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Una rassegna sui fatti di Colonia

foto Flickr/josh lee

Quanto accaduto a Colonia e in altre città della Germania la notte del 31 dicembre colpisce per la modalità con cui le violenze sono avvenute. Una modalità "organizzata" e "di massa" che ci ha mostrato, o forse solo ricordato, come la violenza sui corpi delle donne può costituire uno strumento di terrore collettivo, una strategia di controllo sociale e quindi un’arma di guerra.

Scontro di civiltà, hanno detto alcuni. Eppure è una definizione di poco senso. Lo spiega oggi Loredana Lipperini che su Lipperatura fa una misurata ricostruzione degli stupri di guerra nella storia dell’esercito italiano.

Che “un branco di maschi è un branco di maschi, a qualunque latitudine”, lo aveva già ricordato, provocatoriamente ma non troppo, Ida Dominijanni su L’Internazionale. I fatti di Colonia, scrive Dominijanni, sono fatti inquietanti “segnalano che la provocazione dei maschi islamici contro i maschi occidentali tramite l’aggressione delle ‘loro’ donne entra ufficialmente, dichiaratamente, a far parte delle tattiche della guerra civile globale in corso. E questa è certamente una pessima notizia, che non va derubricata”. Le fa eco Natalia Aspesi, dalle pagine di Repubblica, con un intervento che in poche e lucide parole restituisce il quadro di un patriarcato tutt’altro che estinto: “anche le donne occidentali non sono quiete da nessuna parte, in piazza le assaltano gli immigrati ma spesso il branco è del paese, e anche in casa devono stare attente, gli stessi loro uomini che non le avrebbero difese a Colonia possono sempre spaccar loro la testa”.

Ed è Paola Caridi, ormai da tempo studiosa e conoscitrice del mondo arabo, a porci una lista di domande affilate nel bel mezzo di quello che definisce “un terribile cocktail mediatico, un cortocircuito che mette assieme tutto: razzismo, islamofobia, populismo sulla questione delle migrazioni, attacchi ai profughi in quanto disturbatori della quiete pubblica europea”.

Più che davanti a uno scontro di civiltà, siamo di fronte a una guerra tra culture maschiliste, lo spiega Amalia Signorelli che risponde alle domande di Lettera43 e sottolinea “gli uomini occidentali sono convinti di averci dato loro la libertà e la parità, di avercela gentilmente concessa e per questa ragione di essere infinitamente superiori ai loro colleghi musulmani. Due balle colossali”. 

Resta, poi, il timore che per prendere le distanze dalla strumentazione razzista che viene fatta dell'accaduto si arrivi a una sottovalutazione della sua enorme gravitàsu Micromega Chiara Saraceno riflette proprio attorno alla questione della violenza di genere come "violenza di serie b", una questione complessa e che troppo spesso incontra ostacoli per essere riconosciuta.

Ne parla bene Giulia Blasi in un post pubblicato sul suo sito e che sta facendo il giro del web. Smettiamola di sentirci superiori, scrive Giulia, "non abbiamo niente da insegnare agli immigrati che arrivano in Italia: la violenza di Colonia è già tutta intorno a noi".

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