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Uguaglianza di genere, l'Italia in Europa è quattordicesima

Foto: Eige

"L'Italia è il paese che in Europa ha registrato i progressi più grandi sulle pari opportunità negli ultimi dieci anni". A dirlo è l'indice appena diffuso dall'Istituto europeo per l’uguaglianza di genere (Eige): con 62,1 punti l'Italia ne ha accumulati 12,9 in più in un decennio.

Il nostro paese è comunque ancora al quattordicesimo posto tra gli stati dell'Unione europea, e nel complesso sulle pari opportunità tra i sessi l'Europa procede a passi lenti raggiungendo 66,2 punti, solo 4 in più in un decennio, spiega l'istituto, con la Svezia in cima alla classifica (82,6 punti) e la Grecia scivolata all'ultimo posto (50 punti).  

L’indice si articola in sei domini principali (lavoro, denaro, conoscenza, tempo, potere e salute) e due domini satellite (violenza contro le donne e disuguaglianze intersezionali) ricorda l'Eige, mette in risalto i campi in cui sono necessari miglioramenti e assiste i decisori politici nell’elaborare misure per la parità di genere più efficaci.

"Stiamo avanzando a passo di lumaca. Siamo ancora molto lontani dall’essere una società che ha realizzato la parità di genere; in tutti i paesi dell’Unione europea ci sono margini di miglioramento. In alcuni ambiti il divario si è addirittura ampliato rispetto a dieci anni fa. Il nostro indice sull’uguaglianza di genere indica chiaramente se e quanto le politiche governative rispondono efficamente ai bisogni specifici delle donne e degli uomini" ha dichiarato Virginija Langbakk, alla direzione dell'Eige.

"I nuovi risultati dell’indice sull’uguaglianza di genere ci dicono che la disuguaglianza è presente in tutti gli ambiti di vita; ciò significa che l’Europa ha il dovere di agire. Quest’anno proporrò ulteriori misure per promuovere il ruolo delle donne e assicurare pari retribuzione a parità di mansione. Puntare all’uguaglianza non vuol dire cercare di rendere le donne più simili agli uomini, ma creare un ambiente in cui entrambi i sessi abbiano pari opportunità di scelta e piena partecipazione alla vita sociale, lavorativa e familiare", ha commentato Věra Jourová, commissaria per la giustizia, i consumatori e la parità di genere.

I maggiori progressi verso la parità di genere, secondo l'indice appena uscito, si registrano nei ruoli decisionali, con una sempre maggiore presenza delle donne nei consigli di amministrazione delle società private, mostrando come la pressione politica e della società civile possano essere efficaci.

Tra le novità del rapporto di quest'anno, una più articolata panoramica della distribuzione del potere. Oltre a includere i dati relativi ai ruoli decisionali nel settore della politica e dell’economia, infatti, si concentra anche sul settore dei media, della ricerca e dello sport, mostrando come le donne rappresentino solo il 22% dei presidenti dei consigli direttivi delle emittenti pubbliche europee, meno di un terzo (27%) dei direttori degli organismi di finanziamento per la ricerca, appena il 14% delle posizioni di vertice nelle federazioni sportive.

"Le donne continuano ad accollarsi la maggior parte dei lavori domestici" ricorda inoltre l'istituto e questo sembra rappresentare un ostacolo inaggirabile. "In 12 paesi si è registrato addirittura un arretramento in termini di uso del tempo da parte di uomini e donne. Appena un uomo su tre cucina e svolge lavori domestici quotidianamente, a differenza della grande maggioranza delle donne (79 %). Inoltre, gli uomini hanno più tempo per attività sportive, culturali e ricreative. Le donne migranti hanno un carico di lavoro di cura dei familiari particolarmente alto rispetto alle europee".

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