Politiche

A quasi cinquant'anni dalla legge Veil che legalizzò l'aborto in Francia, e dopo la decisione storica che ha portato il paese a inserire il diritto all'interruzione volontaria di gravidanza nella Costituzione, l'Europa delle prossime elezioni è ancora divisa sul corpo delle donne. L'analisi di una politologa

5 min lettura
Corpi pubblici
Credits Unsplash/Velizar Ivanov

La recente decisione, storica, della Francia di inserire il diritto all'interruzione volontaria di gravidanza nella Costituzione va a proteggere di fatto la legge che per prima ha legalizzato l'aborto nel paese nel 1975. Questa legge - la cosiddetta legge Veil - è stata sostenuta da Simone Veil, una delle figure politiche più ammirate e rispettate della Francia, nonché icona del movimento per i diritti delle donne.

Nel 1974, Veil, che all'epoca era una magistrata a cui il presidente francese Valéry Giscard d'Estaing aveva chiesto di ricoprire il ruolo di Ministra della Sanità nel suo governo, tenne un discorso epocale. Presentò all'Assemblea nazionale, che in quel momento era composta quasi interamente da uomini, la salute pubblica come argomento a sostegno della depenalizzazione dell'aborto.

Il discorso fu oggetto di un'opposizione e un'ostilità fortissime, soprattutto da parte dei membri della destra politica. Veil riuscì comunque a convincere la maggioranza dei deputati a votare a favore della sua proposta. Una volta approvata dal Senato, la legge entrò in vigore nel 1975, e Veil diventò così un simbolo dell'emancipazione femminile.

Dopo il successo politico a livello nazionale, Veil si candidò alle prime elezioni dirette per il Parlamento europeo nel 1979. Dopo esser stata eletta, il Parlamento la scelse come presidente, e Veil divenne la prima donna alla guida di un’istituzione europea.

Elezioni all'orizzonte

Oggi i partiti politici si preparano alla nuova tornata elettorale del Parlamento europeo che si terrà a giugno, più di quarant'anni dopo l'ingresso di Veil nell'istituzione. E i temi connessi ai diritti riproduttivi sono, ancora una volta, all'ordine del giorno.

Nel 2022, il Parlamento europeo ha sentito la necessità di emanare una risoluzione che condanna fermamente i passi indietro in materia di diritti delle donne e di quelli relativi alla salute sessuale e riproduttiva.

Simone Veil
Simone Veil

Il provvedimento è arrivato in risposta alla decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti di annullare la sentenza Roe vs Wade, che per cinquant'anni aveva garantito il diritto costituzionale all'aborto, ma anche come reazione agli sviluppi in alcuni stati membri dell'Unione europea.

La risoluzione sottolinea in particolare il divieto all’aborto de facto entrato in vigore in Polonia negli ultimi anni; ma cita anche Malta, dove l'aborto è illegale, la Slovacchia, dove l'accesso all'aborto è limitato, l'Ungheria, dove le procedure sono "non disponibili" e l'Italia, dove i diritti sono minacciati.

Cosa molto importante, la risoluzione chiede anche l'inserimento del diritto all'aborto nella Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, il che significherebbe garantire a tutte le donne dell'Ue il diritto ad accedere all'assistenza sanitaria riproduttiva di questo tipo, offrendo loro un certo grado di protezione dalle restrizioni nei paesi d'origine.

Questo appello è stato ripreso dal presidente francese Emmanuel Macron durante la cerimonia che ha sancito il nuovo diritto costituzionale all'aborto in Francia.

Tuttavia, la risoluzione parlamentare sottende divisioni interne ai gruppi politici del Parlamento europeo, e talvolta anche all’interno dei gruppi stessi. Mentre questi ultimi presentano campagne e manifesti elettorali, la questione dell'aborto è diventata chiaramente parte della più ampia polarizzazione politica che si riscontra in tutta Europa.

Molti partiti di estrema destra, che si prevede raccoglieranno notevole consenso alle prossime elezioni, chiedono di limitare il diritto all'aborto. Il gruppo di destra dei Conservatori e Riformisti europei, che riunisce partiti come Fratelli d'Italia e lo spagnolo Vox, afferma di voler "difendere la vita, dal suo concepimento fino alla sua fine naturale".

I partiti politici all'interno del gruppo Identità e Democrazia non condividono una posizione comune sul tema, ma molti adottano un approccio restrittivo. Ad esempio, Alternative für Deutschland (Alternativa per la Germania) ha recentemente votato contro la proposta di bloccare una legge che impedisce al personale medico di fornire informazioni sulle procedure per l'interruzione volontaria di gravidanza in Germania.

Rimane diviso sulla questione il Partito Popolare Europeo di centro-destra, il più grande gruppo politico del Parlamento, ma la maggior parte dei suoi eurodeputati concorda sul fatto che l'aborto debba rimanere una questione di competenza nazionale.

Nei loro manifesti per le elezioni europee, i gruppi dall'altro lato dello spettro politico, invece, fanno esplicito riferimento alla necessità di salvaguardare la salute e i diritti riproduttivi. Tra questi, il gruppo della Sinistra, i Verdi e i Socialisti e Democratici.

Allo stesso modo, il gruppo liberale Renew Europe sta sollecitando un maggior allineamento sul diritto all'aborto in tutta l'Unione europea. Il gruppo è anche promotore del Patto Simone Veil, presentato di recente, in cui si chiede un maggior impegno paneuropeo per l'uguaglianza di genere.

Verso una nuova legislatura

Veil considerava il Parlamento europeo un'istituzione chiave nello sviluppo democratico della Comunità europea. Secondo Veil, il diritto dato alle persone in Europa di votare per il Parlamento è il caposaldo e il punto di partenza per un maggiore coinvolgimento del Parlamento nell'integrazione e nei processi decisionali europei. Sotto la sua guida, il Parlamento europeo ha ottenuto un maggiore riconoscimento e si è trasformato in un vero e proprio attore politico.

Veil ha ricoperto la carica di presidente per tre anni ed è rimasta membro del Parlamento europeo fino al 1993. Durante i suoi tre mandati come europarlamentare, ha continuato a sostenere le istanze relative ai diritti delle donne.

Le argomentazioni avanzate da Simone Veil, che nel 2018 è stata onorata con una sepoltura nel Panthéon – il mausoleo parigino riservato esclusivamente ai cittadini e alle cittadine più illustri della Francia –, stanno tornando a galla in vista delle contesissime elezioni per il Parlamento europeo.

Di sicuro, quando i deputati e le deputate appena elette – 720 in tutto – si riuniranno per il prossimo mandato del Parlamento europeo, le discussioni e i dibattiti sull'aborto e sui diritti delle donne proseguiranno; ma a seconda dell'esito delle elezioni, potrebbero assumere un tono diverso e avere maggior rilievo.

Questo testo è una traduzione dell'articolo Abortion rights are featuring in this year’s European election campaign in a way we’ve not seen before, pubblicato su The Conversation il 13 marzo 2024