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Colette - Giocattoli incantati e mobili parlanti

Scrittrice tra le più famose nella Francia del secolo scorso, prima donna a ricevere i funerali di stato, Sidonie-Gabrielle Colette (1873-1954) si distinse per una vita avventurosa e la molteplicità dei mestieri, solo in parte legati alla scrittura. Stella del music-hall, giornalista, attrice, estetista, sceneggiatrice, cavaliere della legion d’onore per l’assistenza ai feriti svolta in guerra, e altro ancora. Nota per una ampia collezione di amori anti-conformisti e la condotta disinibita, oltre a diverse/i amanti e tre mariti, una figlia, decine di romanzi e centinaia di articoli, recensioni, critiche cinematografiche e teatrali, raggiunse la notorietà come autrice della serie con protagonista Claudine, scritta con lo pseudonimo di “Willy”.

Raggiunta un’ampia notorietà nel periodo precedente lo scoppio della Prima Guerra mondiale, si cimentò anche nella composizione di un libretto per il ‘balletto fantastico’ – L’enfant et les sortiléges – commissionatole nel 1915 da Jacques Rouche, direttore dell’Opera parigina. Maurice Ravel fu incaricato di scrivere la musica. I ritardi provocati dalla guerra rallentarono il lavoro di Ravel, che iniziò a comporre la partitura soltanto agli inizi degli anni Venti, mentre la stesura finale fu completata soltanto nel 1924. La  prima esecuzione, con la scenografia di Georges Balanchine, avvenne a Montecarlo nel marzo 1925. 

La trama narra le vicende di un bambino svogliato che siede al tavolo e dice: “Non ho voglia di fare i compiti. Ho voglia di tirare la coda al Gatto, e di tagliare quella dello Scoiattolo.” E’ arrabbiatissimo, getta da parte libri e quaderni, rifiuta la merenda e rovescia la teiera e la tazza che vanno in mille pezzi. Poi apre la gabbia dello scoiattolo e lo picchia con una penna di ferro, salta giù dal davanzale e tira la coda al gatto; prende l’attizzatoio e scompiglia il fuoco, rovesciando la caldaia con una pedata. Attacca i personaggi della tappezzeria e la strappa dal muro. Apre lo sportello dell’orologio e si appende la bilanciere che si stacca e gli rimane tra le mani. Fa a pezzi libri e quaderni sul tavolo. Sfinito dopo tanto agitarsi, vorrebbe buttarsi sulla poltrona, la quale tuttavia si tira indietro e si allontana per andare a chiacchierare con la Bergère; a loro si uniscono la panchina, il divano il pouf, la sedia di paglia. L’orologio si mette a camminare, i mobili parlano tra di loro, come anche la tazza cinese e la teiera; la principessa incantata esce dal libro distrutto dalla furia infantile, dai libri dei compiti si alzano voci che escono dalle pagine, così i numeri e il vecchietto dell’aritmetica: “tutti gli oggetti della scenografia hanno dimensioni esagerate, per mettere in evidenza la piccolezza del bambino.” Quest’ultimo, spaventato, guarda e ascolta.

La scena si sposta in giardino, dove il bambino segue il gatto e la gatta che giocano e si rincorrono,“il giardino, palpitante di ali e rutilante di scoiattoli, è un paradiso di gioia e di tenerezze tra gli animali”. Libellule, pipistrelli, raganelle, parlano e svolazzano intorno. Il bambino si lamenta: “Si amano… Mi dimenticano… Sono solo…”. E chiama: “Mamma”. Pronunciata questa parola, tutti gli animali interrompono i giochi e scappano, gridando. Un piccolo scoiattolo ferito viene gettato accanto al bambino, che si toglie un nastro dal collo e medica la zampetta lesa dello scoiattolo; poi sviene per lo sforzo. Gli animali lo sollevano e lo riportano in casa. Il bambino, rimasto solo, è ormai pacificato e si riconcilia con il mondo mentre tende le braccia verso la mamma nella scena finale.

Una scintillante produzione inglese offerta al festival di Glyndebourne nel 2012 è stata presentata nel febbraio di quest’anno al teatro dell’Opera di Roma. Con un rovesciamento e scambio di ruoli ben riuscito, sottolineato dalle dimensioni abnormi di oggetti e animali,le scene di Barbara de Limburg e i costumi di Laurent Pelly esaltavano gli aspetti di felice connubio fantastico tra musica e libretto. Scritto in soli otto giorni, secondo Julia Kristeva - che considera l’autrice uno dei geni femminili del XX secolo - Colette ha offerto “una meditazione lirica molto penetrante della relazione madre/figlio, ma unicamente dalla parte del bambino”.