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Se diciamo
"gender mainstreaming"

Foto: Unsplash/ John Robert Marasigan

Una società che voglia davvero permettere alle donne e agli uomini di avere le stesse possibilità ha bisogno dei giusti strumenti. Uno di questi è il gender mainstreaming, vediamo di cosa si tratta

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Il gender mainstreaming (o mainstreaming di genere) è un approccio strategico alle politiche che si pone l’obiettivo del raggiungimento dell’uguaglianza di opportunità tra donne e uomini in ogni ambito della società e che prevede l’integrazione di una prospettiva di genere nell’attività di realizzazione delle politiche: dal processo di elaborazione, all’attuazione, includendo anche la stesura delle norme, le decisioni di spesa, la valutazione e il monitoraggio.

L’intento principale del gender mainstreaming è di realizzare politiche capaci di contrastare le disuguaglianze tra donne e uomini nella società a partire da un’analisi dei meccanismi che ne sono alla base.[1] È un dato di fatto dimostrato dall’analisi della realtà che esistono disuguaglianze sistematiche tra uomini e donne che sono trasversali a tutte le altre disuguaglianze (di età, orientamento sessuale, etnia, religione, etc.) e che non sono compatibili con i principi cardine delle società democratiche, si pensi solo, per l'Italia, all'articolo 3 della Costituzione. 

L’approccio del gender mainstreaming mira a evitare che tali diseguaglianze continuino a perpetuarsi facendo in modo che le politiche e le leggi che deriveranno da tali processi sappiano far fronte alle esigenze specifiche di donne e uomini, ragazze e ragazzi.

Il gender mainstreaming fu individuato a Pechino nel 1995 come strumento principe per il superamento delle disuguaglianze di genere. La Commissione europea lo introdusse, in una comunicazione del 1996 come strategia indispensabile per garantire la parità.

Da allora la Commissione europea ha continuato a promuovere l’approccio del gender mainstreaming negli stati membri tramite gli strumenti più diversi: l’ultimo documento rilevante è l'Impegno strategico a favore della parità di genere 2016-2019 dove si indica chiaramente la necessità di integrare una prospettiva di parità in tutte le attività e le politiche dell’Ue.[2]

Sono diverse le istituzioni e gli organismi che hanno il compito di tutelare il raggiungimento di questo obiettivo e coordinare il lavoro che richiede. Attualmente, all’interno della Commissione europea è l’Unità per l’uguaglianza di genere all’interno della Direzione Generale per la Giustizia e i Consumatori ad occuparsene. L’Unità ha il compito di monitorare e coordinare le attività per la promozione delle pari opportunità all’interno della Commissione e nei singoli paesi, attività che svolge grazie all’aiuto di esperti nazionali. L’Unità della Commissione si avvale della collaborazione dello European Institute for Gender Equality (EIGE) che ha sede a Vilnius (Lithuania) che si occupa di raccogliere dati, mettere a punto metodologie di ricerca, facilitare la diffusione e lo scambio di buone pratiche, elaborare report e ricerche e dialogare con le Organizzazioni non governative a livello europeo e nei singoli paesi. Parallelamente esiste anche la Commissione per i Diritti delle donne e l’uguaglianza di genere (FEMM) del Parlamento Europeo che promuove azioni all’interno del più alto organo rappresentativo dell’Unione europea. 

A livello dei singoli paesi, questa responsabilità dovrebbe tradursi in dipartimenti e ministeri dedicati a far sì che le leggi e le politiche vengano pensate e applicate in un’ottica di genere. Al momento è il Lussemburgo l'unico paese ad avere un Ministero unicamente dedicato ai diritti delle donne. Gli altri stati combinano questa con altre cariche, come avviene in Francia, o subordinano quest’area di politiche a ministeri che si occupano di altro – nella maggior parte dei casi di politiche sociali, del lavoro e della famiglia, in alcuni casi, come nel Regno Unito, dell’educazione; o ancora della giustizia, degli interni, della finanza e delle risorse umane. In altri casi, come in Italia, il Dipartimento per le Pari opportunità fa capo direttamente alla Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Il gender mainstreaming è ormai considerato un ciclo complesso che riguarda non solo la definizione di leggi e politiche, ma anche la loro pianificazione, la loro attuazione e la verifica di come funzionano una volta attuate. Questo, indipendentemente dal fatto che si stia parlando nello specifico di sport, salute, risorse energetiche o altro.

Alla base c’è l’ambizione di garantire che gli interessi di uomini e donne siano equamente tenuti in considerazione. Come si traduce questo nel concreto? Ad esempio, nel caso dell’educazione, lavorando sull’abbattimento degli stereotipi secondo cui le ragazze sarebbero più portate per le materie sociali e umanistiche e i ragazzi per quelle tecniche e scientifiche. Un buon processo di gender mainstreaming in questo caso fa in modo che tutte le persone possano scegliere cosa studiare a prescindere dal sesso liberando questa scelta dalle influenze degli stereotipi di genere. Che significa anche e soprattutto prevenire una segregazione nel mercato del lavoro e nelle carriere di domani.

Note

[1] Ci si riferisce alle disuguaglianze e non alle differenze, in quanto con disuguaglianza di intende la differenza nelle risorse a disposizione e nelle opportunità cui si ha accesso, mentre con differenza si intende semplicemente essere diversi. 

[2] Con la definizione “integrazione di genere” qui la Commissione europea intende proprio il gender mainstreaming.

Fonti

European Institute for Gender Equality (EIGE) 

Commissione Europea

Parlamento Europeo