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Leadership femminile al 30%,
i vantaggi per le imprese

Foto: Flickr/Roberto Trombetta

Raggiungere almeno il 30% di presenza femminile nella leadership delle organizzazioni in Italia cambierebbe molte cose. Ne parliamo con la presidente del club 30%, Mariacristina Gribaudi

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Accelerare in modo significativo la partecipazione delle donne nei luoghi dove si decide è l'ambizione della campagna lanciata a fine 2015 dal club 30% per raggiungere entro il 2020 almeno il 30% di presenza femminile nella leadership delle organizzazioni pubbliche e private in Italia. Una partecipazione "tanto più necessaria in un paese come il nostro dove i talenti delle donne sono sotto-utilizzati, nonostante le donne rappresentino da anni la maggioranza dei laureati e possiedano talenti facilmente e rapidamente fruibili" spiegavano gli ideatori al momento del lancio della campagna. Per capire meglio quali sarebbero i vantaggi per le imprese e cosa cambierebbe al loro interno, abbiamo rivolto alcune domande a Mariacristina Gribaudi (nella foto in basso a destra), imprenditrice per il gruppo Keyline, madre di sei figli e presidente del club 30%. Attualmente vicepresidente nazionale dell’Unione imprese storiche italiane e nel consiglio direttivo di Unindustria Treviso, da dicembre 2015 Gribaudi ricopre anche la carica di presidente della Fondazione musei civici di Venezia. 

Quali sono a suo avviso i vantaggi per le imprese di una presenza pari ad almeno il 30% delle donne in posizioni apicali?

I vantaggi sono molteplici. Come dimostrano anche molte ricerche sul tema, l’ingresso delle donne nei board comporta innanzitutto un abbassamento dell’età media dei componenti, favorendo un generale rinnovamento a beneficio di una generale innovazione aziendale. Non solo. Migliora anche il livello di istruzione visto che in tutta Europa le donne si laureano di più e meglio dei colleghi uomini. E poi è indubbia la spinta che l’ingresso delle donne nei consigli d'amministrazione e nelle posizioni apicali può dare nel miglioramento delle capacità manageriali introducendo meritocrazia ed efficienza lì dove prima magari regnavano i criteri del familismo e del clientelismo. Aspetti confermati anche dalla mia esperienza personale.

Mariacristina Gribaudi/Foto: TEDCosa l’ha spinta ad aderire al club?

Le sfide mi appassionano. Soprattutto quelle più difficili. Ho accettato di mettere a disposizione la mia esperienza di donna ai vertici di un’azienda metalmeccanica perché credo che l’obiettivo che abbiamo insieme condiviso non costituisca il raggiungimento di un dato utile solo ai fini statistici ma rappresenti un forte impulso alla crescita e all’innovazione, in termini qualitativi prima ancora che quantitativi.

Cosa è cambiato nella sua azienda, nella sua visione dell’azienda, da quando fa parte del club?

C’è un maggior convincimento sugli effetti benefici che un bilanciamento di genere nella leadership aziendale può comportare nel miglioramento della qualità organizzativa, nella condivisione di uno stile collaborativo, nella crescita dei talenti, in particolare femminili, nell’adozione di un nuovo modello di azienda fortemente interconnessa con il territorio.

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