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Italiani all'estero, nessuna
donna eletta in Sud America

Foto: Flickr/ Kristof Abrath

L'alternanza di genere prevista dalla nuova legge elettorale non si applica al voto dall'estero. Non è un caso che alle ultime elezioni gli italiani residenti in Sud America non abbiano eletto neanche una donna. L'analisi della sociologa argentina María Soledad Balsas

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In Italia le donne che vanno a votare sono meno degli uomini, una costante che si è consolidata negli anni. Secondo un'indagine di Quorum/YouTrend, alle ultime elezioni europee più del 30 per cento di queste ha scelto la Lega di Salvini

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Alle ultime elezioni politiche italiane, per la prima volta nella storia del voto dall'estero, gli italiani residenti in Sud America non hanno eletto neanche una donna. Su un totale di quattro deputati e due senatori eletti per la Camera e per il Senato italiani, infatti, nessuna donna è stata scelta né dalle circoscrizioni facenti capo ai principali partiti italiani, né da quelle relative alle liste locali nate a partire dall'associazionismo italiano in Sud America. Questo, nonostante le donne rappresentino la maggioranza dei residenti italiani in Sud America.

Per capire i numeri, stiamo parlando di 13 paesi (Argentina, Bolivia, Brasile, Cile, Colombia, Ecuador, Guyana, Paraguay, Perù, Trinidad e Tobago, Suriname, Uruguay e Venezuela): soltanto in Argentina le italiane sono oltre 420 mila, in Brasile circa 197 mila. In Cile e in Perù la quantità di donne tra i residenti italiani arriva addirittura a superare quella degli uomini[1]. 

Certo, il problema della rappresentanza politica delle donne italiane in Sud America non è nuovo, così come non lo sono in Italia le disugualianze di genere in politica, nella società e nell'economia. Nella breve storia del voto dall’estero, sono state elette soltanto tre parlamentari in Sud America: due deputate e una senatrice. L’italo-venezuelana Mariza Antonietta Bafile Romani (L’Unione) fu la prima deputata eletta nel 2006. Due anni dopo, Mirella Giai  del Movimento associativo Italiani all'Estero (MAIE), italiana nativa residente in Argentina, diventò la prima senatrice eletta in Sud America. Nel 2013, l’italo-brasiliana Renata Bueno dell'Unione Sudamericana Emigrati Italiani (USEI) raccolse la maggior quantità di consensi tra i candidati del suo partito alla Camera[2].  

Si può ipotizzare che questa situazione sia, da un lato, dovuta a una cultura politica – storica, famigliare e perfino mediatica – che scoraggia la partecipazione delle donne alla vita pubblica e, dall’altro, alle difficoltà riscontrate  fatta qualche eccezione[3]  nel rendere socialmente visibili le candidate all'estero. Il fatto, poi, che l'alternanza di genere prevista dalla nuova legge elettorale italiana non si applicasse al voto dall'estero di certo non ha aiutato.

La partecipazione femminile nelle liste in Sud America

In occasione delle elezioni legislative del 4 marzo 2018 sono state presentate nove liste alla Camera, di cui due – l’USEI e l’Unione Tricolore America latina (UNITAL)  non registrano candidate. Delle 63 candidature presentate complessivamente alla Camera, soltanto il 17,46% sono di donne. In totale, i candidati uomini sono 51. Complessivamente, il numero delle candidate alla Camera è calato da 14 nel 2013 a 12 nel 2018. Delle 7 liste che sono state presentate nel 2013, soltanto una – il Movimento 5 Stelle  non registrava candidature femminili né alla Camera né al Senato. Tirando le somme, la presenza delle candidate alla Camera è peggiorata.

Per quel che riguarda il Senato, le liste presentate nel 2018 sono state 7 (l’UNITAL e l’Associazione +Europa non hanno proposto candidati al Senato). In questo caso sono donne 8 su un totale di 26 candidati. Sebbene la distribuzione delle candidature per genere al Senato in Sud America risulti ancora inadeguata secondo la normativa in vigore, rispetto al 2013 la partecipazione delle donne nelle liste si è quadruplicata: passando da 2 candidate a 8 nel 2018. Tra le 7 liste presentate nel 2013, più della metà – il MAIE, il Partito Democratico (PD) e l’USEI – non includevano candidate al Senato. Da notare che nel 2018 la lista della Lega Nord-Forza Italia-Fratelli d’Italia con Giorgia Meloni e l’USEI non registrano candidate al Senato nell’America del Sud. 

Numero di candidature per lista e per genere. Camera e Senato. Valori assoluti. Elezioni 2018

Fonte: Elaborazione propria su dati della Corte di Appello di Roma, Ufficio Centrale Circoscrizione Estero

Come si osserva nel grafico, nel 2018 la lista che conta sulla partecipazione femminile più alta è quella della Civica Popolare Lorenzin con ben 5 candidate alla Camera e una candidata al Senato. In questo contesto, l’unico riferimento “rosa” nei programmi dei partiti sarebbe quello alla discriminazione subita dalle donne nate prima del 1948 per il trasferimento della cittadinanza italiana ai propri discendenti.

Chi sono le candidate in Sud America?

Tra le 20 candidate presentate nella ripartizione in Sud America alle elezioni 2018 prevalgono quelle tra i 39 e i 56 anni di età. Il 15 per cento di loro supera i 64 anni e soltanto due sono nate negli anni 80. Si tratta per lo più di donne nate in Argentina (8), Brasile (5), Uruguay (3) e Venezuela (1). Tre sono nate in Italia: due a Torino e una a Roma. Svolgono la loro attività professionale come avvocata, giornalista, notaia, insegnante, psicologa, architetta, amministratrice d’imprese, imprenditrice, esperta di moda e politica.

La visibilità delle candidate nella campagna elettorale

Durante la campagna elettorale, la distribuzione delle risorse per genere sembra essere stata a discapito delle candidate, almeno in Argentina. Dall’analisi degli interventi nei programmi radiofonici e televisivi locali, della pubblicità a pagamento nei mezzi pubblici di trasporto nonché dei cartelloni propagandistici stradali si evince che durante la campagna elettorale del 2018 la visibilità delle candidate sia stata al quanto scarsa. In generale si è trattato di visualizzazioni tramite strategie low cost come eventi politici, reti social e siti web. 

Gli esiti elettorali

Data la composizione delle liste, insieme alla (in)visibilità delle candidate durante la campagna elettorale, non sorprende che i 4 deputati – Borghese (MAIE), Sangregorio (USEI), Longo (PD), Di San Martino (Lega-Forza Italia-Fratelli d'Italia con Giorgia Meloni) – e i 2 senatori Merlo (MAIE) e Cario (USEI)  eletti in Sud America siano maschi. Per la prima volta la significativa presenza femminile in Sud America non viene rappresentata nel Parlamento italiano. Delle 15 candidature del MAIE, il partito che ha raggiunto il numero più alto di preferenze, solo tre sono al femminile (nessuna è risultata eletta). L’USEI, dove le donne rimangono totalmente assenti, è anche tra i vincitori sia alla Camera che al Senato. La Lega Nord–Forza Italia e Fratelli d’Italia con Giorgia Melloni e il PD hanno conquistato rispettivamente un seggio alla Camera. In tutti e due i casi, si tratta di uomini. 

C'è bisogno di dibattito pubblico e di prendere urgenti provvedimenti per garantire la piena attuazione dei diritti politici delle donne italiane in Sud America come le pari opportunità per l’accesso ai mezzi di informazione durante la campagna elettorale e il trattamento imparziale di tutti i soggetti politici. A questo scopo, è auspicabile che i partiti si assumano le proprie responsabilità e che l’associazionismo e le istituzioni italiane, sia in Italia che all’estero, facciano valere questi diritti. È chiaro che occorre costruire cittadinanza, anche al femminile. E non solo durante i periodi elettorali. 

Note

[1] Fondazione Migrantes (a cura di), Rapporto Italiani nel Mondo, Roma, Tau Editrice, 2017.

[2] MAIE, UNITAL, USEI sono liste locali nate a partire dall'associazionismo italiano all'estero. In generale, è difficile per i partiti italiani reclutare candidati locali, soprattutto se sono donne. 

[3] Il riferimento è alla candidatura dell’attrice italo-argentina Ileana Calabró (Italiani per la libertà) alla Camera, nelle elezioni legislative del 2013.