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Una casa editrice per
donne controcorrente

Quante volte vi è capitato di entrare in una biblioteca, cercare un'autrice e sentirvi rispondere che non esiste? Adesso una nuova casa editrice vuole dar voce alle autrici dimenticate dalla storia. L'abbiamo intervistata

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Somara!Edizioni è un progetto editoriale appena nato, fatto da donne e dedicato alle donne. La casa editrice, lanciata dall’Associazione Sentieri sterrati, con il crowdfunding mira a raccogliere 15mila euro per coprire le spese di lancio. Una sfida che parte sotto il segno dell’ironia contenuta nel bizzarro nome del progetto editoriale, somara. "Abbiamo pensato al valore simbolico che può avere questa espressione nella vita di tutte noi, a quante volte ci sentiamo inadeguate, sbagliate, fuori contesto, non all’altezza, e sentiamo di camminare al contrario. Abbiamo pensato che darle valore, farne il logo di una casa editrice che si occupa di donne dai cammini spesso accidentati e controcorrente, potesse dare un senso, ironico e divertente, di liberazione, leggerezza e di libertà" spiega l'associazione sul sito. Ne abbiamo parlato con la presidente di Sentieri sterrati, Emiliana Nardin.

Come nasce questa bella sfida e quali sono i vostri obiettivi?

Per noi è già una sfida costruire giorno per giorno il percorso di Sentieri sterrati. Quindi proporre, da realtà ancora emergente a persone che non ci conoscono, di finanziare un progetto editoriale per le donne e sulle donne, per di più quelle meno conosciute, quelle di cui più ci si è dimenticati, è molto più di una bella sfida, è una sfida quasi folle. Per ora siamo partite bene, ma ci siamo prefissate, oltre a un primo obiettivo che copre solo i costi delle nostre prime iniziative, anche una scadenza lunga. Il crowdfunding sarà attivo fino a gennaio, quindi, ci sono ancora molti mesi per lavorarci su.

Il primo libro di Somara!Edizioni è Donne della rive gauche, traduzione del testo della studiosa americana Shari Benstock Women of the left bank. Perché questa scelta?

Perché è un testo fondamentale, già tradotto in francese e in spagnolo, che riscrive completamente la storia del modernismo, considerando anche l’apporto fondamentale e non marginale dato dalle artiste e intellettuali che lo hanno vissuto. Tra queste: Gertrude Stein, Sylvia Beach, Janet Flanner, Djuna Barnes, Edith Wharton, Natalie Clifford Barney, e molte altre. Per spiegarne meglio l’importanza citiamo alcune righe della meravigliosa introduzione scritta da Nadia Fusini: "è un libro che serve a correggere un torto, a ristabilire una proporzione che per anni ha imposto nella menzogna una voluta falsificazione del mondo. Noi donne siamo in questo caso parte lesa: ci hanno ingannato, ci hanno sottratto la conoscenza di quale decisivo contributo all’inizio del novecento abbiano dato alla nascita del modernismo scrittrici, editrici, giornaliste che qui vengono risarcite". 

Quali sono le autrici e i testi che vorreste portare in Italia? C’è possibilità di proporre testi originali per la pubblicazione?

Certamente, c’è la possibilità di proporre testi inediti, purché scritti da donne. Oltre che traduzioni e scritti inediti, Somara!Edizioni vorrebbe anche ripubblicare testi che ormai sono fuori catalogo da anni, e che le grandi case editrici non ripubblicano più. In questa direzione vorremmo mettere in cantiere la ripubblicazione di Le figlie di Egalia, di Gerd Brantemberg, e la biografia di Vita Sackville West. Per quanto riguarda le traduzioni stiamo lavorando alla biografia della grandissima e dimenticatissima pianista Clara Haskil.

Quanto l’editoria di oggi secondo voi è attenta alla scrittura e al pensiero delle donne?

Se guardiamo alla grande editoria basti pensare che, dopo quindici anni che una donna non vinceva il Premio Strega, Helena Janeczek con La ragazza con la Leica è salita sul podio e, nella cinquina dei finalisti c’erano tre donne. Sicuramente siamo in un periodo in cui le cose un po’ stanno cambiando, si spera che non sia soltanto una moda passeggera, ma che sia segno di un lento e solido cambiamento, nonostante sia risaputo che la grande editoria segue inesorabilmente le leggi del mercato. Ad ogni modo, analizzando tutte le uscite dell'anno scorso, di quelle in corso, e delle prossime programmate, si può ben affermare che lo 'spirito del tempo' stia volgendo in questo senso, con ricadute positive, speriamo, nei tanti ambiti della vita quotidiana vissuta dalle donne. Se c’è qualcosa che ora ci manca, tra le case editrici che meno hanno guardato al mercato, è  la mitica Tartaruga Edizioni di Laura Lepetit: ci manca con le sue pubblicazioni colte, raffinate e indimenticabili.

Ci racconti la storia dell’Associazione Sentieri sterrati? Avete avuto soddisfazioni, quali iniziative avete intrapreso e che risposta avete avuto? 

Sentieri sterrati è nata perché, a un certo punto, abbiamo sentito di dover fare qualcosa per la diffusione del pensiero e delle opere di donne che a noi erano molto care, ma che in Italia sono davvero poco considerare e conosciute, nonostante in ambito europeo o mondiale siano oggetto di studio e ricevano la giusta attenzione e i dovuti riconoscimenti. Principalmente tutto è nato perché ci siamo trovate spesso a confrontarci su  libri preziosi, libri desiderati e oggetto di desiderio ma non fruibili da molte persone, perché in altre lingue, e ci siamo dette:  perché non li traduciamo noi? Perché non rendiamo più accessibili libri così importanti anche nella nostra lingua? Che diventino patrimonio culturale anche nostro! Da qui è partito tutto, e l'idea si è ingrandita molto rapidamente fino ad arrivare al progetto di costituire non solo una casa editrice, ma anche un‘associazione, proprio per diffondere e parlare il più possibile di queste opere, attraverso dibattiti, conferenze, viaggi di conoscenza diretta nei luoghi di origine e di vita di queste autrici. La risposta delle persone che leggono ogni giorno il nostro sito, i nostri articoli, la nostra pagina Facebook, è sicuramente una cosa che ci fa molto piacere. Stanno aumentando anche i contributi esterni di chi scrive gli articoli e, anzi, invitiamo tutte quelle che hanno storie di donne da raccontare a scriverci e ad inviarcele.

Uno dei progetti in cantiere dell’associazione è anche il Festival delle donne dimenticate che si terrà il prossimo anno a Bologna. Sono così tante le "donne dimenticate"? Potete dare qualche anticipazione sull'evento?

L’evento è ancora in fase embrionale, lo stiamo pensando e costruendo giorno per giorno, tra un paio di mesi saremo in grado di svelare qualcosa in più. Le "ordinarie scomparse" delle donne dalla Storia, quella con la S maiuscola, quella dei libri scritti da uomini, sono state e sono tantissime! Un universo parallelo tutto da scoprire. E, appunto,  sono diventate scomparse "ordinarie", non ci facciamo più caso, ci siamo abituate e abituati. E le dimenticate sono sì artiste, poetesse, scrittrici, pittrici, aviatrici, esploratrici, partigiane, guerriere e amazzoni del passato, ma sono anche quelle che oggi combattono ogni giorno e in ogni parte del mondo, nei più svariati modi, per la loro e per la nostra libertà, alle quali pensiamo che non debba toccare la stessa sorte di tutte quelle venute prima. 

Come è cambiato il femminismo in questi ultimi anni? Quante e quali realtà come la vostra cercano di promuoverlo?

La prima è una domanda da un milione di dollari, a cui non è per niente facile rispondere. Ultimamente è entusiasmante vedere movimenti nuovi e giovani nascere e combattere per valori comuni. È commovente vedere in Argentina, da dove è partito il movimento globale Ni una menos, o in Irlanda , donne di ogni età scendere in piazza, gioire e piangere insieme per cambiare la legge sull’aborto. Certo, in alcuni casi pare che il femminismo sia di moda, ci sono persino le magliette con scritto sopra I’m a feminist. Anche qui, passata la moda, speriamo rimanga la coscienza profonda di quello che siamo e di ciò per cui combattiamo e dobbiamo continuare a farlo. A noi, piace sempre pensare a quel valore assoluto del femminismo per cui le donne con le donne possono. Possono fare, possono essere qualcosa di grande insieme, senza tutti i problemi e gli scontri di appartenenza o di bandiera. 

Quali sono a vostro avviso le battaglie che una giovane donna deve affrontare oggi per affermare i suoi diritti?

Le battaglie oggi non sono molto diverse da quelle passate, se pensiamo che qui in Italia nel 2018, c’è qualcuno che vorrebbe abrogare la legge 194 sull'interruzione di gravidanza, allora la strada è ancora lunga da fare e non bisogna mai abbassare la guardia. Il mondo è ancora totalmente immerso e permeato da una cultura maschilista e patriarcale. Da lì non scappiamo, l’universale è uomo, e lo sarà ancora nel futuro. Questo è un dato che ci rende chiara l'idea che la sfida più grande per il tempo a venire, e per tutte noi, sarà  sempre quella di avere piena consapevolezza e coscienza dell’essere donne, della nostra differenza e di che cosa comporta esserlo in un mondo così squilibrato.

Leggi il dossier dell'Osservatorio su donne e uomini nell'editoria