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Mutilazioni genitali, in Europa riguardano 500mila donne

foto Flickr/Greta PPP

Il 6 febbraio è la giornata internazionale dedicata al contrasto delle mutilazioni genitali femminili. Una pratica particolarmente diffusa in Africa (anche se diversi stati stanno procedendo a renderla illegale, come la Nigeria e il Gambia), in Medio Oriente e in alcune regioni dell'Asia e dell'America Latina, ma che in quella che è stata definita l'era delle grandi migrazioni solleva una questione transnazionale. La stima, lo ricorda oggi la commissione europea, è di oltre 200 milioni di donne sottoposte a mutilazioni genitali in tutto il mondo.

Un fenomeno che riguarda in modo significativo anche l’Europa. Il parlamento europeo ha stimato che sono circa 500 mila le donne e le bambine coinvolte dalle mutilazioni genitali femminili che vivono sul territorio europeo, altre 180 mila sono a rischio ogni anno (una stima più dettagliata la sta diffondendo l'EIGE). In questo senso l’Unione Europea si è mossa approvando documenti e risoluzioni per l’eliminazione delle mutilazioni genitali femminili. La convenzione di Istanbul è stato il primo trattato a riconoscerne l'esistenza in Europa e la necessità di affrontare il fenomeno in modo sistematico.

Proprio partendo dalla convenzione di Istanbul, lo studio Female genital mutilation in Europe: an analysis of court casesappena pubblicato dalla commissione europea, prende in esame  venti casi giudiziari riguardanti mutilazioni genitali e condotti in Europa, e traccia un quadro di quello che è l'attuale contesto giuridico per la lotta contro le mutilazioni in undici paesi europei: Austria, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Spagna, Svezia, Svizzera e Regno Unito. Oltre a suggerire politiche di prevenzione in grado di accelerare i processi di abbandono della pratica tra le comunità di immigrati presenti in Europa. 

Nel 2012, per rispondere alla chiamata della commissaria Viviane Reding, era stato l'EIGE a diffondere uno studio per mappare la situazione all’interno dei 27 stati membri e la Croazia. Dallo studio emergeva che in Italia le donne coinvolte dalle mutilazioni genitali erano 35.000, quelle a rischio almeno 1.000.