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Voucher universali per la cura
Il buono della proposta

Foto di Geomangio: https://www.flickr.com/photos/geomangio/

Una bozza di legge presentata in parlamento punta a introdurre uno strumento per l'acquisto di servizi universali alla persona, dalla cura dei piccoli all'assistenza agli anziani e alle persone non autosufficienti. Un modello mutuato da una positiva esperienza francese, che potrebbe avere numerosi effetti positivi, in primis per le donne. Ecco quali

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L’Italia si può permettere un modello come quello dei Cheque Emploi Services Universel (CESU)?, indagava l'articolo Curiamo la disoccupazione con i lavori di cura, pubblicato nel 2011 su questa rivista. In Francia il modello dei Cesu ha abbattuto il costo dei servizi alla persona per le famiglie, facilitando la conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro, facendo emergere il lavoro nero e promuovendo nuova occupazione, soprattutto femminile.

A tre anni di distanza, la risposta può essere ragionevolmente affermativa perché un gruppo di deputati e senatori di molte forze politiche (Giorgio Santini, Federica  Chiavaroli, Carlo Dell’Aringa, Valeria Fedeli, Flavia Piccoli, Erica D’Adda, Edoardo Patriarca e molti altri) ha presentato la proposta di legge per l’istituzione del voucher universale per i servizi alla persona.

A questa iniziativa parlamentare occorre aggiungere una decisione che potrà avere conseguenze ancora più importanti: il governo ha previsto, tra le linee guida per la riforma del terzo settore, la disciplina sperimentale del “voucher universale per i servizi alla persona e alla famiglia”, come strumento di infrastrutturazione del “secondo welfare” (1). Presenterà a luglio il disegno di legge delega che conterrà gli indirizzi di questa riforma dei servizi alla persona.

La proposta di legge parlamentare, che s’ispira al modello dei CESU francesi adattandoli alle caratteristiche del nostro sistema di welfare e del nostro mercato dei servizi alla persona, si propone quattro obiettivi principali che hanno importanti riflessi sul mercato del lavoro:

a)     favorire la costruzione di un sistema di servizi alla persona e alla famiglia di qualità e con costi contenuti per la famiglia che faciliti la conciliazione tra vita privata e lavoro al fine di contribuire alla crescita dell’occupazione femminile;

b)     rendere sostenibile un moderno sistema di welfare aziendale, familiare e pubblico a favore dell’infanzia e delle persone non autosufficienti basato sul principio della sussidiarietà che mobiliti risorse anche private;

c)     promuovere la crescita dell’occupazione regolare e di maggiore qualità nel comparto dei servizi alla persona;

d)     far emergere il lavoro nero così diffuso in questo settore, anche per recuperare risorse aggiuntive e maggior gettito fiscale e contributivo. Occorre tenere presente a questo proposito che in Italia su circa 1,7 milioni di lavoratori domestici, il 50% è costituito da non regolari.

La proposta di legge introduce agevolazioni fiscali innanzitutto a favore delle famiglie che utilizzano il voucher universale per i servizi alla persona e alla famiglia. L’agevolazione fiscale prevista tiene conto che in Italia il costo del lavoro per un collaboratore familiare assunto regolarmente è superiore di circa un terzo a quello assunto in nero perché alla retribuzione netta occorre aggiungere la tredicesima, i contributi sociali, il TFR e le ferie.

Di conseguenza si propone sia per le colf che per le badanti, così come per l’acquisto di servizi erogati da strutture pubbliche o private, solo se pagati con il voucher, una detrazione fiscale pari al 33 per cento degli oneri sostenuti dal contribuente, per un importo massimo che va da 6 mila a 8 mila euro all’anno in relazione alla presenza di bambini e di persone disabili o di anziani non autosufficienti.

Per quanto riguarda i voucher erogati dalle imprese a favore dei propri dipendenti, non si prevede alcuna norma aggiuntiva, ma s’interviene semplicemente stabilendo che le agevolazioni fiscali già previste a favore delle misure di welfare aziendale si applicano anche quando i benefit sono erogati dal datore di lavoro attraverso il voucher universale per i servizi alla persona e alla famiglia.

Il sistema del voucher universale per i servizi alla persona e alla famiglia definito con questa proposta di legge si basa sostanzialmente su tre pilastri, ciascuno dei quali contribuisce in diversa misura a ridurre il costo dei servizi per la famiglia attraverso un unico titolo di credito (figura 1):

  1. le famiglie che acquistano a costo agevolato i servizi;
  2. le imprese che erogano a costi agevolati prestazioni di welfare aziendale ai propri dipendenti o le banche in favore dei propri clienti;
  3. le amministrazioni regionali e locali che erogano servizi alla persona a favore di persone bisognose e svantaggiate o servizi di conciliazione ai destinatari delle politiche del lavoro attraverso i servizi pubblici e privati del lavoro.

Figura 1 – I tre pilastri del voucher universale per i servizi alla persona e alla famiglia

  

Sulla base dell’analisi effettuata dal Censis, l’impatto economico derivante dall’istituzione del voucher universale secondo le modalità previste dalla legge delega, porterebbe nel giro di cinque anni, ad una crescita significativa della platea di famiglie in grado di accedere ai servizi socio-assistenziali (482 mila nuove famiglie), che arriverebbe a quota 2 milioni 754 mila. A ciò si aggiungerebbe l’incremento del numero di lavoratori beneficiari di servizi di welfare aziendale rientranti nell’ambito di quelli finanziabili da voucher: questi passerebbero dagli attuali 127 mila, a circa 858 mila (figura 2).

Ma l’impatto più rilevante si avrebbe sul versante occupazionale. Il voucher favorirebbe l’emersione dei lavoratori attualmente occupati irregolarmente presso le famiglie e la creazione di nuova occupazione. Si stima che nei primi cinque anni di applicazione il voucher produca l’emersione di almeno 653 mila occupati, ipotizzando che potrà regolarizzarsi fino all’80% del totale dei lavoratori sommersi, e determinare 178 mila nuovi posti di lavoro(figura 3)nel settore dell’assistenza socio sanitaria (di cui circa 144 mila di tipo domiciliare) e 158 mila nei settori a questo collegati (da effetti indiretti).

Fig. 2 – Impatto del voucher sulla domanda di servizi da parte delle famiglie (v.a. in migliaia)

 

Fonte: elaborazioni e stime Censis su dati di fonte varia

 

Fig. 3 – Effetto emersione e crescita occupazionale indotti dall’introduzione del voucher (v.a.)

Fonte: stima Censis

Al di là della positività degli effetti che l’introduzione del voucher avrebbe sulle famiglie e sui lavoratori, va segnalato come l’insieme degli effetti fiscali determinerebbe un costo relativamente basso a carico dello stato. Le stime effettuate indicano che nell’immediata introduzione il costo per lo Stato ammonterebbe a circa 1,2 miliardi, riducibile tuttavia grazie al positivo impatto dei benefici diretti a 640 milioni di euro circa, giocando favorevolmente il gettito fiscale da occupazione emersa per oltre 300 milioni di euro e altre voci. Gli oneri si riducono ulteriormente a 273 milioni di euro in considerazione dei benefici indiretti provocati dagli interventi proposti, in particolare per il gettito fiscale dell’occupazione attivata in settori collegati (128 milioni di euro) e per l’Iva sui consumi aggiuntivi delle famiglie e dei lavoratori (187 milioni di euro) in quanto prevedibilmente essi utilizzeranno il minor onere tributario per acquisti.

Si può affermare, di conseguenza, che, se opportunamente promossi attraverso il voucher universale, i servizi alla persona possono diventare, come auspicavano Francesca Bettio e Annamaria Simonazzi, uno dei volani più importanti della ripresa dell’occupazione, soprattutto femminile (2), nel nostro Paese.


(1) Presidenza del Consiglio dei Ministri, Linee guida per una riforma del terzo settore, 2014, p. 6.

(2) Nel 2012 la quota di donne occupate nel settore dell’assistenza sociale non residenziale è pari all’85,7% del totale e sale all’88,6% nel settore del personale domestico (fonte: Istat).