Dati

Le donne in Italia sono sempre più sportive, ma hanno ancora meno tempo rispetto agli uomini da dedicare allo sport. Si allenano con minore frequenza, più a casa che all'aperto, e l'inattività aumenta soprattutto al Sud. I nuovi dati Istat sulla pratica sportiva confermano il peso degli stereotipi di genere sulla qualità di vita delle persone

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Donne che praticano sport
Credits Unsplash/Charles Etoroma

In Italia cresce il numero delle persone che praticano sport ma con significative disuguaglianze di genere, che vedono ancora le donne penalizzate rispetto agli uomini, sia in termini di frequenza e continuità che di inattività vera e propria. A rilevarlo è il rapporto Istat La pratica sportiva in Italia, che analizza le abitudini sportive delle persone dai 3 anni d'età in su che vivono nel nostro paese.

Il report fa parte dell’indagine I cittadini e il tempo libero 2024, realizzata dall'Istat per comprendere i cambiamenti sociali relativi alla sfera del tempo libero e, più in generale, nella vita quotidiana delle persone, a cui hanno preso parte 25.000 famiglie distribuite in circa 800 comuni italiani. 

Rispetto al 1995, primo anno in cui è stata condotta la rilevazione, le persone che nel tempo libero praticano uno o più sport sono passate dal 26,6% al 37,5%. Inoltre, la percentuale di chi fa sport in maniera continuativa è cresciuta di 11 punti, passando dal 17,8% nel 1995 al 28,7% nel 2024.

Questo cambiamento positivo ha interessato soprattutto le donne, tanto che il divario di genere nella pratica sportiva si è ridotto notevolmente, passando da circa 17 punti percentuali nel 1995 a 11,6 punti percentuali nel 2024. Tuttavia, a praticare sport sono ancora più gli uomini (43,4%, contro il 31,8% delle donne). Inoltre, rispetto alle donne gli uomini fanno sport con maggiore frequenza: il 40,3% si allena tre o più volte a settimana, mentre la percentuale di donne che si allena con questa frequenza scende al 32,8%. 

D'altra parte, proprio le indagini dell'Istat sull'uso del tempo da anni ci dicono che le donne hanno in media meno tempo per sé, circa un'ora al giorno rispetto agli uomini, dedicandone invece quotidianamente circa tre in più al lavoro domestico e di cura non retribuito, che salgono a quattro quando ci sono dei figli; e questo necessariamente influisce sulla scelta di dedicarsi a una pratica sportiva in modo costante e sistematico.

Nelle tipologie di sport praticate, le preferenze fra uomini e donne ricalcano sostanzialmente le differenze di genere legate a ruoli e immaginari tradizionali: le donne praticano perlopiù ginnastica, aerobica e fitness (47,4%), seguiti dagli sport acquatici (22,5%) e da atletica leggera, footing e jogging (18,6%). Tra gli uomini domina invece il calcio (incluso quello a 5 e a 8), praticato dal 34,4% (contro appena l’1,5% delle donne). Il 22,2% preferisce invece ginnastica, aerobica, fitness e il 18% atletica o jogging.

Significativi in una prospettiva di genere anche i dati relativi alle preferenze in termini di luoghi: gli uomini fanno più sport all'aperto che al chiuso (48,4%, contro il 21,7% delle donne), viceversa le donne preferiscono gli impianti al coperto (68,7% contro il 52,5% degli uomini). Un dato, quest'ultimo, coerente con le tipologie di sport praticate, perché quelli a prevalenza femminile necessitano di strutture come palestre o piscine.

Per la stessa tendenza, è maggiore la percentuale di donne che pratica sport in casa o in spazi condominiali (22,6%, a fronte del 18,4% degli uomini), un valore che negli ultimi 10 anni ha registrato una crescita di 7,4 punti percentuali, soprattutto nella fascia d'età fra i 35 e i 54 anni (+10 punti percentuali). Un dato, questo, che può essere accostato a quello relativo alle abitudini di allenamento, dal quale emerge come l'uso di applicazioni digitali dedicate sia più alto fra le donne (20,9%, contro il 17,1% degli uomini).

Se, da un lato, eventi come la pandemia da Covid-19 hanno innescato cambiamenti profondi nelle abitudini sportive di tutte le persone, indipendentemente dal genere, il fatto che siano ancora sopratutto le donne adulte a preferire l'allenamento in casa ci parla sicuramente di una difficoltà a conciliare l'attività fisica con gli impegni lavorativi e di cura, e a trovare del tempo da dedicare allo sport fuori dalle mura domestiche.

A confermarlo è soprattutto il dato che vede proprio fra le donne la percentuale più alta di chi non pratica nessuno sport (68,1%, contro il 56,6% degli uomini), con un impatto che necessariamente si ripercuote sulle disuguaglianze in termini di salute mentale e fisica. È molto più alta anche la quota di donne che dichiara di non aver mai praticato uno sport nel corso della propria vita (44,7%) rispetto agli uomini (29,1%), con differenze territoriali significative: al Sud questa condizione interessa quasi una persona su due (49,3%), contro il 30,9% al Centro-Nord. 

Anche dalle motivazioni legate alla pratica sportiva emergono forti differenze di genere, che ci parlano di quanto ancora le donne sentano la pressione rispetto al conformare i propri corpi a determinati standard di bellezza: mentre la maggioranza degli uomini fa esercizio fisico per passione o piacere o per svagarsi (55,2% e 44,6%), le donne dichiarano che il principale motivo per cui fanno sport è quello di mantenersi in forma, ridurre lo stress e migliorare l’aspetto fisico (rispettivamente 65,2%, 30,1% e 21,5%). D'altro canto, le donne attribuiscono maggior valore alle potenzialità terapeutiche dello sport (il 14,4% rispetto all’8,7% degli uomini), mentre per gli uomini a contare di più sono i valori trasmessi dallo sport e il contatto con la natura.

L'ultimo dato che è interessante notare riguarda invece un fenomeno diffuso soprattutto fra le ragazze, che più spesso rispetto ai ragazzi smettono di praticare sport (21,6% contro 15,1%), e in età più precoce – 14 anni, contro i 15 dei coetanei maschi. E se le ragioni principali per cui i ragazzi smettono di praticare sport sono pigrizia e perdita di interesse, per le ragazze sono la mancanza di tempo e le motivazioni legate allo studio, segno che, già da giovanissime, sono sottoposte a maggiori pressioni rispetto ai coetanei.

Da questi dati emerge come, per rendere lo sport davvero equo e paritario, sia fondamentale lavorare per abbattere gli stereotipi di genere, sia quelli che permeano lo sport stesso che in senso più ampio, e sugli strumenti di conciliazione fra lavoro e vita privata, affinché fare attività fisica non sia più solo un privilegio che riguarda specialmente gli uomini, ma diventi accessibile a tutte le persone.

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