Articoloazioni positive - buone pratiche - imprese - inclusione - pari opportunità

Gender equality, cosa è successo
nell’ultima edizione del master

Foto: Unsplash/ rawpixel

Dieci background molto diversi tra loro, nove progetti nati da un percorso di formazione dall'approccio partecipativo e intersezionale. Ecco cosa è successo durante l'ultima edizione del Master in Gender Equality e Diversity Management

Articoli correlati

La Casa delle donne di Lecce lancia una campagna di comunicazione contro gli stereotipi di genere nel mercato del lavoro. Sei poster fotografici per superare pay gap, soffitti di cristallo, molestie e ricatti

Perché i media interpellano sempre gli uomini? Un database di esperte di economia e finanza per i giornalisti

Cosa rischia oggi un datore di lavoro che discrimina le donne all'interno di imprese e organizzazioni. Parla l'avvocata Francesca Lauro

Non è più possibile improvvisare quando parliamo di diversità e inclusione, serve una formazione specifica. La coordinatrice del Master in Gender Equality e Diversity Management della Fondazione Brodolini fa il punto sulle evoluzioni in corso

L’ultima edizione del Master in Gender Equality e Diversity Management della Fondazione Giacomo Brodolini[1] ha visto la partecipazione di dieci corsisti, a cui si sono aggiunte sporadicamente altre persone interessate che hanno scelto di frequentare singoli week-end tematici. I corsisti – Maddalena, Francesco, Mario, Naila, Freda, Giovanna, Antonietta, Jamila, Margherita e Julienne – provenivano da background molto diversi tra loro per formazione ed esperienza, ma erano accomunati da un forte interesse in materia di parità di genere e inclusione. 

Le aspettative erano quindi quelle di trovare un approccio complesso e intersezionale alle tematiche di genere e di inclusione. Aspettative che sono state soddisfatte grazie alla presenza e all’apporto, all’interno delle lezioni, di insegnanti e interlocutori provenienti da realtà aziendali, accademiche e istituzionali di spessore. 

Ciascuno degli insegnanti e degli interlocutori ha affrontato le lezioni dal proprio punto vista in un clima aperto di collaborazione e discussione, che, lontano dal metodo classico delle lezioni frontali, ha favorito l’espressione individuale dei partecipanti favorendo l’apertura a letture inedite delle questioni trattate.

Gli incontri, incentrati ogni week-end su un tema diverso, hanno dato la possibilità ai corsisti di confrontarsi con realtà differenti e di poter sviluppare progetti ad hoc, partendo proprio dalle lezioni che avevano trovato più stimolanti per i loro interessi personali e lavorativi. 

Sono nati così nove progetti, che sono stati presentati a chiusura del master a una platea di ospiti provenienti da differenti realtà aziendali, alcuni dei quali avevano aderito già allo svolgimento delle lezioni stesse. 

La giornata conclusiva di presentazione è stata un’opportunità per chi ha partecipato, per chi ha organizzato e per gli stessi ospiti di vivere un momento di condivisione di energie, in sintonia con quello che è stato lo spirito del percorso di formazione fin dall’inizio – e in questo un ringraziamento particolare va a Stefania Salaris, tutor sempre disponibile del master, che anche di fronte alle richieste più assurde si è sempre dimostrata inclusiva, e a Barbara De Micheli, coordinatrice del master, che grazie ai suoi preziosi consigli e alla sua costante disponibilità ha permesso alle nostre individualità e ai nostri progetti di vedere la luce. 

Di seguito alcuni dei progetti presentati.

Wo-men, di Antonietta Bacarella

Il clima aziendale è l‘insieme delle percezioni che i lavoratori hanno relativamente all’ambiente di lavoro, alla leadership da cui sono guidati, all’andamento dell’azienda e anche alla qualità del rapporto con i colleghi. Un clima inclusivo, che metta in condizione tutti di esprimere la propria specificità, migliora le condizioni lavorative, favorendo un ambiente improntato alla fiducia interpersonale e al rispetto. Wo-Men at work è un progetto pilota volto a migliorare il clima aziendale in ottica diversity e inclusion, avente come target di destinazione gli impianti di manutenzione Trenitalia. 

Il progetto prevede cinque azioni – due delle quali passano dalla presa di consapevolezza degli stereotipi e dei cosiddetti unconscious bias – rivolte, da una parte, al personale operativo e, dall’altra, al management della linea. A queste azioni, che svolgono una funzione ‘rompighiaccio’, segue un’indagine, appositamente prevista dopo la fase preliminare di riflessione sugli stereotipi ed eventuali pregiudizi inconsapevoli. Seguono altre due azioni, di cui una rivolta alle donne presenti negli impianti, in linea con la strategia del gruppo di avvicinare il mondo femminile alle professioni tecniche; l’ultima è un’azione di team building, che prevede un’attività che consenta di sviluppare in modo creativo il tema della diversità sotto i suoi molteplici aspetti.

Businesstrip4all, di Maddalena D’Urso 

Businesstrip4all nasce dall’individuazione di due bisogni specifici: dare a tutte le persone dipendenti la possibilità di effettuare le trasferte di lavoro, garantire a queste persone trasferte di lavoro sicure. Le trasferte rappresentano opportunità di accrescimento professionale, oltre che opportunità di networking e business in senso più ampio. Ci sono, però, degli elementi che possono ostacolare alcuni soggetti nella partecipazione ai viaggi di lavoro. Questi possono essere legati a motivi di conciliazione tra vita privata e professionale, ma in altri casi la barriera può essere rappresentata dal paese di destinazione. Ci sono infatti paesi con particolari regole morali che si traducono in limitazioni sostanziali per le lavoratrici, per omosessuali e transessuali – basti pensare quelli in cui l’omosessualità è considerata un reato. Le trasferte di lavoro, inoltre, possono risultare complicate per i dipendenti diversamente abili se l’organizzazione del viaggio non tiene presente le barriere che la persona può incontrare. Aziende, università, enti no profit e pubbliche amministrazioni non possono esimersi dal garantire l’inclusione di tutti i lavoratori e le lavoratrici e questo si traduce nel garantire loro anche la partecipazione a ciò che avviene all’estero.

L’idea è quella di realizzare un cambiamento aziendale che permetta a tutti di viaggiare prevedendo un business trip planning che tenga presente tutti gli aspetti sopra considerati. Gli output del progetto saranno una guida per un safe business trip for all da incorporare in un app all’interno della quale sarà possibile trovare informazioni su comportamenti da tenere in paesi che considerano l’omosessualità un reato e dove per le donne è difficile ottenere riconoscimenti professionali, informazioni inerenti strutture recettive prive di barriere architettoniche e un elenco di servizi di babysitting, servizi per gli anziani e pensioni per gli animali recensiti dai lavoratori stessi. Inoltre sempre all’interno dell’app sarà implementato un dispositivo SOS per le emergenze.

Imag(in)e card, di Giovanna Marrazzo 

Il progetto prevede la creazione di una giornata di formazione a cadenza mensile attraverso l'uso di una carta utile a promuovere l'inclusione della diversità all'interno di aziende o di istituti statali come scuole e università. L'obiettivo generale della Imag(in)e Card è quello di favorire l'inclusività e la diversità all'interno di ambienti sia lavorativi che formativi, attraverso la partecipazione a una giornata di formazione a cadenza mensile costituita da eventi culturali scelti tra quelli in programmazione sul territorio di riferimento, che si mostrano come i più interessanti e adatti a favorire un dibattito sulla diversità.

La partecipazione a questi eventi informali – come mostre di pittura, fotografia, spettacoli teatrali, pellicole cinematografiche – mira a una ricerca prima personale e poi collettiva di bias inconsci e stereotipi presenti nell'immaginario collettivo, per procedere alla decostruzione delle immagini stereotipate, affrontando tutta la resistenza sociale ed emotiva che il processo comporta. È auspicabile che la partecipazione a una giornata informale, fuori dal contesto lavorativo o formativo, possa stimolare più liberamente la nascita di momenti di aggregazione, riflessione e discussione sul tema, privilegiando un linguaggio basato sulle immagini, e non sulle astrazioni del pensiero speculativo.

Creando la nuova comunicazione di genere, di Naila Pratelli

Il progetto nasce dall’osservazione dei corsi di laurea in Scienze della Comunicazione dell’Università di Padova. In questi corsi si può notare una mancanza di attenzione alla questione di genere. Per fare in modo che i media siano più sensibili al tema è necessario fornire gli strumenti adeguati. Quello a cui abbiamo pensato è un laboratorio all’interno di un corso, un modulo di 20 ore totali, 3 crediti, durante il quale gli studenti e le studentesse avranno la possibilità di incontrare il mondo dei media grazie alla partecipazione di associazioni come GiULiA (Giornaliste Unite Libere Autonome). Se miriamo a un’informazione sensibile al genere è essenziale puntare su una formazione adeguata per la futura classe di comunicatori. Il nostro target di riferimento è costituito principalmente dagli studenti e le studentesse di Scienze della Comunicazione dell’Università di Padova, con l’ambizione di rivolgerci al sistema universitario nel suo complesso, per fare in modo che i corsi focalizzati sul genere diventino parte integrante del percorso di studi e non solo esami opzionali. Oltre a formare i futuri comunicatori, quello che ci aspettiamo dal progetto è che il modulo di laboratorio possa portare all’avvicinamento tra ateneo e settore dei media.

Le azioni possibili sono: incontri con associazioni di giornalisti, incontri con le istituzioni, incontri con esperti di genere e media, incontri con aziende del settore delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione (ICT). Si passerà poi alla presentazione del corso agli studenti dell’Università, alla produzione di materiali utili per la formazione di comunicatori e comunicatrici in un’ottica di genere. In seguito sarà attivato il modulo di laboratorio di genere all’interno del corso, e saranno predisposti strumenti per diffondere un linguaggio gender sensitive nei media. Tra i possibili partner che abbiamo individuato: la Federazione Relazioni Pubbliche Italiana (FERPI), l’associazione GiULiA, esperti in questione di genere e media, ma anche istituzioni pubbliche come la Provincia di Padova e la Regione Veneto, infine aziende del settore ICT, start-up e aziende. 

Diverso è meglio, di Margherita Massaro 

Il progetto è volto a valorizzare le abilità delle persone dipendenti e a superare gli stereotipi sulle diversità in azienda. Il progetto si articola in più fasi e interviene su due piani differenti con modalità flessibili e personalizzabili dall’azienda. In primo luogo, mireremo a coinvolgere dell’intera popolazione aziendale attraverso una campagna di comunicazione grafica orientata alla sensibilizzazione sui temi della diversity. Successivamente, organizzeremo un laboratorio fotografico finalizzato a stimolare la conoscenza reciproca e a favorire l’incontro fra le persone dipendenti, che saranno coinvolte a un livello più pratico ed esperienziale.

La prima fase riguarderà la valutazione della percezione delle diversità in azienda e sarà utile a produrre il relativo materiale grafico, che verrà affisso sui muri degli spazi comuni: infografiche, slogan d’effetto, grafica integrata, segnaletiche e pittogrammi per incentivare il dialogo, creare spunti di riflessione e portare all’attenzione le tematiche in maniera soft. La fase successiva sarà basata sull’organizzazione di tre incontri facilitati da un formatore o da una formatrice sui temi della diversità e dell'inclusione e da un fotografo o una fotografa che utilizzerà il ritratto come mezzo per indagare l’individualità e le differenze tra le persone. È previsto l’allestimento di una sala posa presso cui gli scatti fotografici verranno realizzati dai partecipanti stessi. Il risultato sarà una mostra che rappresenti le diversità e valorizzi le persone, grazie anche alla reciprocità che sarà stata generata dalla relazione fotografica. La mostra si svolgerà all’interno di una giornata dedicata interamente alla diversità in azienda, e a cui prenderanno parte testimonial di successi legati alle politiche di inclusione.

Note

[1] La VII edizione del master si è svolta a Roma dal 2 febbraio al 5 maggio 2018.

Leggi anche

Diversità e inclusione, in che direzione stiamo andando

Perché iscriversi a un master in diversity management

Come iscriversi alla nuova edizione del master