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Lontane dalla meta

Foto: Eige

Con 63 punti su cento il Gender equality index appena diffuso dall'Istituto europeo per la parità di genere (Eige) colloca l'Italia al quattordicesimo posto tra i 29 paesi Ue. Un punteggio inferiore di 4,4 punti rispetto a quello europeo, ma che è cresciuto di 3,7 punti tra il 2005 e il 2017 facendo salire il nostro paese di dodici posizioni nella classifica. Secondo l'istituto, l'Italia sta facendo progressi più velocemente degli altri paesi dell'Unione.

Nonostante ciò, il sistema italiano è ancora carente rispetto agli altri paesi in tutti gli ambiti, fatta eccezione per la sanità dove l'Italia raggiunge il punteggio più alto. Le disuguaglianze di genere, spiega Eige, sono più accentuate nei luoghi di potere (47,6 punti), nella divisione del tempo (59,3 punti) e sul lavoro (63,1 punti) dove l'Italia ha il punteggio più basso tra i paesi Ue. Se dal 2005 l'Italia ha fatto progressi soprattutto nei luoghi di potere e nel settore della conoscenza, la divisione del tempo tra uomini e donne è restata stazionaria negli anni. 

Siamo uno dei migliori paesi per la performance in sanità e quindi anche le donne ne beneficiano, come conferma l'Organizzazione mondiale della sanità. Ma i dati sul lavoro ci parlano di un'occupazione femminile tra le più basse in Europa. Vero è che anche grazie alle quote rosa e alla legge Mosca sulle quote in azienda, abbiamo fatto passi da gigante nei percorsi di carriera. Tuttavia, queste conquiste non sono diffuse in tutte le sfere della vita pubblica. Testimoniando che dove non esiste un'azione positiva l'obbiettivo della pari rappresentanza nei luoghi di potere è ancora lontano.

Essere un fanalino di coda per l'occupazione va di pari passo con lo stallo nella equa divisione del lavoro nelle case e in famiglia. Un nodo cruciale ancora tutto da sciogliere. Certo, ci sono più asili rispetto al passato, ma niente ancora di vero e concreto è stato fatto per incentivare un riequilibrio effettivo delle attività di cura tra uomini e donne. Questo significherebbe non solo costruire asili ma mettere mano alla iniqua distribuzione di aiuti e sostegni alle famiglie (assegni familiari, questi fantasmi che dovrebbero anche aiutare a contrastare la povertà infantile) oltre che alle tasse, che rendono sempre più conveniente il modello del male-bread-winner.

Anche il gap salariale c'entra qualcosa: perché se in una coppia composta da un uomo e una donna che lavorano, tra i due è lui a guadagnare di più, è ovvio che sarà sempre lei a rinunciare al lavoro fuori casa se i figli sono due e il reddito di lei non basta a pagare una baby sitter. Come dire, i figli sono un lusso che non possiamo permetterci.

Per tutto questo l'indice di Eige non è sufficente a misurare la realtà: per una vera parità, in Italia siamo ancora tutt'altro che a metà strada.