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Fondi strutturali

L'architettura dei fondi europei e nazionali che finanziano (anche) i servizi alla prima infanzia: cosa sono gli Obiettivi di servizio, i fondi Fesr, Fse e Fas, il Piano Nidi

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Obiettivi di servizio: Iniziativa inaugurata dal governo nel 2007 riguardante quattro settori in cui il Sud mostrava particolare ritardo rispetto al Centro-Nord, e cioè istruzione, servizi di cura, rifiuti e risorse idriche. Per ognuno di questi settori erano stati fissati degli obiettivi da raggiungere entro il 2013. Dal totale delle risorse messe a disposizione delle regioni per interventi in questi ambiti (principalmente risorse Fas, v. sotto) erano state sottratte delle quote da assegnare in premio in caso di raggiungimento del target al 2013, mentre in caso contrario sarebbero state assegnate alle regioni più virtuose. Inoltre era prevista una verifica intermedia degli indicatori al 2009, e le regioni che avevano già superato il target potevano ottenere in anticipo una parte delle risorse-premio previste per il 2013. C’era anche la possibilità di stabilire criteri per ridistribuire queste risorse-premio dalle regioni alle specifiche realtà del territorio che, con il loro impegno, avevano permesso il raggiungimento del target. Infine era prevista l’assegnazione di una quota di premi anche alle regioni che, pur non avendo raggiunto il target, avessero coperto di almeno il 60% la distanza tra il valore iniziale dell’indicatore e il target da raggiungere (questo per non scoraggiare regioni che partivano da una situazione iniziale particolarmente critica - per esempio il Molise al 2007 mostrava una quota di comuni con servizio attivo pari al 6,6% a fronte di un target da raggiungere in 7 anni pari al 35%). Gli indicatori riguardanti il sistema di servizi socio-educativi per la prima infanzia sono due: l’indicatore S.04 che rappresenta la percentuale di comuni nei quali è attivo almeno un servizio per la prima infanzia sul totale dei comuni della regione; l’indicatore S.05 che rappresenta la quota di bambini che usufruiscono di almeno un servizio per la prima infanzia sul totale dei bambini tra 0 e 3 anni residenti nel territorio comunale. Il target fissato al 2013 per l’indicatore S.04 è il 35%, mentre il target per l’indicatore S.05 è il 12%. Ad oggi, mentre diverse regioni hanno raggiunto il target per l’indicatore S.04, solo la Sardegna ha raggiunto e superato il target per l’indicatore S.05.

Fesr: Fondo europeo di sviluppo regionale. Questo fondo finanzia principalmente interventi strutturali ed in particolare investimenti produttivi per creare o salvaguardare posti di lavoro durevoli, investimenti nel settore delle infrastrutture che contribuiscano allo sviluppo economico delle aree economiche in declino, delle aree urbane degradate, delle zone rurali o dipendenti dalla pesca. Inoltre per le regioni dell’obiettivo convergenza (regioni europee in cui il Pil pro capite è inferiore al 75% del Pil pro capite medio a livello europeo – in Italia sono Campania, Puglia, Sicilia e Calabria) questo fondo può finanziare anche investimenti per lo sviluppo del settore dei trasporti, delle telecomunicazioni e dell’energia e investimenti per istruzione e sanità. Questo fondo può essere utilizzato nel settore dei servizi per la prima infanzia solo dalle Regioni convergenza, ed è utilizzato principalmente per investimenti in infrastrutture. Dato che è un fondo per investimenti strutturali non può essere utilizzato per finanziare interventi di sostegno alla gestione corrente dei servizi o voucher alle famiglie per l’acquisto di servizi per la prima infanzia.

Fse: Fondo sociale europeo. Lo scopo di questo fondo è quello di promuovere la coesione economica e sociale delle regioni europee attraverso il sostegno all’occupazione. I servizi per la prima infanzia possono fornire un supporto indiretto alle politiche di occupazione, in quanto permettono una migliore riconciliazione dei tempi di vita e di lavoro, soprattutto per le donne. Tuttavia l’Unione europea è piuttosto restia a  concedere forti finanziamenti nel settore delle politiche sociali, dal momento che influiscono solo indirettamente alla crescita dell’occupazione, mentre privilegia interventi che hanno un impatto più diretto, come la formazione professionale degli operatori. Per questo motivo gli interventi maggiormente finanziati da questo fondo sono proprio le attività di formazione del personale per i servizi alla prima infanzia, l’erogazione di voucher alle famiglie per l’acquisto di servizi e gli interventi a sostegno della gestione, anche se tecnicamente è possibile finanziare anche interventi strutturali.

Fas: Fondo per le aree sottoutilizzate, oggi rinominato Fondo per lo sviluppo e coesione (Fsc). Questo è un fondo nazionale per politiche “aggiuntive”. I fondi europei, infatti, sono considerati risorse addizionali rispetto alle risorse ordinarie nazionali. Il fondo Fas era stato pensato per mettere a disposizione risorse nazionali che potessero essere presentate a cofinanziamento delle risorse europee (ed eventualmente di altri fondi nazionali), in modo da facilitare la programmazione delle politiche territoriali e l’utilizzo dei vari fondi. Recentemente questo fondo ha subìto pesanti tagli da parte del governo, creando non pochi problemi agli enti locali che si sono visti diminuire le risorse in corso d’opera. Nei casi in cui regioni ed enti locali non sono riusciti a reperire altre risorse da presentare a cofinanziamento delle risorse ordinarie nazionali e delle risorse europee, questi tagli hanno comportato anche il blocco totale di questi finanziamenti.

Piano nidi (Piano straordinario per lo sviluppo dei servizi socio-educativi per la prima infanzia): piano straordinario triennale nazionale per il finanziamento di servizi per la prima infanzia. L’iniziativa ha coinvolto il periodo 2007-2009. Questo piano aveva una dotazione iniziale di € 300 milioni da erogare in tre anni, successivamente incrementata a € 446 milioni. Il riparto delle risorse tra le regioni è avvenuto sulla base di criteri stabiliti di anno in anno in sede di Conferenza unificata stato-regioni. Per avere accesso a queste risorse le regioni dovevano presentare a titolo di cofinanziamento una quota aggiuntiva di risorse pari al 30% delle risorse assegnate. La dotazione complessiva del Piano, aumentata delle quote di cofinanziamento, ammontava a € 727 milioni. Le risorse messe a disposizione da questo Piano rientrano tra le risorse nazionali ordinarie e sono state le principali fonti di finanziamento di interventi nell’ambito dei servizi per la prima infanzia.