Rubricain poche parole

Jenny Diski. In gratitude

Una giovane dall’aria scanzonata sullo sfondo di una parete di libri sembra sfidare la vita che verrà: è Jenny Diski dalla copertina del suo ultimo libro, pubblicato poche settimane prima della morte, nell’aprile 2016, per cancro ai polmoni. Il libro alterna pagine sulla chemioterapia ad altre in cui racconta gli anni trascorsi con Doris Lessing, che decide di accogliere in casa la compagna di giochi del figlio in uno dei tanti ricoveri psichiatrici e case-famiglia dove Diski trascorre l’infanzia, abbandonata dai genitori, ebrei russi in povertà. Memorie di gratitudine, dunque, per i privilegi di una giovinezza a contatto con Ronald Laing, Robert Graves e gli altri amici di Lessing, con la quale si sviluppa per alcuni anni un rapporto non facile ma decisivo. Diski studia, diventa maestra e inizia una promettente carriera di scrittrice. Dotata di uno stile tagliente e raffinato, scrive racconti e reportages su viaggi al polo sud, è un’acuta interprete del clima tumultuoso e ambiguo degli anni sessanta (in The Sixties), la cultura hippie e yuppie, il mondo animale. Si sposa, ha una figlia, dei nipoti; si risposa con un poeta e professore a Cambridge (Ian Patterson). In gratitude riesce mirabilmente a combinare un presente di malattia e morte imminente con il ricordo di un tormentato percorso fuori dall’infanzia, in corsa verso la scrittura come progetto di vita liberatorio.

Jenny Diski, In gratitude, Bloombsbury, 2016