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L'importanza di
chiamarsi rettrice

Foto: Unsplash/ vnwayne fan

È di questi giorni la notizia di due nuove importanti nomine per l'accademia. Tiziana Lippiello, entrata in carica alla Ca'Foscari di Venezia, e Antonella Polimeni, all'Università Sapienza di Roma, entrambe come rettrici. Un'occasione per ripensare l'università a partire dalle ambizioni delle donne

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Due nuove rettrici in un mese. Tiziana Lippiello, entrata in carica all'Università Ca’ Foscari, a Venezia, e Antonella Polimeni, neoeletta all'Università Sapienza di Roma. La seconda ha dichiarato apertamente di voler essere chiamata rettrice. Non è una presa di posizione di poco conto, se consideriamo che la Conferenza dei rettori delle università italiane (Crui), pur dimostrandosi attenta alle istanze di genere (ha di recente istituito le linee guida per la stesura dei bilanci di genere di ateneo), lascia libertà alle rettrici di definirsi tali, ma usa nei documenti ufficiali sempre il termine rettore.

Perché è importante invece la declinazione al femminile? Perché come per tutti gli altri lavori in cui la presenza femminile è poco diffusa (solo 7 degli 84 atenei Crui hanno una rettrice), l’uso del femminile è ancora poco corrente, talvolta, purtroppo, non riconosciuto nemmeno dalle donne che rivestono la carica. Come è stato già sottolineato su inGenere, l’uso corretto della lingua è di primaria importanza per contribuire al cambiamento nella società e in accademia. Facendoci parti attive del divenire della lingua, contribuiamo al corso delle parole, descriviamo e rafforziamo realtà. Ed è attestato che scegliere di parlare correttamente non toglie energie e pensieri ad altri impegni urgenti e importanti da svolgere.

In accademia, scardinare l’uso del maschile come simbolo di prestigio ha molto valore in corrispondenza di una carica così autorevole, quando chi ne viene investito può costituire un role model, ovvero, diventare una figura da ammirare, un esempio per chi sta ancora compiendo il suo percorso accademico, o più in generale per le donne che vogliono investire nella loro carriera.

Ma questo passo è solo il primo per Antonella Polimeni, esplicitamente interessata alla questione delle differenze di genere. Il programma della rettrice dell'Università Sapienza è infatti esplicitamente focalizzato sul tema, come espresso dall'ottavo punto del documento. La gestione delle diversità e la rimozione degli ostacoli alle disparità rientrano tra gli obiettivi del suo mandato.

La rettrice dimostra, ad esempio, di essere attenta al fenomeno degli stereotipi di genere, specialmente quelli che conducono alla segregazione orizzontale. La presenza delle donne nei vari indirizzi accademici, a tutti i livelli, sia nella componente studentesca che in quella della ricerca, è settorializzata. I dati nazionali sono chiari. In discipline come scienze, tecnologia, informatica e matematica (cosiddette Stem), ad esempio, secondo i dati più recenti di Almalaurea, c’è un netto sbilanciamento a favore degli uomini: le donne nelle Stem sono il 40% del totale, un terzo in ingegneria e scienze. Lo stesso vale per la composizione di genere del personale docente: in ingegneria industriale e dell’informazione, per fare l’esempio più estremo, solo il 17,6% dei professori e dei ricercatori è donna.  

La rettrice Polimeni prevede di lavorare sull’orientamento di chi, nella scuola secondaria, deve decidere l’indirizzo di studio da scegliere, proponendosi di agire sugli stereotipi di genere che portano alla segregazione orizzontale.

Un altro aspetto su cui la rettrice, insieme al suo gruppo di lavoro, intende agire è la prevenzione delle molestie e delle discriminazioni di genere. Non è facile quantificare il fenomeno. Uno studio esplorativo americano parla del 58% delle accademiche che negli Stati Uniti hanno subito una qualche forma di molestia. Ancora meno si sa della violenza a cui sono esposte studentesse e amministrative.

Il primo passo all'Università Sapienza sarà di valorizzare le competenze dell’ateneo afferenti alle scienze mediche e infermieristiche, giuridiche, psicologiche, politiche, sociali e umanistiche, per generare ricerca, nuove conoscenze e miglioramento assistenziale.

Più pratico il percorso intrapreso da altri atenei italiani: l’Università di Torino, prima in Italia, ha istituito uno sportello antiviolenza. È importante però che la rettrice dell'Università Sapienza includa un focus anche sull’orientamento sessuale. Intende infatti rafforzare i percorsi già intrapresi dall’ateneo per la prevenzione e l’intervento contro l’omofobia e le discriminazioni legate al genere, inteso in ottica intersezionale.

Nel suo programma la rettrice si propone, infine, di “valorizzare la partecipazione delle donne in accademia, promuovendone il successo”. Seppure questo punto rimanga vago, dimostra consapevolezza di uno squilibrio di genere in tutte le aree del mondo accademico. A caratterizzare il mondo accademico sia della Sapienza che degli altri atenei italiani, secondo l’ultimo Bilancio di Genere disponibile è una prevalenza femminile in tutti i ruoli alla base della carriera (di ricerca, studentesca, amministrativa), e una presenza a decrescere quanto più il ruolo diventa importante.

A tal proposito, basti pensare che le professoresse ordinarie in Italia sono solo il 24% del totale. In questo squilibrio c’è sì una componente generazionale, ma anche una legata alle discriminazioni sulla quale è possibile agire. Investire nel successo, significa tentare di eliminare le barriere che impediscono alle donne di essere presenti ai vertici, barriere che spesso vanno a coincidere con la maternità e i limiti che l’assenza dal lavoro, o la difficile gestione della conciliazione del lavoro di cura e del lavoro retribuito possono creare.

Concretamente, è possibile farlo, ad esempio, offrendo servizi che aiutino la conciliazione (nido per tutti i tipi di famiglie e anche per dottorandi e dottorande), o tenendo conto dei periodi di maternità nella valutazione scientifica.

Al fine di curare complessivamente gli aspetti finora descritti, il proposito della rettrice Polimeni è di istituire un Diversity manager e un Centro tecnico-scientifico su diversità e inclusione, oltre a puntare sulla formazione del personale. La figura del Diversity manager è già diffusa nelle aziende e nelle università estere. Si tratta di una figura con il compito di coordinare e sostenere le iniziative per la promozione del benessere e la valorizzazione della diversità, per favorire parità e integrazione.

In generale, quello della nuova rettrice è un progetto ambizioso. Dichiararsi rettrici è un atto simbolico molto forte. Non possiamo dimenticare, inoltre, che diventare rettrici in tempo di pandemia è un compito particolarmente complesso. La pandemia ha fatto esplodere le differenze di genere già presenti in accademia, un esempio su tutti è dato dagli effetti della maternità, ma più in generale del ruolo di cura sulla produttività delle madri accademiche.

Il programma della rettrice Polimeni è sicuramente innovativo e deciso nell’accogliere la prospettiva di genere. L’augurio è che la pandemia diventi un’occasione per spingere con ancora più forza verso il superamento dei limiti sottolineati, e, soprattutto, che l’intera Crui possa seguire il suo esempio.  

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