con un unico obiettivo, quello di studiare la malattia al fine di combattere il male - modello cartesiano-newtoniano - per cui salute è assenza di malattia, è appannaggio quasi esclusivo degli addetti ai lavori che, per evitarla o ritardarne la comparsa, mettono in campo azioni di prevenzione. Nella Costituzione dell'Oms del 1948 si trova una definizione più moderna: "la salute è uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non consiste soltanto in un’assenza di malattia o di infermità", che sposta il focus dalla malattia alla persona, si basa sul modello bio-psico-sociale che ha trovato conferme in indiscutibili evidenze scientifiche, come negli studi di biologia molecolare sui meccanismi epigenetici e di psiconeuroendocrinoimmunologia. Nel 1984 l'Oms introduce accanto alla prevenzione, il concetto di promozione: "la promozione della salute è il processo che permette alle persone di aumentare il controllo su di sé e migliorare la propria salute, non è legata soltanto al settore sanitario: supera gli stili di vita per mirare al benessere". Nella Carta di Ottawa del 1986 si legge poi che "una buona salute è una risorsa significativa per lo sviluppo sociale, economico e personale, ed è una dimensione importante della qualità della vita(…) Fattori politici, economici, sociali, culturali, ambientali, comportamentali e biologici possono favorire la salute ma possono anche danneggiarla(…) La salute è creata e vissuta dalle persone all'interno degli ambienti organizzativi della vita quotidiana: dove si studia, si lavora, si gioca e si ama". Quindi la salute non è più solo uno stato ma un processo che permette alle persone di aumentare il controllo su alcuni aspetti della propria vita per aumentarne la qualità. La responsabilità della tutela e della promozione della salute, essendo questa il frutto dell’equilibrio sinergico tra più fattori, diventa individuale, interpersonale, comunitaria, ambientale e politica. 

Perché è così importante pensare alla salute delle donne

Così come c’è stata un’evoluzione della definizione di salute, anche la medicina ha avuto un suo sviluppo, dalla medicina uomo-centrica alla medicina bikini alla medicina di genere, che sta cercando di ristabilire un equilibrio tra le disuguaglianze di studio, di attenzione e trattamento per garantire a tutti, donne ed uomini il miglior trattamento possibile. Ma la strada da percorrere è ancora lunga. Basti pensare che circa il 90% dei farmaci sono sperimentati su campioni maschili. Dobbiamo tener conto che nel mondo occidentale, si muore sempre meno per malattie acute (infezioni, ecc.), ma si muore o si vive in condizioni invalidanti per malattie croniche (cardiopatie, ictus, cancro, diabete, ecc.) ora chiamate malattie non trasmissibili. Le malattie croniche sono il frutto di scelte di vita fatte molti anni prima della comparsa dei primi sintomi, per cui diventa veramente importante fare promozione della salute aumentando l’empowerment delle persone. Lo stile di vita riguarda l’alimentazione, l’esercizio fisico, le esperienze emotive. Significa prendersi cura di sé per mantenere in equilibrio il corpo e la mente e instaurare relazioni serene con gli altri. C'è bisogno di un cambiamento culturale e sociale importante per una società che sia più equa e democratica.

Leggi il dossier di inGenere sulla medicina di genere