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La lotta alle epidemie deve partire dalla salute delle donne

Foto: Osservatorio italiano sull'azione globale contro l'Aids

Nei paesi in cui il diffondersi di epidemie come Aids, tubercolosi e malaria costituisce un'emergenza sanitaria e umanitaria, donne e ragazze si trovano a vivere una doppia discriminazione, data da condizioni di povertà estrema e disparità di genere. A ricordarlo è l'ultimo rapporto dedicato al Fondo globale per la lotta alle epidemie e curato dall'Associazione italiana donne per lo sviluppo (Aidos) per l’Osservatorio italiano sull’azione globale contro l’Aids. A livello globale, spiega il rapporto, le giovani d'età compresa tra i 15 e i 24 anni sono le più vulnerabili all'Hiv, con tassi d'infezione due volte più alti di quelli dei loro coetanei maschi.

Ad oggi, si legge nel rapporto, più di 7mila giovani donne si ammalano ogni settimana e nei paesi a basso e medio reddito il virus è la principale causa di morte per le donne tra i 15 e i 59 anni, vale a dire in età riproduttiva. Le donne rapresentano insomma una percentuale consistente della popolazione affetta da Aids. Questo, non a caso. Ma perché proprio le donne sono spesso escluse dall'accesso ai servizi e alle informazioni per la salute, specie quella sessuale e riproduttiva, che include la prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili. Inoltre, si legge sempre nel rapporto, esiste una stretta correlazione tra diffusione dell'Hiv e violenza di genere. Tra le cause ricorrenti dell'epidemia ci sono infatti stupri, sfruttamento sessuale, matrimoni precoci e forzati e mutilazioni genitali femminili. 

È da questi dati che parte l'esigenza di tenere al centro del Fondo un'agenda particolarmente attenta all'empowerment di donne e ragazze, e capace di offrire sempre maggiore spazio a strategie di gender equality e a metodologie di gender mainstreaming, come hanno ricordato questa mattina nella sala stampa della camera dei deputati Sara Faroni, esperta per le relazioni esterne del Fondo globale e Laura Frigenti, direttrice dell'Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo, durante la presentazione del rapporto. "Se è vero che ci si sta muovendo verso un rafforzamento dei servizi alla salute, allora bisogna anche preoccuparsi di rendere questi servizi accessibili a tutte le fasce di popolazione, incluse le donne, non intese come soggetti vulnerabili, ma come soggetti che hanno diritto alla salute" ha ricordato Maria Grazia Panunzi, Presidente di Aidos. 

In vista della quinta conferenza di rifinanziamento del fondo globale prevista per settembre 2016 in Canada, l’Osservatorio italiano sull’azione globale contro l’Aids, che si basa su una rete di 13 ong, ha chiesto all'Italia di aumentare la sua influenza tra gli investitori internazionali impegnandosi a finanziare il fondo con 200 milioni di euro per il periodo 2017-2019 e a sostenere "il rafforzamento della società civile, per consentirne il pieno coinvolgimento nei processi decisionali e nell’attuazione dei programmi di lotta contro le epidemie". L’Osservatorio Aids ritiene inoltre che il Fondo globale debba chiedere maggiore sostegno ai donatori internazionali per contrastare le tre epidemie e arrivare a ottenere almeno 14 miliardi di dollari.

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Guarda la mappa globale sulla diffusione del virus Hiv aggiornata al 2015