Newsscienza, stereotipi

Portate per la fisica

Foto: Unsplash/ John Moeses Bauan

Parte da un gruppo di fisici l'appello che negli ultimi giorni ha raccolto migliaia di firme da parte di scienziati e scienziate di tutto il mondo, che hanno voluto prendere così le distanze dalle affermazioni di Alessandro Strumia, il fisico italiano che durante una conferenza tenutasi al Cern alla fine di settembre avrebbe affermato che le differenze di genere all'interno della fisica teorica dipendono da una inferiore capacità delle donne.

La lezione di Strumia, completa di slide che sono state poi rimosse dalla pagina web della conferenza sotto richiesta del Cern, ha fatto il giro della stampa estera. E Strumia è stato momentaneamente sospeso da ogni collaborazione con il Cern da parte dello stesso istituto.

"La lettura offerta da Strumia è infondata e parziale, e chi è davvero competente in materia di differenze di genere lo sa bene", commentano gli scienziati, che fanno leva sulla collaborazione di sociologi e studiosi di filosofia della fisica.

Se non basta sapere che l'attuale direttrice del Cern è una donna, e che l'ultimo premio Nobel per la fisica è stato assegnato anche a una donna, i dati ci raccontano che le donne raggiungono risultati spesso più brillanti dei colleghi nello studio delle materie scientifiche, il fatto che diminuiscano numericamente con l'avanzare dei percorsi di carriera è più la conseguenza del perpetuarsi di atteggiamenti culturali discriminatori che un fatto biologico.  

Un rapporto diffuso proprio quest'anno dal National Academies of Sciences, Engineering, and Medicine degli Stati Uniti definisce i laboratori e le università in cui questi atteggiamenti sono più radicati "ambienti tolleranti agli stereotipi", ambienti che finiscono per nuocere alla ricerca stessa.

La letteratura esistente, da anni ci dice che un approccio attento al genere fa bene alla ricerca e che l'unico modo per una scienza che miri davvero al progresso è cambiare le istituzioni. Come in qualsiasi altro caso, i pregiudizi inquinano la scienza più che aumentarne la qualità.